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lunedì 23 febbraio 2015

Voglia di LIBRI: "Canti del Mid-America" di Sherwood Anderson (Corrimano Edizioni)

Sono una cosetta, una minuscola cosetta nelle vaste praterie. Non so nulla. La mia bocca è sporca. Non posso esprimere quello che voglio. I miei piedi sprofondano nella terra paludosa, ma io sono un amante. Amo la vita. Alla fine l'amore mi salverà. (Da "Chicago", p. 13)

Copertina del libro.
 "Amo la vita. Alla fine l'amore mi salverà". Già da queste due breve frasi (che, non a caso, sono state sottolineate) potrete capire quanto un libro come "Canti del Mid-America" meriti d'esser letto. 

"Canti del Mid-America" (titolo originale: Mid-American Chants), è una raccolta poetica dell'autore statunitense Sherwood Anderson (1876 - 1941) pubblicata originariamente nel 1918, inedita in Italia fino al 2014 quando, ad opera di una tanto nuova quanto intraprendente casa editrice palermitana, la Corrimano Edizioni, è stato tradotto e pubblicato in lingua italiana. 

La poetica di Anderson (la cui impronta letteraria ispirò altri celebri autori americani, come Francis Scott Fitzgerald e J.D. Salinger) è caratterizzata da un continuo gioco di contrapposizioni. Rappresentando l'uomo arido d'amore così come aridi sono i campi dell'entroterra statunitense durante la stagione fredda, allo stesso modo Anderson vede nell'uomo la possibilità di una rinascita, di un ritorno alla primavera, attraverso IL sentimento, tanto tormentato quanto indispensabile come l'aria, l'amore. 

Amore che balza, mormora, strepita, piange,                                                             Amore che fa una sosta nel tempo, e mi crea. (Da "Salvo", p. 30) 

L'autore, Sherwood Anderson.
Già nella sua introduzione all'opera, Anderson fornisce al lettore una spiegazione a proposito della scelta di accostare l'immagine dell'uomo in cerca (e non) d'amore, principale risorsa nutritiva dell'anima, a quella del campo, che necessita d'acqua esattamente quanto l'uomo di amore; secondo l'autore, in un'era (fine '800 - inizi '900) dominata dalla "terribile macchina", l'industrialismo, è ancora improbabile che l'uomo possa essere raccontato attraverso il canto, che invece permette alle parole di fluttuare liberamente tra le pagine, dando vita ad autentiche emozioni, senza condizionamenti esterni. Di conseguenza, quella che l'autore si propone - e che propone a sua volta al lettore - è una sfida contro la propria società, dimostrando come, in un'epoca dominata dalle macchine, dalle industrie e dalle città brulicanti di lavoratori strappati ai campi (non a caso la contrapposizione campo/uomo), sia ancora possibile lasciarsi andare alla brezza leggera della poesia. Ragion per cui, anche nei momenti di più profonda tristezza, così come tristi e dispersive possono essere le città dominate dalle industrie, l'uomo di Sherwood vede la propria primavera:

Sono stato a lungo da solo in un posto strano dove non vennero dei. Strisciate, uomini, e baciate la faccia deforme del mio dio di fango. Sono un dio deforme io stesso. È primavera e l'amore è giunto a me - L'amore è giunto a me e presso i miei uomini. (Da "Canto di primavera americana", p. 41)                                                                                  
Ringrazio la Corrimano Edizioni per averci dato la possibilità di leggere i loro testi (di cui potrete leggere le recensioni prossimamente), e un ulteriore e particolare grazie va a Verdiana del Club del Libro a Palermo (qui il link al loro blog), che ancora una volta ha riposto fiducia in noi. Grazie :-)

Spero abbiate apprezzato questa recensione, i miei post sul blog riprenderanno a luglio (dato che fino ad allora sarò all'estero), ma nel frattempo ovviamente saremo ancora attivi, sia qui sia sui vari social.
Alla prossima!

Dorotea.

Link utili:
Sito Corrimano Edizioni http://www.corrimanoedizioni.it/
Catalogo titoli Corrimano Edizioni http://www.corrimanoedizioni.it/catalogo
Blog Club del Libro a Palermo https://clubdelibroapalermo.wordpress.com/

venerdì 7 novembre 2014

Voglia di LIBRI: "Passaparola" di Simon Lane

"Passaparola - A murder mistery" (titolo originale: Word of Mouth) è un romanzo dello scrittore inglese Simon Lane (1957 - 2012), edito in Italia da Ottolibri Edizioni. 

Autore prima d'ora inedito in Italia, Simon Lane viene oggi proposto per la prima volta nel nostro paese grazie allo scrittore Francesco Forlani, la cui prefazione del romanzo sintetizza sapientemente lo spirito della storia raccontata da Lane: 
"Quando le parole stanno alle cose come una seconda pelle, quando vibrano, sentono cattivo, sanno di alcol, vestono le esperienze seppure per pochi attimi è solo per riempire il vuoto che la vita ti lascia ogni volta che se ne va; scrivere è dare un senso a quelle assenze, alla ripetizione generale che non prove richiede a chi si avventuri fin lì ma solo un'autentica consapevolezza del mistero che è dietro ad ogni cosa, dentro ogni parola. Passaparola [...] è un processo di ricognizione nello spazio e nel tempo di questo unico e insormontabile mistero."
Di cosa parla, in sostanza, Passaparola?
Prima di raccontarvi della trama, mi sembra opportuno dirvi che tipo di romanzo ha generato la penna di Lane: si tratta, senza ombra di dubbio, di un romanzo concentrico, in cui il protagonista percorre una lunga serie di giri attorno ad un asse centrale, rappresentante la soluzione del murder mistery.
Trama: la storia racconta la triste, quanto bizzarra, vicenda di Felipe, un semplice domestico filippino (da notare il gioco di parole tra il nome e la nazionalità del protagonista), che viene "incastrato" e messo in carcere, accusato di aver assassinato uno dei signori presso cui prestava servizio, monsieur Charles. Dalla propria cella, Felipe racconterà, servendosi di un registratore, tutta la storia al suo avvocato, raccontando principalmente di come sia giunto nella dimora di monsieur Charles (ovvero attraverso il "passaparola" - e da qui si scopre il collegamento col titolo del romanzo - tra i datori di lavoro di Felipe), e soprattutto del fatidico momento in cui trovò il corpo di quest'ultimo, già privo di vita. 
Già consapevole della brutta piega che avrebbe preso la propria vita - riconoscendo anche la propria, sfavorevole posizione di immigrato, a cui sarebbe stata comunque facilmente attribuita la colpa - a Felipe non resta che sbarazzarsi del corpo dell'uomo. Così, ispirato da una delle tante letture che alcuni dei padroni, come segno di ringraziamento per il suo duro lavoro, suggeriranno a Felipe, egli deciderà di consegnare il corpo di monsieur Charles alle acque della Senna. 

Data la sua natura di romanzo concentrico, Passaparola è una storia con alti e bassi: se in diversi momenti la narrazione di Felipe è indispensabile al fine di arrivare alla soluzione del mistero, in altri momenti diventa lunga e anche piuttosto superflua, proprio perché, così come quando si avvia una normale conversazione, ci si perde in episodi e considerazioni che di per sé non hanno, almeno all'apparenza, a che fare con la trama. In realtà, sebbene a tratti possa risultare ripetitiva, la scelta dell'autore permette di svelare chi è davvero Felipe, ovvero un uomo che si è semplicemente ritrovato incastrato in una situazione a lui estranea: infatti è palese fin da subito, agli occhi del lettore, quanto dalle parole di Felipe possa trasparire un certo candore, che lo spinge a compiere anche dei gesti errati (come liberarsi del corpo di Charles) solo perché egli pensi, nella sua visibile innocenza, che siano la cosa più giusta da fare.

Tuttavia, il vero motivo che dovrebbe spingere il lettore a scegliere di addentrarsi nelle pagine di Passaparola è uno solo: il finale. Una volta che, nelle ultimissime pagine, si arriva alla soluzione del mistero, la firma indelebile di Simon Lane, con una teatralità sorprendente (credetemi, sono rimasta a bocca aperta) chiude il romanzo. Ed il lettore si tramuta in una statua di pietra. 

In conclusione, perché questo libro merita di essere letto? Per arrivare al finale. Assolutamente, inequivocabilmente sì. 

Dorotea.

Link diretto alla scheda del romanzo (vi consiglio comunque di spulciare tutto il sito): http://www.ottolibri.it/downloads/novita-narrativa-6-epub/

lunedì 9 dicembre 2013

Recensione “Il vurricatore – Storie di uomini e di mafia”

Quindi noi possiamo andare avanti dicendoci che la mafia non è tanto presente nella nostra vita.
Così, quando ti dicono che cambiano i nomi, ma i fatti sono veri, ci rimani male. Perché un po' ti vergogni, alla tua età, di sorprenderti ancora pensando che una cosa del genere possa essere successa nella tua città.  
copertina del libro.
Frasi come queste, grazie alle quali Pif (di cui naturalmente vi ricordiamo, essendo in tema con l’argomento, il suo recente debutto alla regia con “La mafia uccide solo d’estate”) introduce “Il vurricatore” di I.M.D., edito da LEIMA, mostrano chiaramente l’impronta che la mafia ha lasciato nel nostro paese da parecchi anni ormai. Un’impronta da un lato certamente sgradevole, non solo per l’ingente quantità di sangue versata a causa di essa, ma anche per l’immagine che, ahimè, la maggior parte del mondo ha dell’Italia, e in particolar modo della Sicilia; ma dall'altro lato ha mostrato come tante persone comuni si siano tramutate in autentici eroi, persone che rischiano e hanno rischiato la vita pur di combattere per uno degli ideali più validi in assoluto: la legalità.

Frasi come queste non sono così semplici da pronunciare. Rendersi conto, a distanza di anni, di aver avuto come compagni di classe alcuni membri della malavita non è semplice, proprio perché, come spiega Pif, situazioni come queste pensi non ti riguardino. E invece ti riguardano. Ed a quel punto apri gli occhi e senti necessariamente il bisogno di saperne di più al proposito, perché, seppur in una minima parte, ti senti coinvolto.
Ne è un valido esempio la storia raccontata dall’autore, sovrintendente della polizia di Stato e membro della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo.

Voce narrante del libro (i cui personaggi e fatti narrati sono frutto della fantasia dell’autore, ndr) è Mario Castrogiovanni, commissario capo della Polizia di Stato. Egli si ritroverà a riflettere su cosa lo abbia spinto a lasciare il paese natio, Caromonte di Sicilia, per diventare poliziotto. Le sue riflessioni gli faranno tornare in mente un compaesano, Calogero Palazzolo, detto Lillino, la cui strada sarà del tutto opposta a quella di Mario: liberamente ispirato alla figura di Gaspare Pulizzi, Lillino diverrà uno dei membri più importanti di Cosa nostra, nonché  il vurricatore ufficiale (dal palermitano vurricàre = seppellire).

Interessante, a parere mio, il percorso che spingerà Lillino a diventare uno dei favoriti del boss, Don Vicè Salamone, in quanto, unitosi alla malavita unicamente per esigenze economiche legate alla precaria attività di famiglia, la sua “carriera” sarà in ascesa, fino al momento in cui sarà costretto alla latitanza. Nonostante ciò, i sentimenti di Lillino e delle persone a lui care (in primis Barbara, moglie di Lillino) sono palesati al meglio tra le pagine, per cui, al di là del delicato argomento a cui l’intero libro è legato, si parla di esseri umani che, seppur spinti, per caso o per necessità, a compiere azioni al limite della crudeltà, ne risentono anche e soprattutto nella sfera privata. Malgrado  possa risultare paradossale, credo sia proprio questo a renderli più umani, e più accattivanti, agli occhi del lettore.


In conclusione, consiglio questa lettura a tutti, e in particolar modo a chi pensa che tutto ciò non lo riguardi, proprio perché “la realtà è cosa ben più sorprendente della fantasia”. 

Qui il link per leggere un estratto dal libro → http://www.edizionileima.it/catalogo/download/Vurricatore_estratto_web.pdf

lunedì 7 ottobre 2013

"La galleria dei mariti scomparsi" di Natasha Solomons

Il libro di cui vi parlerò oggi ci è stato gentilmente inviato dalla casa editrice Sperling & Kupfer, e colgo l’occasione per ringraziarli ancora una volta.

Copertina del libro.
“La galleria dei mariti scomparsi” (titolo originale: The gallery of vanished husbands) è il terzo romanzo della scrittrice inglese Natasha Solomons, uscito in tutte le librerie italiane il 3 settembre 2013, edito da Frassinelli, che da oltre trent’anni è entrata a far parte della casa editrice Sperling & Kupfer (clicca qui per visitare il sito).

Protagonista del romanzo è Juliet Montague, nata Greene, una giovane donna nata e cresciuta nel Kent, moglie e madre di due figli, Frieda e Leonard. Negli anni Cinquanta, dopo un’infanzia e un’adolescenza dominate dalla noia e dalla mancanza di novità, Juliet conosce quello che sarà il suo futuro marito, George. Tutto procederà normalmente, finchè una mattina George esce di casa, per non farvi più ritorno, portando via con sé un ritratto della moglie da bambina, furto al quale essa non si rassegnerà mai.

Juliet si ritroverà quindi con due figli da mantenere e il modesto impiego nella ditta di occhiali del padre. Ma le cose cambieranno quando, il giorno del suo trentesimo compleanno, uscendo per andare a comprare il suo “regalo di compleanno”, ovvero un frigorifero (in quanto le ristrettezze economiche finora non ne avevano permesso l’acquisto), incontrerà, lungo il suo cammino, un pittore di strada, Charlie Fussell, e con lui la possibilità di cambiare vita per sempre.

Seguiranno non poche difficoltà, soprattutto con la comunità ebraica di cui la sua famiglia fa parte, la quale, considerandola nient’altro che una agunah (termine che, in lingua ebraica, indica una donna “legata” al proprio matrimonio), la giudicherà una donna libertina e sfacciata, poiché far parte del mondo dell’arte, per essi, significa soltanto compiere molteplici adulteri alle spalle del marito, per poi ricoprirlo di vergogna una volta tornato a casa. Altro tasto dolente per la povera Juliet, il rapporto con la figlia Frieda, con la quale vivrà sempre un rapporto distaccato, a differenza di Leonard, in cui Juliet troverà, oltre che un figlio, un vero e proprio amico.

l'autrice, Natasha Solomons.
La storia di Juliet, come viene raccontato dall’autrice nella nota finale, è ispirata alla vera storia della nonna del marito della stessa Solomons, la quale, nel 1948 (più o meno negli stessi anni in cui si svolgono gli eventi narrati nel libro), fu abbandonata dal marito, senza soldi e con due bambini piccoli. Il personaggio di Juliet è simbolo di ogni donna forte, che, indifferentemente dall’epoca in cui vive, dal luogo in cui si trova e dalla gente che la circonda, non si perde mai d’animo, nemmeno nei momenti più neri - certe volte le veniva il dubbio che la solitudine si riconoscesse dall’odore, come la muffa - e affronterà le conseguenze delle proprie decisioni a testa alta, sempre e comunque.

Tra la moltudine di personaggi che gireranno intorno alla vita della protagonista (essi stessi influenzeranno gran parte delle sue scelte), a mio avviso uno dei più interessanti è Max Langford, “un artista di guerra senza una guerra”.



Interessante anche il modo in cui Juliet entra a contatto con l’arte, rendendola parte essenziale della propria vita:
«No, non sono una pittrice, sono un’osservatrice» 
«Una cosa?»
«È il mio talento particolare. Ci sono persone capaci di fare un cruciverba in dieci minuti spaccati o di preparare lo strudel di mele perfetto; io non so né disegnare né dipingere, ma so osservare i quadri. Colgo la loro essenza. Non è la più utile delle doti e sia mia madre che i miei figli preferirebbero di gran lunga che sapessi preparare lo strudel.»
Altro passo fondamentale per delineare la figura della protagonista è il seguente:
«Lei è brava a fiutare talenti. Si fidi di quella stretta alla pancia, simile a un attacco di felicità o di indigestione, che le prende quando si trova davanti a un’opera realmente meravigliosa. A volte ci avrà visto giusto, altre no, ma la verità è che non esiste giusto o sbagliato. È solo questione di fortuna. Un giorno ti sorride, il giorno dopo ti volta le spalle.»
Trovo che questo romanzo possa piacere a qualunque tipo di lettore, uomo o donna, poiché il modo in cui i fatti vengono narrati non è né troppo asciutto né troppo stucchevole o romanzato (sebbene la copertina possa trarre in inganno!), per cui chiunque potrà sfogliare le pagine di questo romanzo, e trovarvi dentro un frammento di sé, oltre al concedersi una full immersion nel mondo dell'arte.
Perché sia che la creiamo, sia che osserviamo, ognuno di noi, almeno una volta nella vita, avrà a che fare con l'arte.

lunedì 9 settembre 2013

Recensione "Certe strade semideserte" - Storie di otto nuovi amici (in collaborazione con Edizioni Leima)

Allora andiamo, tu ed io, 
Quando la sera si stende contro il cielo
Come un paziente eterizzato disteso su una tavola;
Andiamo, per certe strade semideserte...
Comincia tutto da questi versi di una poesia di T.S. Eliot, Il canto dell'amore di J. Alfred Prufrock, presenti anche nella sinossi del libro di cui sto per parlarvi. Da Eliot partono le strade semideserte che condurranno il lettore attraverso otto storie, otto viaggi di vite diverse tra loro, storie di otto autori diversi, dal cui incontro nasce un'antologia di racconti, intitolata appunto Certe strade semideserte, edita da Edizioni Leima (clicca QUI per visitare il loro sito), casa editrice palermitana con cui siamo liete di collaborare.
Copertina del libro.
 Già dalla presentazione dell'editore, Renato Magistro, è chiaro al lettore il viaggio, comprendente otto tappe diverse, che sta per intraprendere.
Certe strade semideserte è un viaggio dell'anima. Questi otto racconti, diversi tra loro sia per contenuti sia per stili narrativi, permettono al lettore di esplorare a tuttotondo la meta proposta da ogni singolo autore, dove per meta s'intenda una meta immaginaria in grado di generare molteplici emozioni.
E lo stesso è stato per me: pagina dopo pagina, racconto dopo racconto, ho assaporato fino in fondo ogni genere d'emozione; dalla felicità all'amarezza, dal divertimento alla malinconia. È come se mi fossi seduta a tavola con otto amici, ed ognuno di loro mi abbia regalato una piccola parte di sé.
Tutti e otto gli autori, narratori famosi nella scena letteraria palermitana e non, hanno saputo trasmettermi appieno la loro personale emozione nello scrivere il loro racconto, e naturalmente nel donarlo, come il più prezioso dei doni, ai lettori.

Eccovi una piccola panoramica dei racconti componenti Certe strade semideserte:

Io come Te(x) di Giacomo Cacciatore:
La storia di Tommaso, la sua voglia di personificarsi in Tex Willer, non tra le sconfinate praterie del Texas, ma nel centro storico di Palermo, dove via Mongitore, la strada in cui, per la maggior parte del tempo, Tommaso/Tex passerà la sua vita, si tramuta per magia in Big Main Street, lo scenario perfetto per un western.
E sempre in via Mongitore - Big Main Street, Tommaso/Tex incontrerà il suo acerrimo nemico, il Turco, e sarà subito chiaro il distacco fra Tommaso e Tex, opposti fisicamente e caratterialmente.
Un viaggio in una Palermo che sembra dimenticata, ma che va riscoperta da chi a Palermo ci vive o ci ha vissuto, e che merita di essere conosciuta da chi Palermo non l'ha neanche mai visitata.

Il piano di Benjamin di Alessandro Savona:
Lo stile narrativo di Savona (autore di un altro romanzo, sempre edito da Leima, Etica di un amore impuro, QUI la recensione) è diretto e conciso, come se ti parlasse guardandoti negli occhi. La storia di Benjamin, uomo di cultura un po' impacciato ma dedito alla letteratura con tutto se stesso, ci riguarda il prima persona. Col suo tentativo di salvare i personaggi della letteratura caduti nell'oblio, Benjamin tenta di salvare la cultura stessa dall'oblio dell'ignoranza, ed è questo che anche noi de L'Ebbrezza della Cultura cerchiamo di fare, col nostro piccolo contributo.

Quando la sera è stesa contro il cielo di Valentina Gebbia:
Un racconto che prende il titolo, come l'opera intera, da un verso di Eliot, sicuramente il racconto che più mi ha commossa. Leggendolo in piedi, a voce alta, sono riuscita ad entrare nell'anima di Mayra Carolina, la protagonista, la quale, a soli dieci anni, ha già accumulato una quantità spropositata di sacrificio e sofferenza. Sono riuscita a sentire sotto la mia stessa pelle il suo disagio e i dubbi che le attanagliano il cuore, dovuti alle condizioni di povertà a cui sono costrette molte famiglie in Sudamerica, e alle pesanti conseguenze. Tuttavia Mayra troverà conforto in Rubia, un'amica a cui potrà raccontare tutto, a cui potrà aprire, come ali di farfalla, il suo cuore innocente e incontaminato dal marcio del mondo a lei circostante.

Profondo Rosso di Fabio Ceraulo:
Il titolo di questo racconto, nonostante riporti alla mente il celebre film di Dario Argento, in realtà cela una quantità inverosimile di umorismo. La storia di Ernesto detto "il Rosso", uomo dedito allo studio (sebbene non sia uno studente) e dall'aspetto imbarazzante, è quella di un moderno Salgari, il quale, pur non avendo mai viaggiato, nei suoi racconti al bar del quartiere, fulcro della vita sociale della zona, egli narra di luoghi mai esplorati dagli ascoltatori, ma soprattutto di donne, provenienti da ogni paese del globo, che hanno dato anima e corpo ad Ernesto. Tuttavia, quando la veridicità dei suoi racconti comincerà a vacillare, Ernesto, nel tentativo di trovare un escamotage, prenderà una nuova strada, e il suo destino cambierà completamente.

Lapdance di Elvira Seminara:
Col suo racconto, l'autrice riprende egregiamente la tecnica del monologo interiore che Schnitzler lanciò con Il sottotenente Gustl (se non l'avete mai letto, ve lo consiglio!) nel lontano 1900, prova che la letteratura si evolve senza dimenticare il proprio passato.
Raccontando la vicenda in prima persona, l'autrice impersona un uomo ossessionato da domande di qualsivoglia natura, concentrandosi soprattutto sulla moglie che, ne è sicuro, lo tradisce col suo migliore amico. Tuttavia l'uomo, insicuro per natura, non farà che sfuggire ai suoi problemi, rifugiandosi in se stesso.

La stazione di Marco Pomar:
Anche qui, come nel caso del racconto di Ceraulo, umorismo assicurato. Il protagonista, Ivan Palocci,  muore, e la sua idea di Aldilà viene completamente sconvolta dal dialogo con l'Orientatore, un angelo-guida che mostrerà a Palocci quanto il mondo ultraterreno, più che ai cori del Paradiso o alle fiamme dell'Inferno, sia più simile ad un ufficio di collocamento.

L'odore del sughero di Alessandro Locatelli:
La storia di come la vita di un uomo, un pianista in ascesa, cambierà per sempre, solo per aver preso la strada sbagliata. E proprio a causa di questo errore inaspettato, la sua carriera verrà del tutto stroncata. Questo racconto non è altro che una metafora di come i cambiamenti ci possano condurre 
in strade del tutto inaspettate, dove quelle che inizialmente erano le nostre priorità diventeranno soltanto minuzie, ai margini della nostra vita.

Stupor mundi di Maria Grazia Scalfani:
La protagonista dell'ultimo racconto che chiude in bellezza Certe strade semideserte, Mara, in realtà rappresenta una figura comune a molti amanti della cultura: una persona che sa, ma che viene continuamente bistrattata, sottovalutata (soprattutto in ambito lavorativo), a cui capita spesso e volentieri, per scelta e non, di affrontare una realtà del tutto priva della cultura che si apprende grazie all'amore per i libri, la musica, il cinema e all'informazione in generale. Il tutto nel quartiere popolare di Ballarò a Palermo, dove Mara vive, e dove un incidente con un abitante della zona la farà sentire ancor più diversa, ancor più lontana dalla realtà di cui fa parte.

Oltre al contenuto e allo sviluppo narrativo di tutti e otto i racconti, una cosa che ho parecchio apprezzato, e che magari potrà sfuggire ad un occhio meno attento, è la piccola introduzione che ogni autore ha scritto per il racconto di un altro autore. Ciò mi fa pensare al puro concetto di lavoro di squadra, e al giorno d'oggi, dove competere l'uno contro l'altro è all'ordine del giorno, è un concetto assai raro.
Un altro punto a favore per questo libro, considerando che noi stesse, collaborando e aiutandoci a vicenda, siamo una squadra perfettamente funzionante.

Consiglio vivamente la lettura di quest'antologia di racconti a TUTTI, indifferentemente dai vostri gusti. Vi invito a percorrerle, queste strade semideserte, proprio perché in ogni racconto, percorrendo ognuna di queste strade, troverete una diversa emozione, e senz'altro troverete una parte di voi stessi.
E non lo farete mai da soli.

Alla prossima!

giovedì 22 agosto 2013

Recensione "Lo strano caso dei tre nubiani" di Francesco Signor - 50 sfumature di....genialità (In collaborazione con 'Round Midnight Edizioni)

AVVERTENZE
Il libro che mi appresto a recensirvi CONTIENE ESPLICITI RIFERIMENTI SESSUALI e PAROLACCE. Se sei tendente a scandalizzarti, questa recensione non fa per te, perciò alla prossima!  Se invece non ti crei alcun problema, continua pure a leggere, e grazie per averci scelti :)
(Fa molto compagnia aerea, lo so.)

Lo strano caso dei tre nubiani* è uno dei libri più strani che abbia letto in questo periodo di voracità letteraria, se non addirittura uno dei più strani che abbia mai letto in vita mia. Con questo non intendo certo dire che sia un brutto libro, assolutamente.
Ma è strano, strano forte.

E strana è anche la trama, pur essendolo nella sua semplicità: Analisa (no, non è un errore di battitura, semmai un errore dell'ufficio anagrafe), detta Ana, una giovane ragazza col diploma regionale di parrucchiera, si ritrova costretta dall'amica di sempre, Caterina detta Cate, ad andare ad un colloquio di lavoro al posto suo, dal momento che essa, a causa di una candidosi trasmessale da chissà quale dei suoi innumerevoli partner, non altri pensieri all'infuori dell'incessante prurito alle parti intime (cercherò di usare un linguaggio il più pulito possibile, ma nel libro le cose sono descritte in maniera assai più esplicita, ndr).
copertina del libro.
Seppur riluttante, e conciata (per merito di Cate) come una squillo di serie z, Ana si reca al colloquio. Qui, dopo aver incontrato tre fusti di colore (i tre nubiani, appunto), a cui appiopperà subito degli ambigui soprannomi (Tyson, Estintore e Il moretto), s'imbatterà nel capo, Cristian Grasso, il quale, come suggerisce il cognome, è un individuo più largo che lungo, incline a lasciarsi scappare flatulenze e totalmente estraneo alle buone maniere.

Una volta assunta nella ditta di autodemolizioni gestita da Grasso, ad Ana capiterà di tutto e di più.
Naturalmente "di tutto e di più" in chiave sessuale, in quanto, come specificato nella sinossi, Ana è un'aspirante zoccola, verrà tormentata dal pensiero dei tre nubiani e a ciò che desidererebbe fare con (e di) loro, soprattutto nel cuore della notte. E ovviamente l'amica Cate, ancor più ninfomane di Ana, e l'amico zerbino Giuse, che entrambe reputano finocchio senza averne la certezza, non faciliteranno l'ardua impresa di pensare ad altro.
Così, tra mille (adorabili) volgarità, scene di sesso (immaginarie e non), parrucche, telefonate, sparizioni e chi più ne ha più ne metta, Francesco Signor ci trascina in un'atmosfera tanto (volutamente) assurda quanto (purtroppo) verosimile, poiché nel romanzo è riflessa la disarmante condizione di precariato che affligge sempre più i giovani.

Il caso dei tre nubiani è un romanzo che non si ama, né si odia. Esso va semplicemente accettato così com'è, coi suoi pregi (ci sono, eccome se ci sono! Lo vedremo più avanti) e i suoi difetti, che, nonostante l'85% delle volte ti facciano pensare "Ma cosa cazzo sto leggendo?", sono proprio questi ultimi a tenerti incollato/a alle pagine, fino alla fine.

Veniamo ora al VERO MOTIVO per cui tutti dovrebbero leggere e adorare questo romanzo.
Essendo un autore umoristico, Signor ha volutamente calato un'ulteriore e geniale aura satirica nel romanzo stesso; mi riferisco ai personaggi, ai loro ruoli, ma soprattutto ai loro NOMI. Mi spiego meglio.

La protagonista si chiama ANALISA FERO, ovvero Annalisa Ferro con due consonanti in meno. E si fa chiamare Ana. Non vi ricorda una certa ANASTASIA STEELE? (e Steele è la scrittura errata di Steel, che in inglese significa "acciaio", ergo parliamo sempre di metalli e simili.)

Il nome del datore di lavoro di Ana, con cui lei HA UN COLLOQUIO AL POSTO DELL'AMICA, si chiama Cristian Grasso. Non vi fa pensare ad un certo CHRISTIAN GREY?

Il nome dell'amica di Ana è Cate Cavanaghi. Non vi fa pensare ad una certa KATE KAVANAGH?

Il nome dell'amico zerbino di Ana è Giuse. Non vi fa pensare ad un certo JOSE?

Una volta accortami di questa strabiliante frecciatina a 50 sfumature di grigio, ho esultato neanche fossero i mondiali del 2006. Ho pensato "Finalmente!", dato che, avendo letto (e detestato) la trilogia erotica (ahahah) più chiacchierata degli ultimi tempi, l'idea che ci fosse una voce fuori dal coro, come quella di Francesco Signor, che si prendesse il meritato lusso di scimmiottarla rendendola un romanzo umoristico, dove la protagonista non è una timida studentella, ma una ragazza che grida al mondo intero la sua voglia di sesso, dove il protagonista scappa ogni due minuti in bagno per colpa di una zuppa di cozze, dice sempre "vabbuò" (...riferimento a Schettino?) e non si preoccupa minimamente di fare il cavaliere in giro per la città, è davvero una cosa a mio avviso spettacolare. Francesco Signor meriterebbe una medaglia solo per questo!
ahahahahaahahah
In conclusione, Lo strano caso dei tre nubiani è uno di quei libri su cui dovete assolutamente inciampare, almeno una volta nella vita. Perché per quanto sia fastidioso, nauseante, ambiguo, puzzolente e privo di sentimenti, è sicuramente migliore di tutti quei romanzi che sbandierano amore vero, eleganza e perbenismi vari, per poi leggerli e restare con l'amaro in bocca.
Il romanzo da me appena recensito vi avverte in anticipo, ma vi assicura delle sincere risate!

Prima di lasciarvi, colgo l'occasione per ringraziare la 'round midnight edizioni per averci concesso di leggere e recensire alcuni dei libri da loro editi (prossimamente pubblicheremo le altre recensioni).
Potete acquistare Lo strano caso dei tre nubiani e gli altri romanzi editi da 'round midnight direttamente sul sito della casa editrice (clicca QUI per visitare il sito). Nello stesso sito inoltre è presente la lista delle librerie dove potete acquistare i loro libri, qualora non siate soliti ad acquistare online. Alla prossima!

*Ah già, dimenticavo...sicuramente per tutto questo tempo l'unica domanda che vi sarete posti sarà stata "Cosa diavolo sono i nubiani?". Ho voluto lasciarvi sulle spine prima di dirvi che i nubiani sono gli abitanti della Nubia, regione a sud dell'Egitto. Peace.



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