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lunedì 23 febbraio 2015

Voglia di LIBRI: "Canti del Mid-America" di Sherwood Anderson (Corrimano Edizioni)

Sono una cosetta, una minuscola cosetta nelle vaste praterie. Non so nulla. La mia bocca è sporca. Non posso esprimere quello che voglio. I miei piedi sprofondano nella terra paludosa, ma io sono un amante. Amo la vita. Alla fine l'amore mi salverà. (Da "Chicago", p. 13)

Copertina del libro.
 "Amo la vita. Alla fine l'amore mi salverà". Già da queste due breve frasi (che, non a caso, sono state sottolineate) potrete capire quanto un libro come "Canti del Mid-America" meriti d'esser letto. 

"Canti del Mid-America" (titolo originale: Mid-American Chants), è una raccolta poetica dell'autore statunitense Sherwood Anderson (1876 - 1941) pubblicata originariamente nel 1918, inedita in Italia fino al 2014 quando, ad opera di una tanto nuova quanto intraprendente casa editrice palermitana, la Corrimano Edizioni, è stato tradotto e pubblicato in lingua italiana. 

La poetica di Anderson (la cui impronta letteraria ispirò altri celebri autori americani, come Francis Scott Fitzgerald e J.D. Salinger) è caratterizzata da un continuo gioco di contrapposizioni. Rappresentando l'uomo arido d'amore così come aridi sono i campi dell'entroterra statunitense durante la stagione fredda, allo stesso modo Anderson vede nell'uomo la possibilità di una rinascita, di un ritorno alla primavera, attraverso IL sentimento, tanto tormentato quanto indispensabile come l'aria, l'amore. 

Amore che balza, mormora, strepita, piange,                                                             Amore che fa una sosta nel tempo, e mi crea. (Da "Salvo", p. 30) 

L'autore, Sherwood Anderson.
Già nella sua introduzione all'opera, Anderson fornisce al lettore una spiegazione a proposito della scelta di accostare l'immagine dell'uomo in cerca (e non) d'amore, principale risorsa nutritiva dell'anima, a quella del campo, che necessita d'acqua esattamente quanto l'uomo di amore; secondo l'autore, in un'era (fine '800 - inizi '900) dominata dalla "terribile macchina", l'industrialismo, è ancora improbabile che l'uomo possa essere raccontato attraverso il canto, che invece permette alle parole di fluttuare liberamente tra le pagine, dando vita ad autentiche emozioni, senza condizionamenti esterni. Di conseguenza, quella che l'autore si propone - e che propone a sua volta al lettore - è una sfida contro la propria società, dimostrando come, in un'epoca dominata dalle macchine, dalle industrie e dalle città brulicanti di lavoratori strappati ai campi (non a caso la contrapposizione campo/uomo), sia ancora possibile lasciarsi andare alla brezza leggera della poesia. Ragion per cui, anche nei momenti di più profonda tristezza, così come tristi e dispersive possono essere le città dominate dalle industrie, l'uomo di Sherwood vede la propria primavera:

Sono stato a lungo da solo in un posto strano dove non vennero dei. Strisciate, uomini, e baciate la faccia deforme del mio dio di fango. Sono un dio deforme io stesso. È primavera e l'amore è giunto a me - L'amore è giunto a me e presso i miei uomini. (Da "Canto di primavera americana", p. 41)                                                                                  
Ringrazio la Corrimano Edizioni per averci dato la possibilità di leggere i loro testi (di cui potrete leggere le recensioni prossimamente), e un ulteriore e particolare grazie va a Verdiana del Club del Libro a Palermo (qui il link al loro blog), che ancora una volta ha riposto fiducia in noi. Grazie :-)

Spero abbiate apprezzato questa recensione, i miei post sul blog riprenderanno a luglio (dato che fino ad allora sarò all'estero), ma nel frattempo ovviamente saremo ancora attivi, sia qui sia sui vari social.
Alla prossima!

Dorotea.

Link utili:
Sito Corrimano Edizioni http://www.corrimanoedizioni.it/
Catalogo titoli Corrimano Edizioni http://www.corrimanoedizioni.it/catalogo
Blog Club del Libro a Palermo https://clubdelibroapalermo.wordpress.com/

lunedì 26 gennaio 2015

Voglia di LIBRI: Bianco come la vaniglia, Contro Versa e Il Pogrom della Continassa (Sabbiarossa Edizioni)

Salve a tutti! 
In questo post odierno non vi propongo una recensione, bensì tre! Avrei dovuto parlarvi di questi testi mesi e mesi fa, ma a causa dei numerosi impegni universitari, la laurea e scocciature varie, come vi abbiamo avvisato più volte, molte recensioni sono state messe in lista d'attesa. 
Oggi ho finalmente il piacere di parlarvi di tre dei sei libri che ci ha inviato la casa editrice calabrese Sabbiarossa Edizioni, le cui diverse collane raccontano, basandosi su storie vere, problemi e aspetti importanti della nostra società.
I tre "granelli" di cui parlerò oggi sono: "Bianco come la vaniglia", "Contro Versa" e "Il Pogrom della Continassa".


Bianco come la vaniglia di Paola Bottero (2011, collana STORIE)

Se fosse un colore sarebbe bianco.
Se fosse un odore sarebbe vaniglia pura. Vellutata e carnosa.
Bianca, morbida e decisa come lui.

Tra i "granelli" di Sabbiarossa che ho avuto modo di conoscere più da vicino, ho senza dubbio conservato meglio nel cuore proprio quest'ultimo. "Bianco come la vaniglia" non è solo la storia di Francesco Maria Inzitari, un ragazzo ucciso dalla mano spietata della n'drangheta; è la storia di Ciccio, un adolescente come tanti, con le sue passioni, le sue amicizie e i suoi momenti di naturale ribellione. Attraverso la memoria indelebile della sorella Nicoletta, oggi presidentessa della fondazione "Francesco Maria Inzitari", la giornalista Paola Bottero ricostruisce la vita di Francesco, la cui costante allegria e la voglia di mettersi in gioco erano uno stimolo per chiunque gli stesse accanto, focalizzandosi principalmente sugli ultimi due anni di vita del ragazzo, partendo da una sera di luglio 2007, in cui riceve la prima coltellata, fino al tragico epilogo, il 5 dicembre 2009, quando Francesco, appena maggiorenne, viene assassinato.
Nonostante l'orrore e l'ingiustizia che pervadono ogni pagina, in cui, man mano che ci sia avvicina alla fine, si respira sempre più un'aria sinistra, ciò che l'autrice tiene in primis a sottolineare non è una delle più profonde piaghe sociali che deformano da sempre il nostro paese, ma la storia personale di un normalissimo ragazzo, amante del cibo, del pallone e delle uscite con gli amici. Ed è ciò di cui, sfortunatamente, ci si dimentica il più delle volte quando si parla di queste tragedie, dove spesso si omette che, dietro ad una morte, per quanto ingiusta e disonesta che sia, ci sono persone vere.
Uno dei passaggi più profondi di questa storia è sicuramente il momento in cui, fotogramma dopo fotogramma, viene descritto il filmino della festa per i diciotto anni di Francesco, età tanto attesa che, volente o nolente, segnerà un importante, doloroso punto di rottura. 


Contro Versa di A. Ammirati, M. Andreani, L. Cardone, D. Celentano, L. De Vitis, A. Pigliaru, I. Pintadu, D. Righini, F. Timeto, G. Vingelli (2013, collana GENEALOGIE)

Un'azione di riconoscenza "sostantivo di genere femminile".

Un libro che nasce come una vera e propria sfida. In questa controversa - il gioco di parole non è casuale - sfida letteraria, dieci voci femminili danno vita ad un coro del tutto singolare, dove il ruolo della donna viene scardinato e rivisitato nei settori più disparati.
Se vi ha ricordato un libro che molti di voi avranno già letto, avete indovinato: come non pensare a "Una stanza tutta per sé" di Virginia Woolf? Tuttavia, le autrici di "Contro Versa" non rivedono il ruolo della donna soltanto nel mondo della letteratura. Nelle tre sezioni in cui tale testo è suddiviso, ci si sofferma su alcune figure femminili che hanno sacrificato, oltre alle parole, la loro stessa vita, come Lea Garofalo, nota alla cronaca come una delle (purtroppo) numerose vittime della n'drangheta (e qui ci si ricollega al testo che vi ho recensito sopra), nonché sull'idea della donna come essere dotato di una mente viva, attiva e curiosa. Attraverso alcune "colonne portanti" del femminismo, come Simone De Bauvouir, la già citata Woolf e Luce Irigaray, le autrici di quest'opera incoraggiano le donne a fare la cosa più importante: pensare.
Infine, l'ultima sezione si concentra particolarmente sul rapporto che la donna pensante ha col mondo dell'arte e della letteratura, attraverso le protagoniste dei romanzi della scrittrice sarda Fausta Cialente (1898-1994). 
Per quanto possa sembrare il contrario, "Contro Versa" non è solo un libro per donne scritto da altre donne, ma un'opera collettiva, una lettura sì impegnativa, ma adatta a chiunque abbia voglia di scoprire il lato meno chiacchierato dell'universo femminile.
Scheda del libro: https://controversasred.wordpress.com/


Il Pogrom della Continassa di C. Osella e M. Francese (2012, collana TRACCE)

Siamo tutti uomini, non è che siamo animali.

In questo libro-inchiesta, viene sollevato un altro argomento particolarmente delicato anche in Italia: la presenza dei Rom. "Il Pogrom della Continassa", nella fattispecie, racconta le storie dei Rom residenti nel torinese, che nel 2011 sono stati presi di mira dopo un fatto di cronaca, rivelatosi poi falso, che accusava due rom di violenza sessuale nei confronti di una sedicenne. In seguito un incendio doloso nel campo rom della Continassa ha raso al suolo decine di abitazioni. Il problema di base, in Italia come altrove, che riguarda tutti, è il pregiudizio: essendo una cultura diametralmente opposta alla nostra, quella dei Rom appare come una scelta di vita sbagliata a priori, rendendoli, di conseguenza, facili capri espiatori. 
Quel che colpisce il lettore, qui come nelle letture precedenti, è la delicatezza in cui un tema tanto difficile viene trattato, facendo anche qui prevalere, invece del dramma sociale di chi, per scelte di vita e/o cultura d'origine, vive diversamente da noi, la parte umana di questa storia. Particolarmente significativa anche la lettera che la Osella, presidentessa dell'A.I.Z.O. (Associazione Italiana Zingari Oggi) ha scritto alla sedicenne, in cui sottolinea ulteriormente il fatto che una differenza di cultura rende diversi, ma non meno umani degli altri.

Colgo ancora l'occasione per ringraziare la casa editrice per averci dato l'opportunità di leggere e recensire alcuni dei testi da loro editi. Le recensioni degli altri tre libri verranno pubblicate al più presto possibile :-)

Spero abbiate apprezzato questa tripla recensione e, se vi va, alla prossima!

Dorotea.

lunedì 5 gennaio 2015

Voglia di LIBRI: "Ciò che inferno non è" di Alessandro D'Avenia

Copertina del libro. 
"Sono convinto che ogni anima sia fatta di almeno cinque parole, le cinque che preferiscono. Le tue cinque parole sono quelle che dicono come respiri, e da come respiri dipende il resto. Le mie sono: vento, luce, ragazza, silenziosamente e benché. Ognuno dovrebbe scrivere una poesia con le sue cinque parole, giusto per ormeggiare l'anima in un porto sicuro." [p. 37]
Con queste parole viene delineato il personaggio di Federico, protagonista di "Ciò che inferno non è", terzo romanzo dell'autore palermitano Alessandro D'Avenia, edito Mondadori ed uscito in libreria giorno 28 ottobre 2014. 
Nonostante l'estratto sopracitato si trovi ben oltre l'inizio della narrazione, ho scelto di iniziare così la mia recensione per sottolineare l'importanza che, sia per il protagonista sia, chiaramente, per l'autore, hanno le colonne portanti della comunicazione: le parole; che esse possano ferire più di una spada è risaputo. Ed è proprio con le parole che Federico, studente diciassettenne del liceo classico "Vittorio Emanuele II" di Palermo, intende dare il proprio contributo al mondo. Tuttavia il suo professore di religione gli farà ben presto notare che le parole, da sole, non bastano: occorre anche e soprattutto agire. Ragion per cui Federico si ritroverà presto a che fare con una realtà totalmente diversa dalla sua, la difficile realtà di un quartiere come Brancaccio. Perché il suo professore di religione non è un uomo qualsiasi, è Padre Pino Puglisi, e l'anno è il 1993. 
Una volta aperti gli occhi su un mondo tanto vicino quanto remoto come quello presente a Brancaccio, dove chi comanda agisce in silenzio e dove gli "estranei" non sono ben accetti, Federico inizia a percepire il proprio di disagio, sentendosi a sua volta "estraneo" nella propria città. Tuttavia, grazie al tenace lavoro di Padre Puglisi al centro "Padre Nostro", Brancaccio rivela il suo lato nascosto, quello in cui c'è ancora chi crede nei propri sogni, come Lucia, in cui Federico vedrà realizzarsi il proprio sogno d'amore petrarchesco. 

Altro simbolo ricorrente in questo romanzo, come già si può notare dalla copertina, è il mare, i cui sconfinati orizzonti rappresentano quel barlume di speranza tanto agognato dai bambini del centro "Padre Nostro", il cui sogno, risvegliato dall'animo e dalle parole di Puglisi, è di andare oltre quei confini, e di avere la possibilità di riscattarsi da un destino, volente o nolente, fortemente influenzato dal loro quartiere. 

Con "Ciò che inferno non è", D'Avenia permette al lettore di far rivivere uno dei capitoli più tristi della storia dell'Italia del Novecento. Attraverso le parole tanto amate da Federico è possibile scardinare i pregiudizi che, sfortunatamente, sono ancora legati a tali tematiche, facendo prevalere l'importanza dei sentimenti, della passione, ma soprattutto della voglia di riscattarsi, sia che ci si trovi a Brancaccio, sia in qualunque altra parte del mondo. Ed è ciò che, pur versando qualche lacrima, resta al lettore fino alla fine della lettura.

Detto ciò, consigliarvi la lettura di questo romanzo è più che scontato, perciò vi lascio con un'altra delle tante citazioni che più ho amato, incoraggiandovi ancora una volta a leggere, amare e meditare su questa bellissima storia:

"A mare" e "amare hanno lo stesso suono, e tutto ciò che è ambiguo qui è vero: il cuore spasima la vita e la vita non lo accontenta mai.". [p. 196]

lunedì 17 novembre 2014

Voglia di (tanti) LIBRI: Consigli (e non) di lettura #2

Benvenuti al secondo appuntamento con le mini-recensioni letterarie!
I libri di cui vi parlerò oggi sono:
- Io prima di te di Jojo Moyes;
- Christiane F.-La mia seconda vita di Christiane V. Felscherinow e Sonja Vukovic;
- Adulterio di Paulo Coelho.

  Consiglio n.1:

Io prima di te di Jojo Moyes, edito da Mondadori (2013, titolo originale: Me before you).  
La prima cosa che mi viene in mente, quando consiglio a qualcuno questo romanzo (ed è una cosa che, da quando l'ho letto, succede quasi sempre) è una sola: è un libro maledettamente sottovalutato. 
In effetti, sono sicura che chiunque, dando uno sguardo alla copertina, penserebbe che si tratta dell'ennesimo romanzo per romanticone. Posso confermarvi che non è affatto così: prima di tutto perché, nonostante la copertina fuorviante, "Io prima di te" non è un semplice romanzo d'amore (anzi, direi che rientra più che altro nel genere drammatico); poi, perché la sua storia, che apprezzerà chiunque abbia visto il film "Quasi amici", è oltre. 
L'incontro tra Louisa, una giovane donna della provincia inglese dotata di un singolare senso della moda, ritrovatasi da un giorno all'altro senza lavoro, e Will, ex uomo in carriera, divenuto tetraplegico in seguito ad un brutto incidente stradale, è oltre la classica, storia d'amore strappalacrime. Che questo romanzo segni fortemente il lettore è inevitabile: per quanto ci si ritrovi, più volte, costretti a fermarsi per le forti emozioni, la scrittura della Moyes ha la meglio, ed è molto, molto difficile staccarsi dalle pagine. Il senso della vita, il modo in cui essa meriti di essere vissuta, tutto ciò traspare dalle parole dei protagonisti, dalla triste storia di Will, dal mondo buio in cui si è rinchiuso per anni, da cui è riuscita ad entrare un po' di luce solo grazie a Lou. 
Benché non sia una lettura leggera, per quanto mi riguarda è un libro più che CONSIGLIATO. E sì, lo consiglio anche ai lettori maschietti! 
Una trasposizione cinematografica del romanzo è attualmente in lavorazione. Uscirà nel 2015, con Sam Claflin nel ruolo di Will e, udite udite!, Emilia Clarke (e qui mi scappa la citazione "Mother of dragons!") nel ruolo di Lou. 
Scheda del romanzo su Ibs: http://www.ibs.it/code/9788804625360/moyes-jojo/prima-te.html

Consiglio n.2:
Christiane F.- La mia seconda vita di Christiane F. Felscherinow e Sonja Vukovic, edito da Rizzoli (2014, titolo originale: Christiane F., Mein Zweites Leben).
Chiunque abbia amato Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, il primo romanzo-inchiesta sulla droga tra i giovani durante gli anni Settanta, che l'allora sedicenne Christiane F. scrisse coi giornalisti Hermann e Rieck (da cui poi è stato tratto, nel 1981, l'omonimo film), non avrà potuto fare a meno di chiedersi cosa effettivamente sia successo alla protagonista dopo il clamoroso successo del libro e del film. In questo romanzo, scritto a quattro mani con la giornalista Sonja Vukovic, Christiane F. ripercorre i trentacinque anni trascorsi proprio da questo inaspettato successo, che l'hanno condotta verso percorsi spesso accidentati: dal viaggio negli States al tanto desiderato, quanto deludente, incontro con l'idolo di sempre, David Bowie; dalla vita dopo la "riabilitazione" in campagna dalla nonna alla breve carriera come cantante e attrice; dall'incontro con l'amica, nonché angelo custode, Anna, al viaggio in Grecia, fino alla nascita del figlio Phillip e l'ultimo periodo. In questo romanzo, diversamente dal primo (basato principalmente sulle testimonianze rilasciate in tribunale), Christiane rivive attraverso ricordi frammentari, come se stesse sfogliando un album di vecchie fotografie, gli anni dopo la tormentata adolescenza, focalizzandosi soprattutto sulla difficoltà di abbandonare la sua dolorosa dipendenza dall'eroina (complici anche diverse ricadute), nonché il difficile rapporto con la famiglia, ma soprattutto sottolineando più volte il proprio rapporto con la società, per cui è e sarà sempre "la ragazza dello zoo di Berlino", e niente più.
Contrariamente alla maggioranza delle recensioni che ho avuto modo di leggere, vi consiglio la lettura di questo, possiamo definirlo così, sequel. Per quanto inferiore sia l'impatto,e l'orrore, che questa lettura, a differenza di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (che, per quanto agghiacciante, ritengo sia uno dei libri su cui bisogna soffermarsi almeno una volta nella vita), possa suscitare, è una storia assai esaustiva, che colma al meglio quel vuoto che i lettori più affezionati del primo romanzo avranno certamente provato. 
Scheda del romanzo su Ibs: http://www.ibs.it/code/9788817073356/felscherinow-christiane-v-vukovic/christiane-f-la-mia.html

(S)consiglio n.3:
Adulterio di Paulo Coehlo, edito da Bompiani (2014).
A differenza della maggior parte delle recensioni sul secondo romanzo di Christiane F., questa volta, purtroppo, devo dare ragione alla 
maggioranza: questo libro rasenta l'inutilità.
Leggo Coelho con passione da molti anni (il primo romanzo che ho letto è stato "Veronika decide di morire", penso che chiunque l'abbia letto potrà confermarmi che è una storia tanto pesante quanto narrata sapientemente), ma negli ultimi tempi ho notato che il livello dei suoi scritti è calato precipitosamente. Probabilmente ciò è dovuto, oltre che ad un infelice tentativo di guadagnare il più possibile, ad un continuo ripetersi dello stesso tema: il clima di misticismo, di alchimia offerto dall'autore brasiliano in romanzi come "Il cammino di Santiago", "Brida" e "La strega di Portobello" (tutti romanzi che ho amato), ora appare, come in "Aleph" (che altrettanto non mi è piaciuto) come l'ennesima zuppa riscaldata, che i lettori sono stufi di mangiare. 
A questo punto, Coelho ha pensato bene di riprendere la contrapposizione amore/eros lasciata in un altro dei suoi romanzi migliori, "Undici minuti" (ve ne ho parlato QUI), scrivendo questa storia. La trama è, a mio avviso, in realtà assai scarna: una sorta di diario di una giornalista, Linda, trentenne, bella, ricca e felicemente sposata con prole, che un bel giorno incontra uno dei suoi primi amori, ora affermato politico, Jacob (no, tranquilli/e, non è un licantropo), e intraprende una breve ed inconcludente relazione con lui. Fine. 
Non c'è vitalità, non c'è pathos, non c'è suspence, non vi sono nemmeno colpi di scena atti a rendere questo romanzo un tantino completo. Benché Coelho volesse, attraverso le parole di Linda, accompagnare la protagonista (così come è accaduto, con esito più che positivo, in Undici minuti) attraverso la riscoperta di sé stessa, il risultato finale, ahimè, oltre che aver portato al lettore una sonnolenza indescrivibile, è uno solo: una sequela di lamentele di una persona che, a dirla tutta, conduce la vita che tutti vorremmo vivere. 
Sono molto delusa dalla nuova piega che la narrativa di Coelho ha preso, pertanto non so se continuerò a spendere i miei soldi per i suoi prossimi libri. Nonostante ciò, vi consiglio tantissimo i titoli sopra citati, e generalmente tutta la sua bibliografia fino a "Le valchirie" (ad eccezione di "Monte cinque", che mi ha soltanto annoiata).
Scheda del romanzo su Ibs: http://www.ibs.it/code/9788845276927/coelho-paulo/adulterio.html

Per oggi è tutto! Se avete letto questi romanzi, raccontateci le vostre impressioni e, se vi va, alla prossima!

Dorotea.

lunedì 10 novembre 2014

Voglia di (tanti) LIBRI: Consigli (e non) di lettura #1

Ciao!
La settimana scorsa vi ho chiesto, sulla nostra pagina Facebook, se vi sarebbe piaciuta una serie di post, contenenti alcune mini-recensioni, sugli ultimi libri che ho letto, dal momento che, adesso, ho fortunatamente molto più tempo libero da dedicare alla lettura, ma mi è comunque impossibile scrivere una recensione intera per ogni libro che leggo, come potrete immaginare! 
Ha quindi inizio oggi una serie di post dedicata ad alcuni consigli (e sconsigli) letterari. Non dimenticate di farci sapere la vostra opinione al riguardo, che sia contrastante e non, saremo felici di discuterne assieme :)
I romanzi di cui voglio parlarvi oggi sono:
- Colpa delle stelle di John Green;
- Il colore viola di Alice Walker;
- Il letto di Frida di Slavenka Drakulic.

(S)consiglio n.1:
"Colpa delle stelle" di John Green, edito da Rizzoli (2014, titolo originale: The fault in our stars).
Prima di essere linciata dai fan che hanno riversato fiumi di lacrime sulla triste storia di Hazel e Gus (e non c'è nulla di male in questo, le emozioni sono assolutamente soggettive) voglio spiegarvi cosa mi ha spinto a sconsigliarvi la lettura di questo romanzo. Non sto qui a raccontarvi la trama - dato il boom di vendite del romanzo, legato anche all'uscita del film (che non ho visto), penso la conosciate tutti; il problema è che questo romanzo non ha (ripeto, sempre secondo me) tutta quella carica di emozioni che dovrebbe differenziare questa lettura da altri milioni di romanzi già in circolazione. E con questo non mi riferisco alla tematica affrontata, il cancro; anche "P.s. I love you" di Cecelia Ahern (ho adorato sia il libro sia il film tratto da quest'ultimo) parla di questa brutta malattia, e come esso tanti altri romanzi, magari meno noti al grande pubblico, ma magari hanno un approccio diverso, capace o meno di appassionare il lettore. Oltretutto non ho apprezzato i tempi utilizzati nella storia: penso che tutto accada troppo in fretta per essere una storia quanto più fedele alla realtà.
Tuttavia, voglio dare a Cesare quel che è di Cesare: è una lettura scorrevole, ed ho apprezzato il fatto che l'autore abbia utilizzato, nei dialoghi tra i protagonisti, poco più che adolescenti, un linguaggio appropriato a quell'età (a differenza di altri autori, che fanno "parlare" i protagonisti come se fossero dottori in filosofia teoretica). Ammirevole anche l'idea di inserire, come perno ruotante della vicenda, un metalibro (ovvero un romanzo dentro il romanzo, inesistente nella realtà), ovvero "Un'imperiale afflizione" dell'altrettanto fittizio autore Peter Van Houten. 
In conclusione, non vi sconsiglio questo romanzo perché sia brutto, assolutamente no. Si tratta semplicemente di un romanzo come tanti, e anche un po' troppo sopravvalutato. 

Consiglio n. 2:
"Il colore viola" di Alice Walker, edito da Frassinelli nel 1984 (1982, titolo originale: The colour purple), nonché Premio Pulitzer nel 1983. 
Chiunque abbia visto la straordinaria pellicola (trovate la recensione QUI) diretta da Steven Spielberg nel 1991, con Whoopi Goldberg nel ruolo di Celie, la protagonista, capirà perché vi straconsiglio anche il libro da cui il film è stato tratto. 
La dolorosa storia di Celie, separata dai figli avuti col padre (o meglio, col presunto padre) e dalla sorella Nettie, il matrimonio con Albert, uomo tanto violento quanto debole, e l'inaspettata, ma fortissima amicizia con l'amante di quest'ultimo, la cantante Shug Avery, ha toccato il cuore di milioni di spettatori, ma anche milioni di lettori. 
Fare il confronto tra libro e film mi sembra un lavoro superfluo, in quanto ritengo essi siano belli in modo differente: se, in un primo momento, la pellicola segue passo passo il romanzo, ad un certo punto si distacca da esso (pur chiaramente restando fedele alla trama). Di conseguenza, il libro si dilunga in alcuni punti che nel film sono stati tracciati, per esigenze tecniche si capisce, con meno attenzione. Ad esempio, come si è svolta la vita di Nettie in Africa in tutti quegli anni, oppure il lento processo che ha spinto Celie a reagire e a rifarsi una vita. Infine, il rapporto che lega Celie e Shug, che va ben oltre l'amicizia e la sorellanza. Un romanzo che sì integra il film, com'è giusto che sia, ma che ti fa amare ancor di più una storia già di per sé straordinaria. 
Scheda del romanzo su Ibs: http://www.ibs.it/code/9788860614346/walker-alice/colore-viola.html

Consiglio n. 3:

"Il letto di Frida" di Slavenka Drakulic, edito da Elliot Edizioni (2007, titolo originale: Frida ili o boli).
Come ho scritto qualche giorno fa su Facebook, ero da tempo interessata a leggere qualcosa a proposito dell'artista messicana Frida Kahlo (1907 - 1954) finché, grazie all'opzione Kindle Unlimited (9,99 € al mese con accesso ad un numero illimitato di ebook + un mese di prova gratuita), ho conosciuto questo romanzo.
Non avevo mai letto nulla a proposito di Frida Kahlo, salvo qualcosa su Wikipedia, ed ho avuto modo di conoscere l'altro lato della medaglia di una donna che, con le sue tele e i suoi colori vivaci, nascondeva una vita piena di sofferenze.
Il titolo del romanzo non è casuale: il "letto" a cui l'autrice croata S. Drakulic fa riferimento è il luogo in cui Frida passò gran parte della propria esistenza, costretta ad una lunghissima serie di operazioni (la prima in tenera età, a causa della poliomielite) che condizionarono definitivamente la sua personalità. Di conseguenza, per quanto volesse mostrare, all'esterno, di avere una personalità forte, vivace come i colori delle sue pitture e dei vestiti che era solita portare, la vera Frida fu in realtà una donna che soffrì molto, non solo a causa di un corpo che non riusciva a farle vivere una vita normale, ma anche e soprattutto per gli affetti di cui si circondò, in primis il Maestro, Diego Rivera, compagno di una vita, che non perse mai l'occasione di tradirla con diverse donne, tra cui, purtroppo, la sorella della pittrice, Cristina, nonché suo principale sostegno nell'ultimo periodo.
Oltre ad un completo "quadro" della vita dell'artista messicana, la Drakulic inserisce alcuni "commenti" in merito alle opere più importanti di Frida, come "Bambina con la maschera della morte", utili a delineare ulteriormente la personalità dell'artista, nonché a svelare il modo in cui essa, con forza e tenacia, mantenne la propria dignità, fisica e morale. 

Per oggi è tutto. Restate sintonizzati sul nostro blog per leggere le prossime recensioni!

Dorotea.

venerdì 7 novembre 2014

Voglia di LIBRI: "Passaparola" di Simon Lane

"Passaparola - A murder mistery" (titolo originale: Word of Mouth) è un romanzo dello scrittore inglese Simon Lane (1957 - 2012), edito in Italia da Ottolibri Edizioni. 

Autore prima d'ora inedito in Italia, Simon Lane viene oggi proposto per la prima volta nel nostro paese grazie allo scrittore Francesco Forlani, la cui prefazione del romanzo sintetizza sapientemente lo spirito della storia raccontata da Lane: 
"Quando le parole stanno alle cose come una seconda pelle, quando vibrano, sentono cattivo, sanno di alcol, vestono le esperienze seppure per pochi attimi è solo per riempire il vuoto che la vita ti lascia ogni volta che se ne va; scrivere è dare un senso a quelle assenze, alla ripetizione generale che non prove richiede a chi si avventuri fin lì ma solo un'autentica consapevolezza del mistero che è dietro ad ogni cosa, dentro ogni parola. Passaparola [...] è un processo di ricognizione nello spazio e nel tempo di questo unico e insormontabile mistero."
Di cosa parla, in sostanza, Passaparola?
Prima di raccontarvi della trama, mi sembra opportuno dirvi che tipo di romanzo ha generato la penna di Lane: si tratta, senza ombra di dubbio, di un romanzo concentrico, in cui il protagonista percorre una lunga serie di giri attorno ad un asse centrale, rappresentante la soluzione del murder mistery.
Trama: la storia racconta la triste, quanto bizzarra, vicenda di Felipe, un semplice domestico filippino (da notare il gioco di parole tra il nome e la nazionalità del protagonista), che viene "incastrato" e messo in carcere, accusato di aver assassinato uno dei signori presso cui prestava servizio, monsieur Charles. Dalla propria cella, Felipe racconterà, servendosi di un registratore, tutta la storia al suo avvocato, raccontando principalmente di come sia giunto nella dimora di monsieur Charles (ovvero attraverso il "passaparola" - e da qui si scopre il collegamento col titolo del romanzo - tra i datori di lavoro di Felipe), e soprattutto del fatidico momento in cui trovò il corpo di quest'ultimo, già privo di vita. 
Già consapevole della brutta piega che avrebbe preso la propria vita - riconoscendo anche la propria, sfavorevole posizione di immigrato, a cui sarebbe stata comunque facilmente attribuita la colpa - a Felipe non resta che sbarazzarsi del corpo dell'uomo. Così, ispirato da una delle tante letture che alcuni dei padroni, come segno di ringraziamento per il suo duro lavoro, suggeriranno a Felipe, egli deciderà di consegnare il corpo di monsieur Charles alle acque della Senna. 

Data la sua natura di romanzo concentrico, Passaparola è una storia con alti e bassi: se in diversi momenti la narrazione di Felipe è indispensabile al fine di arrivare alla soluzione del mistero, in altri momenti diventa lunga e anche piuttosto superflua, proprio perché, così come quando si avvia una normale conversazione, ci si perde in episodi e considerazioni che di per sé non hanno, almeno all'apparenza, a che fare con la trama. In realtà, sebbene a tratti possa risultare ripetitiva, la scelta dell'autore permette di svelare chi è davvero Felipe, ovvero un uomo che si è semplicemente ritrovato incastrato in una situazione a lui estranea: infatti è palese fin da subito, agli occhi del lettore, quanto dalle parole di Felipe possa trasparire un certo candore, che lo spinge a compiere anche dei gesti errati (come liberarsi del corpo di Charles) solo perché egli pensi, nella sua visibile innocenza, che siano la cosa più giusta da fare.

Tuttavia, il vero motivo che dovrebbe spingere il lettore a scegliere di addentrarsi nelle pagine di Passaparola è uno solo: il finale. Una volta che, nelle ultimissime pagine, si arriva alla soluzione del mistero, la firma indelebile di Simon Lane, con una teatralità sorprendente (credetemi, sono rimasta a bocca aperta) chiude il romanzo. Ed il lettore si tramuta in una statua di pietra. 

In conclusione, perché questo libro merita di essere letto? Per arrivare al finale. Assolutamente, inequivocabilmente sì. 

Dorotea.

Link diretto alla scheda del romanzo (vi consiglio comunque di spulciare tutto il sito): http://www.ottolibri.it/downloads/novita-narrativa-6-epub/

lunedì 20 ottobre 2014

Voglia di LIBRI: "La ragazza del karaoke" di Claire Tham

Salve a tutti e buon inizio settimana!
Il romanzo di cui vi parlerò oggi rappresenta una "ripresa", per quel che mi riguarda", della mia esplorazione nel tanto vasto, quanto poco conosciuto, mondo della letteratura orientale (ne è un esempio la recensione di "Shanghai Baby" che potete leggere QUI).

Uscito in Italia il 25 giugno, "La ragazza del karaoke" (titolo originale: The Inlet), edito dalla casa editrice Metropoli d'Asia, non è solo un thriller. Ispirato ad un fatto di cronaca realmente avvenuto, questo romanzo mira più a scavare nella vita dei personaggi coinvolti nella vicenda principale, piuttosto che puntare esclusivamente alla risoluzione del mistero della morte della vittima, ragion per cui preferisco definirlo un thriller psicologico. 

In una Singapore dominata dalla ricchezza, dal lusso e dalla megalomania, la venticinquenne Ling, una ragazza fuggita dalla Cina, definita dall'autrice "un formicaio", viene ritrovata morta in una piscina appartenente ad un importante complesso residenziale, l'Inlet (da cui prende nome il titolo originale del romanzo), il cui proprietario è uno degli uomini più influenti di Singapore, Willy Gan, noto imprenditore di una ditta d'immobili. A condurre le indagini, il vicecommissario Wong Cheung Fai, il quale viene rappresentato come un uomo alla ricerca della verità, ma che allo stesso tempo svela, attraverso i pensieri e i fatti, molti punti deboli della sua persona (come si vedrà nel rapporto con la moglie, giornalista di cronaca nera). 
Grazie alle numerose indagini condotte da Cheung Fai, il lettore incontra una moltitudine di personaggi, tutti legati, chi più chi meno, all'uccisione di Ling: l'enigmatica signora Fung, grazie alla quale Ling ha lasciato la Cina, per lavorare come entraîneuse nel suo locale; Jasper Gan, nipote di Willy, nonché uno degli ultimi ad aver frequentato la ragazza, prima della sua misteriosa morte; Min Liang, figura misteriosa agli occhi della polizia (a cui è noto soltanto come M.L.), la cui dipendenza dal gioco d'azzardo l'ha reso "psicologicamente amputato" e senza denaro. Non manca un'accurata descrizione dei personaggi secondari, sempre attraverso dei flash-back, come Theresa, moglie di Willy Gan, una donna estremamente spirituale, a differenza del marito, il cui unico interesse è avere sotto controllo i profitti della propria ditta; oppure Kristie Toh, agente immobiliare, il cui aspetto avvenente le è d'aiuto per portare a termine l'acquisto di molte abitazioni, tra cui quella in cui è avvenuto il presunto delitto di Ling.  

Nella vasta parata di personaggi, principali e non, che si susseguono all'interno del romanzo, è possibile risalire, attraverso i capitoli ad essi dedicati, al punto di vista di ciascuno di ciascuno di loro. Benché la trama possa risultare trascurata a favore dell'analisi dei personaggi, è proprio il loro ruolo all'interno della storia, ogni singola azione da essi svolta, a racchiudere il fulcro del romanzo. Non da meno è la vera protagonista, Singapore, custode di tanti segreti, svelati e non, che condurrà il lettore dalla prima all'ultima pagina. 
Sarà proprio l'ambiente dominante di Singapore a svelare l'ambiente ricoperto da uno spesso strato d'ipocrisia e corruzione, rivelando una società che preferisce il denaro alle relazioni familiari (come si vedrà nel rapporto che lega Willy e Jasper), una società in cui i panni sporchi, piuttosto che esser lavati, vengono bruciati il prima possibile.
Oltre ad un evidente gioco degli opposti, visibile soprattutto nei legami tra molti dei protagonisti, un altro aspetto che mette bene in luce il mondo di corruzione entro cui i protagonisti si muovono è uno dei luoghi dominanti nel romanzo, il casinò, "La Congregazione dei Dannati", luogo di perdizione dell'anima e di ritrovo della verità. 

Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo soprattutto agli appassionati dei thriller non convenzionali, in cui la storia non si limita alla ricerca del colpevole, ma in cui vengono messi in luce i retroscena degli avvenimenti. Lo consiglio inoltre ai lettori curiosi, quelli che non smettono di porsi domande pagina dopo pagina, e lo consiglio a chiunque abbia amato "The Wolf of Wall Street": questo libro è proprio pane per i vostri denti. 

Scheda del libro: http://www.metropolidasia.it/libro-dettaglio.php?id_lib=47&lang=it

Biografia dell'autrice:
Nata nel 1967, Claire Tham ha iniziato a scrivere da giovanissima e fin da subito ha ricevuto riconoscimenti prestigiosi. Oltre a tre raccolte di racconti, ha scritto due romanzi: Skimming (1990) e The Inlet, la sua opera più recente. Claire Tham, considerata tra i migliori scrittori singaporiani della nuova generazione, ha studiato legge all'Università inglese di Oxford e attualmente è socia di uno studio legale di Singapore.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta, e naturalmente colgo l'occasione per ringraziare Riccardo Barbagallo e la casa editrice Metropoli D'Asia per averci dato la possibilità di leggere questo romanzo.
Alla prossima!

Dorotea.

venerdì 5 settembre 2014

Voglia di LIBRI: "L'insostenibile leggerezza dell'essere" e "Shanghai Baby"

Cari lettori, come avrete già potuto intuire dal titolo di questo post, oggi non vi parlerò di un solo romanzo, bensì di due! Si tratta di due appassionanti letture (seppur, come vedrete dopo, in modo differente) svoltesi consecutivamente, tra fine luglio e la prima settimana di agosto, che hanno non poco suscitato, pagina dopo pagina, emozioni contrastanti e non sempre facili da spiegare per la sottoscritta.

Il primo romanzo di cui vi parlerò è senz'altro uno dei pilastri della letteratura contemporanea europea: "L'insostenibile leggerezza dell'essere" (1982) dello scrittore ceco Milan Kundera, edito in Italia da Adelphi nel 1985.
La scrittura di Kundera è...ipnotica. Le vicende comprendenti i quattro protagonisti (Tomáš, Tereza, Sabina e Franz) generano un vero e proprio quadrilatero emozionale, il cui principale filo conduttore è la scrittura in sé, fedele compagna del lettore, al quale sarà difficile non appassionarsi e soprattutto immedesimarsi in almeno uno dei protagonisti. Sebbene la storia sia ambientata nel 1968, i personaggi rispecchiano figure inossidabili, sempre attuali; tra le strade di Praga e la Svizzera, essi si ritroveranno ad intraprendere nuovi percorsi, in un viaggio più mentale che fisico, grazie al quale conosceranno il loro vero io. 
Qualora volessimo trovare una pecca a tale romanzo, essa sarebbe riscontrabile nella trama, in cui effettivamente non accade niente di speciale. Tuttavia trovo sia un piccolo scotto da pagare per mettere in rilievo ciò che di veramente importante si trova nella storia, ovvero la descrizione, attraverso interi periodi da sottolineare e rileggere più volte, degli stati d'animo dei personaggi, dall'apparente insensibilità di Tomáš, alla fragilità di Tereza - alla quale, tra l'altro, mi sono sentita più vicina - prigioniera dell'infedeltà di  Tomáš e dal ricordo di una madre ossessionata dall'esteriorità. Sebbene siano personaggi un po' più secondari, anche Sabina e Franz hanno un ruolo chiave nella storia: lei, continuamente spinta dal desiderio di catturare il mondo attraverso le fotografie e dall'incessante bisogno di amare ed essere amata, e lui, uomo debole, schiavo della quotidianità e della rigidità della moglie, alla ricerca del VERO sentimento, qualunque esso sia. 

Nella versione italiana, la traduzione del romanzo è a cura di Antonio Barbato, il quale ha (sicuramente) contribuito allo SPLENDORE dell'opera, il cui linguaggio rapisce a più riprese il lettore. Eccovi qualche estratto:
Chi tende continuamente "verso l'alto" deve aspettarsi prima o poi d'esser colto dalla vertigine. Che cos'è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perché ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.
Una domanda per la quale non esiste risposta è una barriera oltre la quale non è possibile andare. In altri termini: sono proprio le domande per le quali non esiste risposta che segnano i limiti delle possibilità umane e tracciano i confini dell'esistenza umana. 
Ho già detto che le metafore sono pericolose. L'amore comincia con una metafora. In altri termini: l'amore comincia nell'istante in cui la donna si iscrive con la sua prima parola nella nostra memoria poetica.
Nel 1988 è stata realizzata la trasposizione cinematografica del romanzo (che non ho ancora visto), per la regia di Philip Kaufman, con Daniel Day-Lewis nel ruolo di Tomáš e Juliette Binoche nel ruolo di Tereza.


Passiamo adesso al secondo protagonista di questa recensione. 

Perdonatemi la qualità della foto!
In realtà, prima di scovare questo piccolo tesoro tra i suoi fratellini in una delle bancarelle in cui sono solita rifornirmi, non avevo mai sentito parlare né del titolo del romanzo, né dell'autrice. Si tratta di "Shanghai Baby", romanzo del 2000 della scrittrice cinese Zhou Weihui.
Protagonista della storia, definita dalla stessa autrice, "semiautobiografica", la venticinquenne Ni Ke, meglio conosciuta come Coco, laureatasi con ottimi voti alla prestigiosa Università Fudan di Shangahi, dove vive. 
Una città cosmopolita e piena di stimoli è lo scenario ideale per Coco, aspirante scrittrice, la cui unica pecca è proprio la mancanza di ispirazione, a cui il fidanzato pittore, Tian Tian, cercherà in tutti i modi di porre rimedio. 

Vero motore dell'intera vicenda è la passione, o la mancanza di essa: essendo impotente, Tian Tian non riesce a soddisfare Coco, nonostante il forte amore che provano l'un l'altra. L'irruzione, nella vita dei due giovani, di alcuni eccentrici amici, tra cui Madonna, ex maitresse (ovvero tenutaria di bordelli) convolata a nozze con un anziano miliardario, e la sua interminabile sfilza di amanti, oppure la Mela Volante, un esuberante truccatore, condurrà Coco attraverso un nuovo, inebriante viaggio, dove presto si imbatterà in Mark, tedesco, virile e fiero, capace di colmare il vuoto di passione provocato dall'assenza di vita sessuale. Tuttavia, nel percorso della riscoperta di se stessa, Coco attraverserà percorsi parecchio accidentati...

Veniamo adesso al motivo per cui ho deciso di recensire insieme proprio questi due romanzi.
Ho cominciato "Shanghai Baby" lo stesso giorno in cui, purtroppo, ho terminato la lettura de "L'insostenibile leggerezza dell'essere". Mi addentro immediatamente nella lettura, quando accade qualcosa che mi sorprende non poco...

...una strabiliante coincidenza!
Arrivata soltanto a pagina 12 del romanzo, l'autrice cita, tra tutti gli autori mai esistiti...Milan Kundera!
Come ho scritto sulla nostra pagina Facebook, per quanto possa apparire solo come una banalissima coincidenza, tutto ciò mi ha colpita non poco, e ho avuto la conferma di quel che ho sempre sostenuto: è il libro che sceglie il lettore, non il contrario.

Ulteriore parentesi riguardo "Shanghai Baby": essendo un romanzo con una forte impronta erotica (tanto da essere censurato nel mercato letterario cinese), le scene di sesso non mancano: tuttavia, penso siano delle parti fondamentali per immedesimarsi nei panni di Coco (sarebbe risultata strana l'assenza di esse!) ma, a differenza di un testo privo di qualsiasi utilità come "Cinquanta sfumature di grigio" (vi prego, vi scongiuro, non leggetelo), dove il sesso è l'unica cosa presente (e, a lungo andare, rischia di addormentare il lettore), i pensieri di Coco, le sue scelte, il suo modo di vivere la vita è, perdonate la ridondanza, VIVO, pieno di spessore, non si limita a subire le decisioni di terzi, come accade alla protagonista delle inutili sfumature...

Anche di questo libro è stata realizzata la trasposizione cinematografica, realizzata nel 2007 e diretta da Berengar Pfahl, con Bai Ling (la quale ha anche interpretato Myca, compagna di Top Dollar ne "Il corvo") nel ruolo di Coco. Non ho ancora visto il film, ma se devo essere sincera il trailer non mi ha entusiasmata molto. Vedremo.

Consiglio entrambi i romanzi agli amanti (in ambito letterario, ovviamente) della pura e trasparente manifestazione dei sentimenti, senza che essi vengano manifestati attraverso melodrammi e inutili "orpelli da banale romanzo rosa". Non li consiglio, ahimè, ai lettori più interessati alla trama, poiché potreste restar delusi. 

Avete letto questi libri? Vi sono piaciuti e/o li consigliereste? Oppure avete visto le trasposizioni cinematografiche?

Spero abbiate gradito questa doppia recensione e, se vi va, alla prossima!

Dorotea. 

martedì 19 agosto 2014

Voglia di CINEMA: "Solo gli amanti sopravvivono" (2013)

I vampiri luccicanti alla "Twilight", ormai ne siamo più che certi, hanno stufato il grande pubblico. Tuttavia, la curiosità per queste misteriose creature della notte, sempre alla ricerca di sangue, permane nel mondo del cinema, e talvolta, come nel caso del film di cui mi accingo a parlarvi, permette la realizzazione di pellicole eccellenti.

È il caso di "Solo gli amanti sopravvivono" (titolo originale: Only lovers left alive), un film del 2013 diretto da Jim Jarmusch, autentico pioniere del cinema indipendente d'oltreoceano. 

In un'atmosfera perennemente cupa, tra le città di Tangeri e Detroit, rassomigliante ad un incubo da cui non ci si sveglia facilmente, vengono presentati Adam (interpretato da Tom Hiddleston) e la moglie Eve (interpretata da una Tilda Swinton sempre più eccezionale): lui, artista decadente, tormentato dai propri demoni ed ossessionato dalla sua musica a tal punto da tenerla per sé, attirando così l'attenzione degli "zombie rockettari", ovvero i suoi fans, da cui si tiene accuratamente alla larga, ad eccezione di Ian (interpretato da Anton Yelchin), suo unico contatto col mondo esterno; lei, amante della lettura, rivela uno spirito più materno, più dolce, da cui Adam, la cui indole è diametralmente opposta, non può che esserne ammaliato. 

La natura vampiresca dei protagonista non si rivela immediatamente, dal momento che i due, più che spietate creature assetate di sangue, ricordano piuttosto due eroinomani in crisi d'astinenza: sarà il momento in cui essi potranno gustare il sangue (rigorosamente in bicchierini decadé), in cui sarà evidente il loro stato di appagamento, un'estasi capace di condurli in una dimensione astratta, a svelare la loro vera natura.

La quiete della strana coppia viene però interrotta dalla sorella di Eve, la disinibita Ava (interpretata da Mia Wasikowska), a cui importa poco di mantenere nascosta la propria identità. Irrompendo bruscamente nella casa di Adam, ascoltando la sua musica senza avere il permesso e terminando le riserve di sangue, la ragazza sarà causa di un episodio che costringerà i due a cambiare vita, ad intraprendere un nuovo, difficile percorso. 

Punto forte di questo film, a mio avviso, non è tanto il susseguirsi della trama, quanto il modo in cui essa è raffigurata. Adam ed Eve riempiono al meglio ogni scena, lo spettatore si ritrova quasi incantato da ciò che dicono (e dal modo in cui lo dicono!), dai loro sguardi, dai loro gesti, che la trama, a tratti anche incompleta, passa in secondo piano. Nonostante, come ho già detto, nelle due ore in cui si svolge il film regni perennemente un'atmosfera cupa, un susseguirsi di giorni che mai vedono la luce del sole, i sapienti giochi di luce, nonché, lasciatemelo dire, un eccezionale lavoro di fotografia (ad opera di Yorick Le Saux) compensano adeguatamente il buio in cui i protagonisti vivono, che potrebbe però a lungo andare appesantire la visione del film. 
Anche la colonna sonora, a cura del compositore olandese Jozef van Wissem, è un'altra punta di diamante del film, in grado di immergere ancor di più lo spettatore in un'atmosfera gothic/indie/grunge. 

Ulteriore nota di merito ai protagonisti principali. In primis, un Tom Hiddleston irriconoscibile (se avete visto "Thor" e "The Avengers" sapete di cosa sto parlando) nel ruolo di un vampiro/musicista maledetto, il cui aspetto, le movenze e il tono di voce ricordano non pochi personaggi di celebri film: da Eric Draven ne "Il corvo" a Harry Goldfarb in "Requiem for a dream" (se non l'avete ancora visto, dovete vederlo), passando per Kurt Cobain, interpretato da Michael Pitt in "Last Days" di Gus Van Sant. C'è bisogno che continui? 

Tilda Swinton invece...beh, il nome dice tutto. Malgrado non sia di certo tra le attrici più avvenenti di Hollywood (ma, anche in questo caso, siamo più che stufi), la Swinton è senz'altro una delle più camaleontiche, capace di cimentarsi praticamente in ogni ruolo e, come potrete confermarmi dopo aver visto questo film, questa non è che l'ennesima conferma!

Ulteriore chicca di questo film, che ogni cultore di letteratura apprezzerà, è l'inserimento di un personaggio secondario, ma che permette di mettere in rilievo lo spessore dei personaggi, il percorso che essi hanno intrapreso nei secoli: Christopher Marlowe (interpretato da, guarda un po'!, John Hurt), autore realmente esistito nel 1500, la cui opera più famosa, "Doctor Faustus", fu preziosa fonte di ispirazione per il "Faust" di Goethe (a questo punto fate particolare attenzione alla scena in cui Adam si reca in ospedale per "rifornirsi"). Il personaggio di Marlowe, benché, come ho già detto, passi in secondo piano, è indubbiamente la figura chiave del film, come si potrà intuire dal finale. Sarà proprio Marlowe a fare da tramite alla coppia, a stabilire il loro futuro. 

Mi dispiace solo che questo film non abbia avuto la pubblicità che meriti (d'altronde, sappiamo bene come funziona la distribuzione...), ma alla fine siamo qui per questo, no?

Perciò non mi resta che consigliarvi di vedere, o meglio, di assaporare la visione di questo film. Naturalmente, trattandosi di un film drammatico, non ve lo consiglio qualora stiate cercando una pellicola divertente e spensierata. In caso contrario, mettetevi comodi, isolatevi dal resto del mondo e, per due ore, concedetevi questo piccolo regalo.




 





 Vi lascio infine al trailer del film, sperando possa ulteriormente persuadervi nel vederlo ;) 


Spero la recensione vi sia piaciuta e, se vi va, alla prossima!
Dorotea

venerdì 4 luglio 2014

Caro Giorgio, GRAZIE.

Scrivo questo post assolutamente estemporaneo anche se il tempo a mia disposizione è pressoché pari a zero, ma una notizia come questa non può assolutamente essere ignorata, per quel che mi riguarda.

Ho appena appreso della morte di uno dei miei scrittori preferiti di sempre, Giorgio Faletti. I più grandicelli lo ricorderanno sicuramente per la sua partecipazione a Drive In, oppure al Festival di Sanremo. I più giovani lo ricorderanno invece come il terribile prof. Martinelli, "La Carogna" nel film Notte prima degli esami.

Solo una parola: GRAZIE.
Io lo ricorderò come uno degli scrittori che mi hanno fatto AMARE la letteratura, al punto da determinare quanto essa sarebbe diventata parte fondamentale della mia vita.
Cominciai a leggere Faletti a circa 16 anni: il libro era "Io uccido", e per finirlo il prima possibile, talmente ero presa dalla storia (ve ne ho parlato più dettagliatamente QUI), correvo a casa da scuola perfino il sabato mattina, uscivamo alle 11, ma preferivo rifugiarmi tra le pagine di questo SPLENDIDO thriller piuttosto che restare a parlare coi miei compagni. Da lì in poi, non mi sono fermata più. Persino a 18 anni, mentre avrei dovuto studiare per gli imminenti esami di maturità, leggevo appassionatamente "Io sono Dio".
Potrei citarvi anche gli altri capolavori che ho letto del grande Giorgio, come "Niente di vero tranne gli occhi", "Pochi inutili nascondigli" e così via, ma non basterebbe comunque ad esprimere tutto il mio dispiacere.

Magari potrete pensare che sto esagerando, che in fondo è morta una persona che non ho mai conosciuto dal vivo, ma che importanza ha?

Grazie alle sue parole, al suo sviscerare ogni singolo personaggio e, anche nelle scene più crude, a tirar fuori un inimmaginabile connubio di emozioni, Giorgio Faletti ha dimostrato di conoscermi meglio di tante persone a me più vicine.

Caro Giorgio, non smetterò MAI di ringraziarti per essere entrato nella mia vita e in quella di altri milioni di lettori che, sono sicura, la penseranno esattamente come me. Grazie per avermi fatto amare i libri, grazie per aver fatto diventare i libri la mia stessa vita. Grazie per avermi fatto credere che, grazie a persone come te, il mondo non è poi brutto come crediamo.

Proprio pochi giorni fa io e mia madre, dando un'occhiata alla nostra libreria, ci domandavamo impazienti quando sarebbe uscito il tuo prossimo romanzo; pur sapendo già la risposta, siamo sicure che, da Lassù, continuerai a farci appassionare ai tuoi MERAVIGLIOSI romanzi e, perché no, a trasmettere il tuo dono a qualcun altro, qualcuno in grado di incollarci alle pagine. Proprio come hai fatto tu.

GRAZIE INFINITE GIORGIO. GRAZIE GRAZIE GRAZIE.

Per ulteriori info: http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2014/07/11/news/giorgio_faletti-90628487/

lunedì 26 maggio 2014

Voglia di LIBRI:"La verità di Amelia" di Kimberly McCreight

Ciao a tutti! 
Oggi vi parlerò di quel che, per quanto mi riguarda, è stato un vero e proprio colpo di fulmine letterario, ovvero uno di quei romanzi che, una volta letta la trama, ti colpisce fin da subito, causandoti una viscerale voglia di incollarti ad una qualsiasi sedia, poltrona o quel che volete voi, e di leggere, leggere fino allo sfinimento. Il romanzo in questione è “La verità di Amelia” (titolo originale: Reconstructing Amelia, edito in Italia da Casa Editrice Nord), un romanzo del 2014 della scrittrice americana Kimberly McCreight.
Senza perderci in chiacchiere, veniamo subito alla trama e ai motivi per cui questo romanzo va assolutamente letto.
Copertina del libro.
Trama: In una New York disordinata e caotica più che mai, Kate Baron, avvocatessa dedita quasi esclusivamente al proprio lavoro e mamma single, riceve una telefonata da Mrs. Pearl, vicepreside della Grace Hall, scuola in cui la figlia quindicenne Amelia studia. È proprio il motivo della telefonata a lasciare Kate di sasso: a quanto pare Amelia è stata sospesa per aver copiato una tesina di letteratura inglese, materia in cui, tra l'altro, ha sempre ottenuto il massimo dei voti. 
Costretta a dover lasciare un’importante riunione di lavoro per andare a prendere la figlia, Kate, nel tragitto che la condurrà alla Grace Hall, si ritroverà a porsi un mucchio di domande a proposito di Amelia, la quale non le ha mai dato problemi e che soprattutto si è sempre distinta come studentessa modello.“Non è da lei”, è la frase che Kate non farà a meno di ripetersi. 
Una volta giunta alla Grace Hall, lo spettacolo che le si presenta è tutt'altro che piacevole: una folla di studenti accalcati fuori dall'edificio, ed una scoperta che distruggerà la vita di Kate: Amelia si è suicidata, buttandosi dal tetto della scuola. 

Improvvisamente, il muro di certezze che Kate si era costruita nel corso degli anni crolla: ritrovatasi sola, dopo aver perduto la sua unica figlia, il dolore è troppo grande. Tuttavia è altrettanto grande il dubbio che l'attanaglia a proposito delle vere cause della morte di Amelia, dubbio che aumenta dopo aver ricevuto un sms anonimo riportante le seguenti parole: "Amelia non si è buttata". Assalita dal dubbio e dal rendere giustizia a tutti costi ad Amelia, Kate si ritroverà a dover affrontare un difficile viaggio nel passato, indagando sulla presunta vita segreta della figlia, sulle sue frequentazioni, fino ad arrivare all'amara ed incredibile verità.

Quel che più ho apprezzato in questo romanzo è senza dubbio la descrizione dei personaggi: essi sembrano quasi uscire dalle pagine, fino ad assumere sembianze reali. Quel che dicono, quel che pensano, perfino i vestiti che portano sono reali. Il dolore di Kate è reale, è come se il lettore potesse entrare sotto la sua pelle, sentire le sue emozioni, andare con lei nei luoghi più disparati, in una continua corsa in cerca della verità. Perfino i personaggi secondari (muoio dalla voglia di potervene parlare, ma non voglio spoilerarvi nulla) assumono un certo spessore, il lettore ha la possibilità di scegliere qualsiasi personaggio e di viverlo a fondo. Inoltre l'alternarsi delle voci narrative (se in un capitolo la voce narrante è Amelia, nel capitolo successivo è Kate la protagonista della vicenda, seppur la narrazione si svolga in terza persona) e l'astuta trovata di inserire, all'interno del romanzo, dialoghi via sms e status su Facebook, permettono al lettore di avere una visione a 360° dell'intera storia, cosa che spesso non avviene in romanzi in cui, a causa di eccessivi punti di vista, è facile perdere il filo della trama.

Oltre a consigliarvi questo romanzo, naturalmente, vi invito a non lasciarvi spaventare dalle 400 pagine da cui esso è composto, perché, fidatevi, lo divorerete. Mi auguro anche venga realizzata una trasposizione cinematografica di questo romanzo; trovo che le tematiche affrontate, come il suicidio, i conflitti tra adolescenti e/o in ambito lavorativo, i continui tranelli in cui si può incappare sul web, siano più che mai attuali, e se realizzati, come nel caso di questo romanzo, senza quel velo di banalità che, ahimè, avvolge spesso e volentieri libri e film trattanti questi argomenti, potrebbe venir fuori un bel lavoro. 
Ad ogni modo, leggete, divorate ed amate questo libro. Se avete letto questo libro ricordatevi di farci sapere cosa ne pensate con un commento :) 

Alla prossima!

mercoledì 9 aprile 2014

"Meglio il libro o il film?": Il diavolo veste Prada

Ciao! 
Scrivo questo post del tutto estemporaneo per parlarvi di un libro che ho terminato di leggere giusto ieri sera: si tratta, come avrete facilmente intuito dal titolo, de “Il diavolo veste Prada” di Lauren Weisberger (edito da Piemme). Moltissimi di voi conosceranno e avranno visto l'omonimo film del 2006, tratto dal libro, con protagoniste la divina Meryl Streep e Anne Hathaway, la cui carriera è decollata proprio grazie a questo film.

Da qui l'idea: perché non scrivere una rubrica, dal titolo "Meglio il libro o il film?", in cui mettere a confronto un libro e il film tratto dal medesimo libro?
Nonostante i soliti luoghi comuni dettati dai lettori più esigenti, non è sempre detto che la trasposizione cinematografica di un determinato romanzo si riveli un totale disastro, anzi, può spesso capitare che dia vita ad un lavoro altrettanto bello (come, ad esempio, "Arancia Meccanica") o, perché no, altrettanto brutto (e qui, senza pensarci troppo, vi cito "Melissa P."); oppure ancora il film può superare di gran lunga il libro. 
Spero questa idea possa piacervi, e spero anche possa dar vita a qualche interessante scambio di opinioni.

Ma andiamo subito al dunque.
Partiamo dal libro: non saprei ben dirvi perché ho deciso di leggerlo; prima di esso, la mia lettura in corso è stata “Jazz” di Toni Morrison, ma a dirvi la verità non mi ha presa come avrei voluto, così ho deciso di accantonarlo per il momento e di concedermi una lettura più “leggera”. 
Se avete visto il film, conoscerete senz'altro la trama de "Il diavolo veste Prada": la neolaureata Andrea Sachs (detta Andy), aspirante giornalista, si trasferisce a New York per tentare di farsi strada nello spietato mondo dell'editoria. Riuscirà quindi ad ottenere un colloquio di lavoro all'interno di una rinomata rivista di moda, "Runway", per un posto come assistente personale della direttrice della rivista, la tanto osannata quanto temuta "leggenda vivente" Miranda Priestley. Sebbene le aspirazioni di Andy siano altre, e il suo interesse per la moda sia pari a 0, essa accetta il "posto per cui un milione di ragazze ucciderebbero". Da qui l'inizio di un'esperienza sfiancante, che porterà la protagonista all'esaurimento nervoso più volte, poiché, volente o nolente, sarà concentrata sul lavoro 24 ore su 24, al servizio di una donna capricciosa ed esigente in maniera...diabolica, per cui è inconcepibile un "no" come risposta. Naturalmente tutto ciò avrà un riscontro negativo sulla vita privata di Andy, in particolar modo sulle sue amicizie più intime, sulla famiglia e sul fidanzato.

Scritto in prima persona, il libro racconta quasi esclusivamente il punto di vista della protagonista, la quale descrive accuratamente le richieste, spesso e volentieri assurde, del suo capo, che a fatica riesce ad accontentare; non manca una forte critica della protagonista al mondo dorato di "Runway", dove la 42 è considerata una taglia oversize, entro cui si sente una perfetta estranea. In sostanza, rispetto al film, in cui vediamo una Andy perfettamente integrata nella sua nuova vita, la Andy del romanzo si sentirà sempre un pesce fuor d'acqua.

"Pss...Chi è?" "Lasciamo stare quel tasto!"



Inoltre vi è una netta differenza, rispetto al film, nel modo in cui interagiscono, all'interno del libro, i personaggi secondari: se nel film tutti avrete amato il diretto artistico della rivista, Nigel (interpretato da Stanley Tucci), il quale contribuirà fortemente ad aiutare Andy nel cambiare look, nel libro le sue apparizioni saranno assai sporadiche; se nel film tutti avrete odiato Emily (interpretata da Emily Blunt), assistente senior di Miranda, col chiodo fisso per la linea (ricorderete senz'altro la sua dieta "a base di niente") e per Parigi, che sarà tutto tranne che un'amica per Andy, nel libro non solo sarà più indulgente, anzi l'aiuterà spesso e si rivolgerà a lei magari non proprio come un'amica, ma certamente in modo più amichevole rispetto al film.

Un importante evento che modificherà ulteriormente il corso negli eventi, sia nel libro sia nel film, sarà la Settimana della Moda a Parigi: diversi saranno i motivi che porteranno Andy nella capitale francese (nel film sarà il suo impegno sul lavoro a far sì che Miranda la voglia con sé nonostante toccasse ad Emily, mentre nel libro Andy è costretta ad andare poiché Emily si ammala di mononucleosi), e diverso sarà il finale.Qui non vi svelerò nulla, ma devo ammettere che ho apprezzato di più il finale del libro rispetto a quello del film!


Ovviamente potrei star qui ad elencarvi gli innumerevoli dettagli che differenziano il libro dal film, ma vi basterà consultare Wikipedia, in caso non vi andasse di leggere il libro.
Concludiamo con la fatidica domanda: MEGLIO IL LIBRO O IL FILM?

E la risposta è: MEGLIO IL FILM!
Se avete visto e apprezzato il film, vi sconsiglio di leggere il libro. Penso sia una di quelle letture ottime per rilassarsi in vacanza, ma non ve ne consiglio la lettura a meno che non siate appassionati/e delle commedie modaiole in stile Sophie Kinsella. In quel caso sarà perfetto per voi!
Vi consiglio invece il film, oltre ad avere un cast d'eccezione, trovo sia una commedia ben fatta. Inoltre la sola presenza della di Meryl Streep (si vede che l'adoro?eheheh) nei panni di una diabolica direttrice di moda dovrebbe indurvi alla visione!

Se avete sia letto il libro sia visto il film, sarei curiosa di conoscere la vostra opinione, con un commento o sulla nostra pagina Facebook!
Alla prossima!Anzi...

Per dirla alla Miranda Priestley...è tutto!
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