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martedì 27 settembre 2016

Voglia di LIBRI (e che Libri!): Jane Eyre e la sorprendente attualità dei classici

Vi è mai capitato di amare qualcosa ancor prima di scoprire di cosa si trattasse? 
Questo è ciò che mi è successo con Jane Eyre, uno dei romanzi più celebrati di sempre, appartenente al superbo periodo letterario, d'epoca vittoriana svoltosi in Inghilterra nel 19° secolo , che comprende, tra i nomi più noti al pubblico d'ogni parte del mondo, le opere di Jane Austen (sebbene non proprio associabile al romanzo vittoriano), William Thackeray, Charles Dickens e le sorelle Bronte, e tra esse Charlotte Bronte, autrice del romanzo di cui parleremo oggi. 

Questo post non vuole essere una vera e propria recensione (romanzi come Jane Eyre, francamente, non ne hanno alcun bisogno), quanto una riflessione sui personaggi, e sulla sorprendente attualità che essi rivelano nel corso della lettura, a distanza di quasi duecento anni, in un'epoca diametralmente opposta alla nostra. Tuttavia, mi piace pensare che, nonostante la notevole distanza temporale dall'epoca in cui Charlotte Bronte ha pubblicato il romanzo (era il 1847) ad oggi,  ci si possa ancora emozionare e, perché no, immedesimare nei personaggi, le cui vicende, se traslate in un'epoca più recente, sono ancora molto verosimili. 
 
Dal film di Franco Zeffirelli (1996)
Iniziamo con l'inquadrare per l'appunto i protagonisti, prima fra tutti la nostra eroina. 
Chi è Jane Eyre? Jane è una giovane donna, neanche ventenne, che porta ancora oggi le cicatrici delle ferite del passato, tra un'infanzia in una famiglia adottiva in cui non era amata ed il successivo trasferimento nel collegio di Lowood, dove il cibo è scarso, il clima è rigido e vi è poco spazio concesso agli svaghi. Otto anni a Lowood trasformano Jane in quella figura severa che la zia Reed, nonché tutrice della ragazza, aveva più volte criticato e vessato anni prima. Ad un occhio esterno Jane non sembra che una giovane istitutrice, rigida, dedita solo al lavoro e del tutto ignara di alcun tipo di divertimento, ed è così che si descriverà lei stessa (il romanzo è per l'appunto in prima persona). In realtà Jane non è che una ragazza qualsiasi, che sa emozionarsi per le piccole cose, la cui unica sfortuna è stata non aver alcun approccio col mondo in cui vive il suo, chiamiamolo così, datore di lavoro, Edward Rochester, conoscitore del mondo, appassionato di viaggi e di belle donne. 
Prima di passare a Rochester, altra figura interessantissima del romanzo, soffermiamoci ancora su Jane: quel che più sorprende, a parer mio, è la normalità assoluta di questa ragazza, dalle ribellioni infantili ritenute dalla zia "appartenenti ad un animo malvagio" (andiamo, chi di noi non ha mai risposto male a 10-11 anni?), alle passioni scoperte una volta uscita dal collegio. Jane è chiaramente dipinta come una giovane donna affamata di vita e d'amore, che pian piano scopre la bellezza di una vita migliore (ci si intenerisce davanti alla sua reazione quando vede la sua nuova stanza nella tenuta di Rochester), e soprattutto la scoperta di ciò che, fino a d'ora, non riteneva le fosse possibile ottenere: l'amore di un uomo, la cui ricchezza avrebbe potuto concedergli le donne più belle (tra cui la frivola, ma affascinante e anche molto poco sensibile Blanche Ingram), ma sceglie lei, lei che sa leggere nella sua anima e lo ritrae, attraverso il delicato tocco della sua matita, per l'uomo che realmente è. 



Potrei dire molto altro su Jane, ma voglio concentrarmi sugli altri importanti personaggi della vicenda. Riallacciandoci a quanto detto sopra, Edward Rochester viene inizialmente presentato come una figura evanescente, un padrone per lo più assente durante l'anno, ma di buon cuore (lo si vede dai doni che porta ad Adele, allieva di Jane, nonché figlia illegittima di Rochester). Man mano che i fatti si susseguono, la maschera indossata da Rochester scivola lentamente, rivelando le umiliazioni e le ingiustizie subite da un uomo che nella sua vita ha inghiottito bocconi sempre più amari. Per lui la presenza di Jane avrà una parvenza angelica, che gli permetterà di scoprire - così come a Jane stessa - cos'è l'amore.

Interessante la presenza di personaggi complementari ai protagonisti stessi. Se è vero che "gli opposti si attraggono", qui l'affermazione è legge: quando Jane scopre dell'imminente arrivo di Blanche al castello, passa ore ed ore ad immaginarla e addirittura la ritrae per dar vita alla sua fantasia. Al momento del suo arrivo, Blanche dà conferma a Jane dell'idea che quest'ultima si era fatta, una donna i cui abiti candidi e i boccoli sapientemente arricciati porteranno sicuramente un matrimonio vantaggioso, ma la cui mancanza di tatto allontanerà da sé alcuna possibilità di amare veramente. 

Così come Blanche è opposta a Jane, anche il reverendo St. John Rivers, sostenitore di Jane durante uno dei momenti più difficili di tutto il romanzo, sembra essere diametralmente opposto a Rochester. L'uno bello, ma tremendamente austero e dedito solo alla sua missione, l'altro brutto ma affascinante, intento a provocare Jane con le sue affermazioni mordaci e le sue domande trabocchetto. Ciononostante, l'amore che lega St. John a Jane, più che un amore viene visto come un dovere, la cui prepotenza spegne ogni interesse ancor prima d'accenderlo. 
Un'altra, importante figura, nonché principale causa di crollo verso la fine del romanzo, si rivela nel libro verso la fine, ma non voglio spoilerarvi più di quanto non abbia già fatto. Vi basta solo sapere che è non è che la goccia che fa traboccare il vaso di segreti e dolori dello stesso Rochester.

Tirando le somme, prima che questo post risulti infinito, vi lascio le mie ultime osservazioni e anche un paio di domande: è pur vero che, spesso e volentieri, nei classici il sugo è molto allungato (io stessa, tra pagine e pagine di dialoghi in cui non si arrivava a nessun punto mi chiedevo: e quando concludete?) e quindi la parola lascia il posto all'azione, ma non è sorprendente quanto i sentimenti, le inquietudini e soprattutto (lasciatemi passare la parola) le sfighe accomunino figure del 1800 a noi poveri e pazzi del 2016? Immaginate a quante Jane, a quanti Rochester e a quante Blanche avete incontrato nella vostra vita...o se siete voi stessi Jane, Rochester e Blanche. Questo non è solo un invito a leggere i classici (la curiosità deve comunque nascere spontaneamente), ma un invito a rivisitarli, a non classificarli come "vecchi" ancor prima di aver letto la trama, o ad associarli soltanto barbosi e letti a causa della scuola o di un esame. Pensate alle vicende dei personaggi, trasponete le loro storie in un'epoca più attuale e magari penserete "cavolo, ma Jane sono io!".

Vi segnalo (e non mi stancherò mai di farlo) anche la sublime trasposizione cinematografica diretta da Franco Zeffirelli nel 1996, con Charlotte Gainsbourg (sì, quella di Nymphomaniac di Lars Von Trier) nel ruolo di Jane Eyre. Ho visto anche la versione del 2011, diretta da Cary Joji Fukunaga, ma...per me è no. 

Augurandovi una buona giornata vi invito sempre a seguirci sulla nostra pagina Facebook, rinnovo le mie scuse per l'infrequente attività, ma lavoro tantissimo e il poco tempo che ho preferisco passarlo lontana dal pc. Fateci sapere le vostre sempre apprezzatissime opinioni e ricordatevi sempre di vivere, leggere, ma soprattutto Amare.
Dorotea.

    giovedì 25 febbraio 2016

    Voglia di libri: "Per me scomparso è il mondo" di Emiliano Ereddia.




    Salve a tutti ed eccomi, dopo secoli e secoli di assenza per così dire “sabbatica”, con una recensione che avrei dovuto scrivere molto tempo fa e per questo me ne scuso. Per farmi perdonare, oggi vi racconterò qualcosa su un libro che ho trovato molto interessante sia per lo stile narrativo che  per la trama vera e propria, in particolare per il suo sviluppo nel tempo della storia. Sto parlando di “Per me scomparso è il mondo”, di Emiliano Ereddia. Il romanzo è edito da “Corrimano Edizioni”, e già dalla copertina, colpisce per la sua crudezza nel raccontare una storia, già di per sé piuttosto complessa, fatta di intrighi, sesso, droga e il classico "rock 'n' roll".

    Lo stile dell'autore è basato costantemente sulla seconda persona singolare, cosa piuttosto insolita nella 
    letteratura. Sembra come se l'autore volesse metterci nei panni del protagonista, Boss, - famosissima rockstar ormai da anni presente sulla scena musicale italiana -, come se volesse farci provare le miriadi di emozioni e sensazioni che il dissoluto protagonista sente nel raccontare la storia. E l'autore è la nostra coscienza, anzi, la coscienza di Boss, una coscienza tormentata, che ci fa rimuginare, fa correre i nostri pensieri in un filo nonsense di miriadi di parole e ricordi, contornate da improperi e oscenità che svelano la natura di Boss e rivelano soprattutto, moltissimi dettagli della sua vita e delle sue considerazioni sulla stessa. Le immagini che si susseguono nella mente di Boss, di cui non sapremo mai il vero nome (come di nessuno degli altri personaggi), si susseguono nel corso del libro come un fiume in piena che ti travolge e ti coinvolge nelle sfortunate vicende del musicista e della sua band. "Per me scomparso è il mondo", racconta infatti di Bros, Doc, Staisereno, Poldo, P e Q, i "ragazzi" al servizio di Boss, leader di una rock band molto nota. Ma Boss è a sua volta dominato dai suoi pensieri e segreti. 
    Il segreto più grande è una minorenne sua fan, di cui circola un video nella quale lei e Boss, sono ripresi durante un rapporto sessuale. Lui è evidentemente nudo e totalmente "fatto", lei non sembra consenziente. La band viene ricattata da una rete televisiva venuta in possesso del nastro, ma Boss è irremovibile e intende farla pagare all'odioso presentatore (il "figlio di puttana perfetto") di un famoso talk-show della rete che vuole a tutti i costi intervistarlo per avere lo "scoop" esclusivo.

    Non vi dirò altro sulla trama di "Per me scomparso è il mondo", poiché non è un romanzo da poter raccontare così, in poche parole; va letto con calma, bisogna perdersi nei voli pindarici del protagonista, entrare nella sua mente e vestire i suoi panni, per poter capire la sua complessità e la furia che imperversa dai periodi, costruiti come in un moderno "Ulysses" di James Joyce, pieno di digressioni, di frasi da cui fuoriescono altre frasi più concitate, più contorte, fino a non avere più un nesso logico con il discorso iniziale, con intervalli di dialoghi in un tempo che non è più quello dei pensieri che scorrono, ma quello dei ricordi legati alla vicenda, ricordi fatti di dialoghi in "botta e risposta", in cui là per là ci si confonde fino a non capire più chi sta dicendo cosa; ma poi tutto torna, e allora quei dialoghi e quei pensieri che possono sembrare folli di primo acchitto, hanno un senso, hanno una logica e ci troviamo a tifare per il Boss, che alla fin fine, nel racconto siamo noi, e ci sentiamo come lui, proviamo pena e anche rabbia per lui, per il suo atteggiamento, per una vita persa nell'alcool e nella droga, per la sua apparente mancanza di amor proprio...
    Ma d'altra parte, chi di noi non ha mai sentito, almeno una volta, nei suoi pensieri, il desiderio di perdersi, di abbandonarsi in una bolla di sapone, una bolla in cui rifugiarsi per non sentire quella coscienza che ci tortura, quei pensieri e quelle emozioni forti che ci tartassano, per veder scomparire il mondo così com'è, ed è lì che ci rendiamo conto che in fondo, la vita è fatta di futilità, di fiumi di parole...


    E ora, due parole sull'autore.

    Emiliano Ereddia è nato in Sicilia, nel 1977. E' un autore televisivo e sceneggiatore del cult movie "W Zappatore", vincitore del Brooklyn Film Festival 2011 per il miglior film. E' musicista e vive attualmente a Roma.



                                                    

                                                                               L'autore di "Per me scomparso è il mondo", Emiliano Ereddia


    Consiglio vivamente di leggere questo romanzo, consiglio di perdervi nelle parole che scorrono, non esaminandone il senso o il significato, ma lasciandovi trasportare da quel fiume in piena, che vi trascinerà in un mondo all'apparenza così diverso dalle nostre esperienze, ma allo stesso tempo, nemmeno così distante.




    lunedì 7 dicembre 2015

    Voglia di Cinema: Incompresa (2014)

     Per la serie: film che attendono di essere visti da mesi e mesi. Adesso che mi sono (parzialmente) ripresa dal malessere da rientro in Italia, ho rimesso la testa a posto e mi sono data da fare per sfoltire la mia lista di libri, film e serie tv da leggere/vedere. E tra i film, per l'appunto, compariva questo.
    "Incompresa", uscito nelle sale a giugno 2014, è il più recente lavoro da regista di Asia Argento, che vede per protagonista la piccola Aria (Giulia Salerno), "imprigionata" in un contesto familiare palesemente mal assortito:  una madre italo-francese pianista (Charlotte Gainsbourg, la quale, con la sua magistrale interpretazione di Jane Eyre nella pellicola di Franco Zeffirelli, mi ha devastato il cuore e l'anima numerose volte) che tenta di imporre la sua verve artistica e il suo esagerato amor proprio alla famiglia intera; un padre, attore famoso (Gabriel Garko), nevrotico, scorbutico e assurdamente superstizioso; e infine due sorelle maggiori (Anna Lou Castoldi e Carolina Poccioni) con cui i rapporti sono, tra alti e bassi, piuttosto distaccati. Convinta che nessuno le voglia bene e quasi trasparente agli occhi dei genitori, sempre più presi da se stessi, ad Aria non restano che l'affetto dell'amica del cuore, Angelica, e di un grosso gatto nero - per cui il padre non farà vere e proprie faville - di nome Dac.
    Apro una piccola parentesi a proposito del cast, in particolare riguardo ad uno dei personaggi più amati e più odiati dal pubblico italiano, ovvero Gabriel Garko. Vedendolo all'opera in questo film, ci si può effettivamente render conto di come sia un attore un pizzico sottovalutato. Colpa delle fiction in cui lo infilano puntualmente, colpa del solito ruolo da bello, pericoloso e incazzato ma dal cuore d'oro che recita solitamente? Sarà, ma nel ruolo del padre di Aria (in cui, a parer mio, tende anche a prendere lievemente in giro se stesso, o meglio l'aura che circonda il suo personaggio, attraverso i luoghi comuni che volente o nolente coinvolgono le celebrità) riesce a ben immedesimarsi in un uomo paranoico, ossessivo e ossessionato col malocchio da rasentare il ridicolo più e più volte - a causa anche, pur senza volerlo, della figlia, la quale lascia rompere specchi ed entrare piccioni in casa.
    Interessante anche la presenza, nella pellicola, di Max Gazzé, con un ruolo piccolo, ma significativo (che lo spettatore dovrà tenere a mente per tutta la durata del film), e di Anna Lou Castoldi, figlia della Argento, al suo primo ruolo sul grande schermo.

    Per il resto, la trama è ben strutturata e lo svolgersi delle scene parecchio godibile. Che Asia Argento abbia voluto appositamente lasciare un'impronta biografica nel film è più che evidente - dalla scelta del nome Aria/Asia - nonché figlia d'arte - per la protagonista, al nome dell'amica Angelica (lo stesso nome della migliore amica della Argento, come ho potuto scoprire seguendola su Instagram), ma in particolare grazie all'atmosfera punk-rock presente nel film dall'inizio alla fine (che, da brava amante del punk '77, non ho potuto non notare), simbolo del disfacimento di una famiglia e della stessa Aria, la quale, ritrovandosi spesso a vagare in giro per Roma, rifiutata da entrambi i genitori, non potrà non sentirsi quello che effettivamente è: incompresa.



    Vi lascio al trailer del film:

    Dorotea.

    lunedì 30 novembre 2015

    Voglia di CINEMA: Shame (2011) - Oltre i limiti dell'amore

    Buongiorno e buon inizio settimana!
    Come vi anticipai già la settimana scorsa, mi accingo a parlarvi di un film che mi ha colpita parecchio: si tratta di Shame, film drammatico del 2011 diretto da Steve McQueen (noto per pellicole come Hunger, 12 anni schiavo) con protagonista uno straordinario - e ripeto, straordinario - Michael Fassbender.
    La trama ruota attorno alla vita ordinaria di Brandon, uomo distaccato e metodico (da come si può facilmente intuire dall'ordine quasi maniacale con cui sono riposti libri e dischi nel soggiorno, o per la sua estrema puntualità) che nasconde un problema più grande di sé: la sua irrefrenabile, incontrollabile dipendenza dal sesso. Dipendenza che lo porta a chiudersi in bagno più volte al giorno durante le ore lavorative, a cercare su Internet filmati e immagini di sesso estremo (tanto da riempire il pc dell'ufficio di virus), fino al sedurre donne sconosciute in metropolitana. 
    La fragile maschera di apparente freddezza e distacco dalla realtà che Brandon è solito indossare fa presto a cadere, poiché la vergogna (da qui il titolo del film, Shame) per la sua dipendenza, che prende sempre più l'aspetto di una vera e propria malattia, prende il sopravvento, e rischia di farlo precipitare in un baratro da cui è difficile risalire. A "scoperchiare" questo fragile vaso di Pandora arriva Sissy (interpretata da Carey Mulligan), sorella minore di Brandon, nonché il suo totale opposto. Distratta, capricciosa e disordinata, irromperà a casa del fratello sconvolgendo l'ordine della sua vita, e distruggendo alcune delle metaforiche mura in cui Brandon si era rinchiuso da tempo.





    Ciò che più colpisce di questo film è quanto le battute, le spiegazioni e tutto ciò che riguarda il linguaggio verbale sia estremamente futile e superfluo. Feeling are intense, words are trivial, cantano i Depeche Mode nella bellissima Enjoy the silence. Qui è la medesima situazione: benché le prime parole di Brandon arrivino dieci minuti dopo l'inizio del film, lo spettatore riesce facilmente ad entrare nell'oscurità del suo animo, e a muoversi entro esso, deducendo quel che Brandon capirà dopo una difficile lezione: senza affetti, e soprattutto senza famiglia, è difficile guarire da una malattia così spietata e senza scampo come quella in cui la sua dipendenza sfocerà.
    Vi lascio il trailer del film:

    Grazie di cuore a quella meravigliosa invenzione chiamata Netflix per avermi fatto scoprire questo film e per avermelo consigliato. Adesso io lo consiglio a voi. 

    Dorotea.

    martedì 16 dicembre 2014

    Voglia di LIBRI: "Acquasanta" di Valentina Gebbia

    Copertina del libro.
    Salve a tutti! 
    Il libro di cui ho il piacere di parlarvi oggi è "Acquasanta", romanzo del 2013 dell'autrice palermitana Valentina Gebbia, edito da Edizioni Leima.
    Se avete già letto la mia recensione della raccolta di racconti "Certe strade semideserte" (che potete leggere QUI) edita sempre da Leima, saprete che ho particolarmente apprezzato il racconto "Quando la sera è stesa contro il cielo", scritto dalla medesima autrice. Per cui, quando abbiamo ricevuto questo romanzo, ho subito pensato "DEVO leggerlo". E devo dire che, nonostante la differenza abissale di stile tra il racconto e questo romanzo, nonché la differenza tra le tematiche affrontate, il mio sesto senso ha avuto pienamente ragione.
    "Acquasanta" è, nello specifico, il quinto episodio di una serie di gialli con protagonista la scoppiettante famiglia Mangiaracina (nonché titolare della Mangiaracina Investigazioni), costituita da Fana e Terio, due fratelli in costante conflitto, e dalla madre Assunta, personaggio a cui è impossibile non affezionarsi. 

    Un nuovo caso d'omicidio attende la Mangiaracina Investigazioni: Ottorino Orizzonte, invalido, viene ritrovato senza vita e privo della sedia a rotelle nei dintorni della propria casa. Unica indagata, la sorella Momma. Inizialmente le indagini vanno a rilento, prima di tutto per il trasloco definitivo dell'intera famiglia, residente da sempre a Borgo Vecchio, dove tutti sanno tutto di tutti, alla borgata dell'Acquasanta, in un ambiente estraneo, quasi sinistro, complice la presenza di un inquietante giardino. Inoltre Fana, impegnata con le riprese di un film storico, è spesso e volentieri assente. Sarà proprio il legame inaspettato, ma indissolubile, tra il film e il fatidico trasloco a permettere all'affiatata squadra di arrivare alla soluzione di questo insolito enigma, intriso di mistero e un pizzico di misticismo.  

    Uno squarcio del porto dell'Acquasanta,
    Palermo. [Immagine dal web]
    Per quanto possa sembrare inverosimile in un giallo, ciò che più emerge dalla penna dell'autrice è un forte sentimento d'amore: amore in primis per la propria terra, per le proprie radici, nonché un chiaro disappunto per le condizioni in cui, purtroppo, una città splendida come Palermo si è ridotta, sia dal punto di vista sociale (non mancano episodi in cui si assiste a scene d'ordinaria amministrazione, come le lunghe attese nella sala d'aspetto in un'azienda sanitaria, in cui spesso ci si ritrova a raccontare i propri problemi a degli estranei), sia artistico e geografico. Ed è proprio su questi ultimi punti incentrata la critica di Valentina Gebbia, come si può evincere da questi due estratti:
    "Nessuno", commentò sottovoce rivolgendosi a quel luogo in balia all'incuria, "ha il talento dei palermitani nel darsi la zappa sui piedi. Palermo è nata con un patrimonio naturale unico, e mentre ci sono città che hanno saputo sfruttare qualsiasi risorsa per farne tesoro, qua invece si è fatto a gara per sopprimere bellezza, ricchezza, ingegno". (p. 104)
    Altro che Pao de Azucar, che Golden Gate! Com'era possibile che Palermo non risultasse fra le meraviglie, fra i siti mondiali da proteggere? Da proteggere dagli stessi palermitani! Perché nessun sindaco, o magari un benefattore, un potente della terra, uno qualunque insomma, si era mai incazzato davvero e impietosito per una città così bella e così inconsapevole di esserlo? (p. 215) 
    Secondo, ma non meno importante, l'amore dell'autrice per il cinema, visibile in ogni singola frase costituente il romanzo (perfino i capitoli del libro riportano titoli di celebri pellicole). Grazie a Fana, incantata dal mondo che la piccola troupe per cui lavora le ha aperto, assistiamo ad una pittoresca parata di personaggi minori, dal regista alla truccatrice, fino agli attori stessi, alla loro quotidianità, alle piccole difficoltà, che ad ogni modo, una volta ultimato il film, ripagheranno ogni momento difficile. Non a caso il mondo del cinema comporterà un vero e proprio cambiamento, nel corso della narrazione, sia in Fana sia in Terio. 
    Come non accennarvi al personaggio che ho preferito in assoluto, ovvero Assunta Mangiaracina? Descriverla in poche righe non è semplice: con le sue vesti colorate, le sue braccia sempre pronte ad accogliere i propri figli, nonché la forte convinzione che un buon pasto a base di melanzane, timballo di pasta al forno e cous-cous di pesce possa agire meglio di qualunque medicina, Assunta è indubbiamente la mamma che tutti vorremmo. Oltretutto, sarà proprio lei ad avere un ruolo fondamentale nella risoluzione dell'omicidio di Ottorino. 

    Per quanto, arrivata a questo punto, sia un'affermazione superficiale, vi consiglio vivamente la lettura di "Acquasanta", anche e soprattutto se non siete di Palermo. Penso che un occhio estraneo possa cogliere al meglio le sfumature di una città che, come descritta in questo romanzo, vive un periodo difficile, un po' come tutto il paese ovviamente, e che vuole a tutti i costi emergere, perché lo merita davvero. 
    Si tratta, oltretutto, di una lettura piacevole, scorrevole (particolarmente consigliata per le vacanze estive, anche se è ancora presto potete sempre prendere nota, no?), perciò non lasciatevi intimorire dalle 250 e passa pagine, perché non ve ne accorgerete nemmeno.
    Inoltre, se, col Natale alle porte e l'estenuante ricerca del regalo perfetto, avete in mente di donare qualche libro (scelta che, ovviamente, reputo la migliore!), vorrei ricordarvi che fino al 9 gennaio sul sito della casa editrice sarà in corso una promozione che vi garantirà il 25% di sconto su tutti i titoli! Quale occasione migliore di questa per approfittarne? 

    Spero abbiate apprezzato questa recensione! Ricordate di farci sapere le vostre impressioni qualora abbiate letto il romanzo e, come sempre, alla prossima!

    Dorotea.

    Sito Edizioni Leima: http://www.edizionileima.it/
    Scheda del romanzo: http://www.edizionileima.it/catalogo/download/Scheda%20libro%20-%20Acquasanta.pdf

    lunedì 10 novembre 2014

    Voglia di (tanti) LIBRI: Consigli (e non) di lettura #1

    Ciao!
    La settimana scorsa vi ho chiesto, sulla nostra pagina Facebook, se vi sarebbe piaciuta una serie di post, contenenti alcune mini-recensioni, sugli ultimi libri che ho letto, dal momento che, adesso, ho fortunatamente molto più tempo libero da dedicare alla lettura, ma mi è comunque impossibile scrivere una recensione intera per ogni libro che leggo, come potrete immaginare! 
    Ha quindi inizio oggi una serie di post dedicata ad alcuni consigli (e sconsigli) letterari. Non dimenticate di farci sapere la vostra opinione al riguardo, che sia contrastante e non, saremo felici di discuterne assieme :)
    I romanzi di cui voglio parlarvi oggi sono:
    - Colpa delle stelle di John Green;
    - Il colore viola di Alice Walker;
    - Il letto di Frida di Slavenka Drakulic.

    (S)consiglio n.1:
    "Colpa delle stelle" di John Green, edito da Rizzoli (2014, titolo originale: The fault in our stars).
    Prima di essere linciata dai fan che hanno riversato fiumi di lacrime sulla triste storia di Hazel e Gus (e non c'è nulla di male in questo, le emozioni sono assolutamente soggettive) voglio spiegarvi cosa mi ha spinto a sconsigliarvi la lettura di questo romanzo. Non sto qui a raccontarvi la trama - dato il boom di vendite del romanzo, legato anche all'uscita del film (che non ho visto), penso la conosciate tutti; il problema è che questo romanzo non ha (ripeto, sempre secondo me) tutta quella carica di emozioni che dovrebbe differenziare questa lettura da altri milioni di romanzi già in circolazione. E con questo non mi riferisco alla tematica affrontata, il cancro; anche "P.s. I love you" di Cecelia Ahern (ho adorato sia il libro sia il film tratto da quest'ultimo) parla di questa brutta malattia, e come esso tanti altri romanzi, magari meno noti al grande pubblico, ma magari hanno un approccio diverso, capace o meno di appassionare il lettore. Oltretutto non ho apprezzato i tempi utilizzati nella storia: penso che tutto accada troppo in fretta per essere una storia quanto più fedele alla realtà.
    Tuttavia, voglio dare a Cesare quel che è di Cesare: è una lettura scorrevole, ed ho apprezzato il fatto che l'autore abbia utilizzato, nei dialoghi tra i protagonisti, poco più che adolescenti, un linguaggio appropriato a quell'età (a differenza di altri autori, che fanno "parlare" i protagonisti come se fossero dottori in filosofia teoretica). Ammirevole anche l'idea di inserire, come perno ruotante della vicenda, un metalibro (ovvero un romanzo dentro il romanzo, inesistente nella realtà), ovvero "Un'imperiale afflizione" dell'altrettanto fittizio autore Peter Van Houten. 
    In conclusione, non vi sconsiglio questo romanzo perché sia brutto, assolutamente no. Si tratta semplicemente di un romanzo come tanti, e anche un po' troppo sopravvalutato. 

    Consiglio n. 2:
    "Il colore viola" di Alice Walker, edito da Frassinelli nel 1984 (1982, titolo originale: The colour purple), nonché Premio Pulitzer nel 1983. 
    Chiunque abbia visto la straordinaria pellicola (trovate la recensione QUI) diretta da Steven Spielberg nel 1991, con Whoopi Goldberg nel ruolo di Celie, la protagonista, capirà perché vi straconsiglio anche il libro da cui il film è stato tratto. 
    La dolorosa storia di Celie, separata dai figli avuti col padre (o meglio, col presunto padre) e dalla sorella Nettie, il matrimonio con Albert, uomo tanto violento quanto debole, e l'inaspettata, ma fortissima amicizia con l'amante di quest'ultimo, la cantante Shug Avery, ha toccato il cuore di milioni di spettatori, ma anche milioni di lettori. 
    Fare il confronto tra libro e film mi sembra un lavoro superfluo, in quanto ritengo essi siano belli in modo differente: se, in un primo momento, la pellicola segue passo passo il romanzo, ad un certo punto si distacca da esso (pur chiaramente restando fedele alla trama). Di conseguenza, il libro si dilunga in alcuni punti che nel film sono stati tracciati, per esigenze tecniche si capisce, con meno attenzione. Ad esempio, come si è svolta la vita di Nettie in Africa in tutti quegli anni, oppure il lento processo che ha spinto Celie a reagire e a rifarsi una vita. Infine, il rapporto che lega Celie e Shug, che va ben oltre l'amicizia e la sorellanza. Un romanzo che sì integra il film, com'è giusto che sia, ma che ti fa amare ancor di più una storia già di per sé straordinaria. 
    Scheda del romanzo su Ibs: http://www.ibs.it/code/9788860614346/walker-alice/colore-viola.html

    Consiglio n. 3:

    "Il letto di Frida" di Slavenka Drakulic, edito da Elliot Edizioni (2007, titolo originale: Frida ili o boli).
    Come ho scritto qualche giorno fa su Facebook, ero da tempo interessata a leggere qualcosa a proposito dell'artista messicana Frida Kahlo (1907 - 1954) finché, grazie all'opzione Kindle Unlimited (9,99 € al mese con accesso ad un numero illimitato di ebook + un mese di prova gratuita), ho conosciuto questo romanzo.
    Non avevo mai letto nulla a proposito di Frida Kahlo, salvo qualcosa su Wikipedia, ed ho avuto modo di conoscere l'altro lato della medaglia di una donna che, con le sue tele e i suoi colori vivaci, nascondeva una vita piena di sofferenze.
    Il titolo del romanzo non è casuale: il "letto" a cui l'autrice croata S. Drakulic fa riferimento è il luogo in cui Frida passò gran parte della propria esistenza, costretta ad una lunghissima serie di operazioni (la prima in tenera età, a causa della poliomielite) che condizionarono definitivamente la sua personalità. Di conseguenza, per quanto volesse mostrare, all'esterno, di avere una personalità forte, vivace come i colori delle sue pitture e dei vestiti che era solita portare, la vera Frida fu in realtà una donna che soffrì molto, non solo a causa di un corpo che non riusciva a farle vivere una vita normale, ma anche e soprattutto per gli affetti di cui si circondò, in primis il Maestro, Diego Rivera, compagno di una vita, che non perse mai l'occasione di tradirla con diverse donne, tra cui, purtroppo, la sorella della pittrice, Cristina, nonché suo principale sostegno nell'ultimo periodo.
    Oltre ad un completo "quadro" della vita dell'artista messicana, la Drakulic inserisce alcuni "commenti" in merito alle opere più importanti di Frida, come "Bambina con la maschera della morte", utili a delineare ulteriormente la personalità dell'artista, nonché a svelare il modo in cui essa, con forza e tenacia, mantenne la propria dignità, fisica e morale. 

    Per oggi è tutto. Restate sintonizzati sul nostro blog per leggere le prossime recensioni!

    Dorotea.

    lunedì 26 maggio 2014

    Voglia di LIBRI:"La verità di Amelia" di Kimberly McCreight

    Ciao a tutti! 
    Oggi vi parlerò di quel che, per quanto mi riguarda, è stato un vero e proprio colpo di fulmine letterario, ovvero uno di quei romanzi che, una volta letta la trama, ti colpisce fin da subito, causandoti una viscerale voglia di incollarti ad una qualsiasi sedia, poltrona o quel che volete voi, e di leggere, leggere fino allo sfinimento. Il romanzo in questione è “La verità di Amelia” (titolo originale: Reconstructing Amelia, edito in Italia da Casa Editrice Nord), un romanzo del 2014 della scrittrice americana Kimberly McCreight.
    Senza perderci in chiacchiere, veniamo subito alla trama e ai motivi per cui questo romanzo va assolutamente letto.
    Copertina del libro.
    Trama: In una New York disordinata e caotica più che mai, Kate Baron, avvocatessa dedita quasi esclusivamente al proprio lavoro e mamma single, riceve una telefonata da Mrs. Pearl, vicepreside della Grace Hall, scuola in cui la figlia quindicenne Amelia studia. È proprio il motivo della telefonata a lasciare Kate di sasso: a quanto pare Amelia è stata sospesa per aver copiato una tesina di letteratura inglese, materia in cui, tra l'altro, ha sempre ottenuto il massimo dei voti. 
    Costretta a dover lasciare un’importante riunione di lavoro per andare a prendere la figlia, Kate, nel tragitto che la condurrà alla Grace Hall, si ritroverà a porsi un mucchio di domande a proposito di Amelia, la quale non le ha mai dato problemi e che soprattutto si è sempre distinta come studentessa modello.“Non è da lei”, è la frase che Kate non farà a meno di ripetersi. 
    Una volta giunta alla Grace Hall, lo spettacolo che le si presenta è tutt'altro che piacevole: una folla di studenti accalcati fuori dall'edificio, ed una scoperta che distruggerà la vita di Kate: Amelia si è suicidata, buttandosi dal tetto della scuola. 

    Improvvisamente, il muro di certezze che Kate si era costruita nel corso degli anni crolla: ritrovatasi sola, dopo aver perduto la sua unica figlia, il dolore è troppo grande. Tuttavia è altrettanto grande il dubbio che l'attanaglia a proposito delle vere cause della morte di Amelia, dubbio che aumenta dopo aver ricevuto un sms anonimo riportante le seguenti parole: "Amelia non si è buttata". Assalita dal dubbio e dal rendere giustizia a tutti costi ad Amelia, Kate si ritroverà a dover affrontare un difficile viaggio nel passato, indagando sulla presunta vita segreta della figlia, sulle sue frequentazioni, fino ad arrivare all'amara ed incredibile verità.

    Quel che più ho apprezzato in questo romanzo è senza dubbio la descrizione dei personaggi: essi sembrano quasi uscire dalle pagine, fino ad assumere sembianze reali. Quel che dicono, quel che pensano, perfino i vestiti che portano sono reali. Il dolore di Kate è reale, è come se il lettore potesse entrare sotto la sua pelle, sentire le sue emozioni, andare con lei nei luoghi più disparati, in una continua corsa in cerca della verità. Perfino i personaggi secondari (muoio dalla voglia di potervene parlare, ma non voglio spoilerarvi nulla) assumono un certo spessore, il lettore ha la possibilità di scegliere qualsiasi personaggio e di viverlo a fondo. Inoltre l'alternarsi delle voci narrative (se in un capitolo la voce narrante è Amelia, nel capitolo successivo è Kate la protagonista della vicenda, seppur la narrazione si svolga in terza persona) e l'astuta trovata di inserire, all'interno del romanzo, dialoghi via sms e status su Facebook, permettono al lettore di avere una visione a 360° dell'intera storia, cosa che spesso non avviene in romanzi in cui, a causa di eccessivi punti di vista, è facile perdere il filo della trama.

    Oltre a consigliarvi questo romanzo, naturalmente, vi invito a non lasciarvi spaventare dalle 400 pagine da cui esso è composto, perché, fidatevi, lo divorerete. Mi auguro anche venga realizzata una trasposizione cinematografica di questo romanzo; trovo che le tematiche affrontate, come il suicidio, i conflitti tra adolescenti e/o in ambito lavorativo, i continui tranelli in cui si può incappare sul web, siano più che mai attuali, e se realizzati, come nel caso di questo romanzo, senza quel velo di banalità che, ahimè, avvolge spesso e volentieri libri e film trattanti questi argomenti, potrebbe venir fuori un bel lavoro. 
    Ad ogni modo, leggete, divorate ed amate questo libro. Se avete letto questo libro ricordatevi di farci sapere cosa ne pensate con un commento :) 

    Alla prossima!

    venerdì 7 febbraio 2014

    Voglia di CINEMA: "The Words" (2012)

    "Facciamo tutti scelte nella vita. Il difficile è conviverci".
    Questa è indubbiamente la frase che più colpisce del film di cui vi parlerò oggi, “The Words”, in cui, come si può facilmente evincere dal titolo, le parole hanno un ruolo dominante nell'intera vicenda, ma soprattutto l’uso che se ne farà di esse.


    “The Words” è un film del 2012, diretto da Brian Klugman e Lee Sternthal. Tramite uno schema del genere “storia nella storia”, un affermato scrittore, Clay Hammond (interpretato da Dennis Quaid), racconterà, dapprima durante una presentazione, poi in privato ad una sua ammiratrice, Daniella (Olivia Wilde), la storia narrata nel suo ultimo libro, il cui titolo è proprio “The Words”: in esso vengono narrate le vicende di Rory Jansen (Bradley Cooper), aspirante scrittore, i cui manoscritti vengono continuamente rifiutati dalle case editrici; nonostante ciò, la compagna Dora (Zoe Saldana) continua ad incoraggiarlo con amore.Un giorno, i due decidono di sposarsi e di trascorrere la luna di miele a Parigi (qui la scena interessante in cui Rory, in un vicolo della città, resta incantato ad ammirare la targhetta indicante quella che un tempo era stata la dimora di uno dei suoi idoli letterari, Ernest Hemingway). Sarà proprio la vacanza a Parigi a cambiare per sempre la vita di Rory: egli infatti troverà, in una vecchia cartella acquistata in un negozio d’antiquariato, un manoscritto inedito; una volta letta la travolgente storia narrata in esso, Rory deciderà di ricopiare il manoscritto per intero, per poi fingere d’averlo scritto personalmente.

    Da quel momento in poi, la carriera di Rory è in ascesa: tutti sembrano adorare il suo libro, continuamente osannato dalla critica. La sua vita ha finalmente preso la giusta piega, finché un giorno un incontro inaspettato la stravolgerà del tutto; egli infatti incontrerà un uomo anziano (Jeremy Irons), dallo sguardo stanco e malinconico, il quale dapprima loda il suo lavoro, poi decide di raccontargli una storia: la storia di un giovane soldato, inviato a Parigi durante la Seconda Guerra Mondiale, affascinato dal mondo della letteratura, che ben presto conoscerà una ragazza, s’innamorerà e deciderà di stare con lei per sempre, finché una dolorosa perdita incrinerà il loro rapporto fino a distruggerlo definitivamente. Sarà proprio il forte dolore provato da quest’uomo, a spingerlo a scrivere la sua storia.
    Nelle parole del vecchio, intrise di amarezza e nostalgia, Rory riconosce la storia del suo libro, e capisce che l’uomo che ha davanti è l’autore del manoscritto che ha finora spacciato per suo. Da qui la fatidica scelta: tenere il segreto o rivelare a tutti la sua colpa?

    “The Words” parla di SCELTE, quelle decisioni quotidiane che possono costantemente modificare il nostro percorso di vita, poiché, come ben sappiamo, qualsiasi scelta è determinata da una conseguenza. L’importante è essere in grado di accettare tale conseguenza.

    Per quanto mi riguarda, questo film è stata l’ulteriore conferma di un attore di grande spessore e versatilità come Bradley Cooper. Ovviamente l’intera scelta del cast è degna di nota, e posso affermare senza ombra di dubbio che, essendo un film d’esordio alla regia per i due registi, si tratta di un esordio notevole.






     CONSIGLIATO?= sì, sì, sì e ancora sì. Pur essendo un film drammatico, non rischia in alcun modo di “appesantire” lo spettatore, per cui, secondo me, non rischierete di annoiarvi :)

    Infine, ma non per importanza, grazie ad Alex per avermi consigliato e passato il film :)
    Spero che questa recensione vi sia piaciuta, e mi auguro che anche il film sia di vostro gradimento!

    Alla prossima!

    sabato 28 dicembre 2013

    Regali librosi di Natale/compleanno!!!

    Buonasera e AUGURI!!!!
    Avete passato un buon Natale? Mi auguro di sì :)

    Oggi vi mostrerò i regali "librosi" che ho ricevuto sia per Natale che per il mio compleanno. Ebbene sì, compio gli anni proprio il 25 dicembre! So che molti di voi penseranno "Quindi ogni volta sei fregata, dal momento che ricevi un solo regalo per Natale e per il compleanno!" (questa frase mi viene ripetuta il 99% delle volte, dopo aver rivelato il giorno in cui sono nata...), ma in realtà, almeno per quel che mi riguarda, non è mai così, anzi posso dirvi in tutta sincerità di non aver mai avuto nulla di cui lamentarmi per fortuna ^^

    Ci tengo a precisare che ho ricevuto anche altre cose che però non vi mostrerò (non penso che mostrare cose come cosmetici, in un blog di recensioni di libri, musica e film sia coerente XD), ma i doni che più di ogni altra cosa ho apprezzato, come ogni anno, sono state le bellissime parole che i miei più cari amici (tra cui naturalmente le mie adorabili colleghe, Noemi e Alessandra <3)mi hanno regalato, dal vivo e non. Vi ringrazio con tutto il cuore :)

    Passo adesso col mostrarvi i miei regali librosi (anche se, tra tesi di laurea e gli altri libri da recensire, non so quando avrò il tempo di leggerli tutti!) :)


    Il primo che vi mostro è un libro di cui vi ho già parlato, "Io che amo solo te" di Luca Bianchini, edito da Mondadori ( QUI potrete leggere la recensione). Di esso avevo letto l'ebook, ma mi è piaciuto così tanto da desiderarne assolutamente la copia cartacea, da custodire gelosamente assieme ai millemila miliardi di libri che popolano la mia stanza (ma anche il resto della casa è pieno di libri, prima o poi verremo sommersi eheh). A breve leggerò il seguito, "La cena di Natale", e naturalmente ve ne parlerò. Nel frattempo vi allego la trama di "Io che amo solo te":

    Ninella ha cinquant'anni e un grande amore, don Mimì, con cui non si è potuta sposare. Ma il destino le fa un regalo inaspettato: sua figlia si fidanza proprio con il figlio dell'uomo che ha sempre sognato, e i due ragazzi decidono di convolare a nozze. Il matrimonio di Chiara e Damiano si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a Mare, paese bianco e arroccato in uno degli angoli più magici della Puglia. Gli occhi dei 287 invitati non saranno più puntati sugli sposi, ma sui loro genitori. Ninella è la sarta più bella del paese, e da quanto è rimasta vedova sta sempre a casa a cucire, cucinare e guardare il mare. In realtà è un vulcano solo temporaneamente spento. Don Mimì, dietro i baffi e i silenzi, nasconde l'inquieto desiderio di riavere quella donna solo per sé. A sorvegliare la situazione c'è sua moglie, la futura suocera di Chiara, che a Polignano chiamano la "First Lady". E' lei a controllare e a gestire una festa di matrimonio preparata da mesi e che tutti vogliono indimenticabile: dal boquet "semicastante" della sposa al gran buffet di antipasti, dall'assegnazione dei posti alle bomboniere - passando per l'Ave Maria -, nulla è lasciato al caso. Ma è un attimo e la situazione può precipitare nel caos, grazie a un susseguirsi di colpi di scena e a una serie di personaggi esilaranti.



    Gli altri due libri di cui vi parlo sono di uno dei miei autori preferiti in assoluto, ossia Murakami Haruki. I due libri in questione sono 1Q84 Libro 1 e 2 (aprile - settembre) e 1Q84 Libro 3 (ottobre - dicembre), editi da Einaudi. Eccovi le trame dei due rispettivi libri:
    (Libro 1 e 2 aprile - settembre)
    Aomame è spietata e fragile. E' un killer che, in minigonna e tacchi a spillo, con una tecnica micidiale e impalpabile, vendica tutte le donne che subiscono una violenza. Tengo è un ghost writer che deve riscrivere un libro inquietante e pericoloso come una profezia. Entrambi si giocano la vita in una storia che sembra destinata a farli incontrare. Ma quanto Aomane, sollevando gli occhi al cielo, vede sorgere una seconda luna, capisce che non potranno condividere neppure la stessa realtà.
    Mai come in 1Q84 Murakami ha esplorato le nostre ossessioni per dare vita a un mondo così personale, onirico e malinconico. Accolto in Giappone come il suo capolavoro, 1Q84 è un romanzo che contiene universi. 
    (Libro 3 ottobre - dicembre)
    Aomame e Tengo sono da mesi persi sotto un cielo ostile in cui brillano due lune, separati eppure uniti da qualcosa di invisibile, come solo il destino può essere. Minacciati dalla setta Sakigake e da forze ancora più sinistre, braccati dall'investigatore Ushikawa, tanto geniale quanto pericoloso, sono ormai alla fine del viaggio. La storia di un amore che deve superare ostacoli, risolvere enigmi, attraversare universi, per dare un senso alla realtà.

    Segue poi una luuuunga carrellata di titoli di un autore che amo alla follia, il grande, immenso ed inimitabile Stephen King.
    Ho già letto Joyland (Sperling & Kupfer), ve ne parlerò presto. Eccovi intanto la trama:

    Estate 1973, Heaven's Bay, Carolina del Nord. Devin Jones è uno studente universitario squattrinato e con il cuore a pezzi, perché la sua ragazza lo ha tradito. Per dimenticare lei e guadagnare qualche dollaro, decide di accettare il lavoro in un luna park. Arrivato nel parco divertimenti, viene accolto da un colorito quanto bizzarro gruppo di personaggi: dalla stramba vedova Emmalina Shoplaw che gli affitta una stanza ai due coetanei Tom ed Erin, studenti in bolletta come lui e ben presto inseparabili...



    Trama de Il miglio verde (Sperling & Kupfer):
    Nel penitenziario di Could Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come "Il Miglio Verde", i detenuti come lo psicopatico "Billy the Kid" Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l'enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Chi è Coffey? Un mostro dalle sembianze umane o un essere diverso da tutti gli altri? Il capolavoro da cui è tratto il film omonimo con Tom Hanks. 

    Per quanto riguarda Carrie (QUI la recensione), edito da Bompiani, vale la stessa regola che per il libro di Luca Bianchini. E' uno dei miei libri preferiti in assoluto. Potevo non averlo nella mia libreria? ;)

    Nel 1974 Tabitha, la moglie di Stephen King, ritrova il manoscritto di Carrie, e riesce a farlo pubblicare. Il libro riscuote un successo straordinario e introduce una nuova voce nello scenario della fiction americana. Il romanzo racconta la storia di Carrie White, una liceale che vive in una piccola città del Maine con una madre ossessionata dalla religione. Goffa, solitaria, vittima dei tiri mancini dei suoi coetanei, Carrie scopre gradualmente di avere poteri telecinetici, poteri che si erano già manifestati all'età di tre anni, dopo il primo choc della sua vita. Un giorno, l'innocente e beffeggiata Carrie userà il suo potere e sarà ovunque orrore, distruzione e morte.


    Trama 22/11/'63 (Sperling & Kupfer):

    Il 22 novembre 1963 tre spari risuonarono a Dallas, il presidente Kennedy morì e il mondo non fu più lo stesso. Se fosse possibile cambiare il corso della Storia, tu lo faresti? E' quello che si domanda Jake Epping, tranquillo professore di Lisbon Falls, Maine, quando scopre che la tavola calda del suo amico Al nasconde un segreto. La dispensa è in realtà un passaggio temporale e conduce al 1958. Per Jake è una rivelazione sconvolgente, eppure l'incredulità non gli impedisce di tornare ai favolosi anni Sessanta e cominciare una nuova esistenza nel mondo di Elvis Presley e James Dean, del twist e delle automobili interminabili. Un mondo in cui Jake si lascerà coinvolgere in una missione straordinaria: fermare Oswald e salvare Kennedy. Sovvertendo per sempre tutte le regole del tempo. E della Storia. 

    Trama Notte buia, niente stelle (Sperling & Kupfer):

    Quattro romanzi brevi, inquietanti e nerissimi, che parlano di donne seviziate, uccise e messe a tacere per sempre. Una raccolta straordinaria, in cui Stephen King esplora la mente di figure femminili forti e coraggiose, che vogliono a ogni costo trovare la propria rivalsa contro maschi frustrati, impauriti, resi folli dalla perdita di potere. Una rivalsa che non sempre coincide con il "lieto fine". Tradotto per la prima volta da Wu Ming 1, King offre con queste storie folgoranti l'ennesima prova del suo incredibile talento narrativo. 

    Questi erano i miei regali librosi di quest'anno *____* 
    E voi cosa avete ricevuto per Natale? Fatecelo sapere con un commento qui, sulla nostra pagina Facebook o su Twitter!
    L'Ebbrezza della Cultura vi fa i più sinceri auguri di buon 2014, ricco di felicità, fortuna...e tanta cultura! :) 

    venerdì 22 novembre 2013

    "Io che amo solo te" di Luca Bianchini

    Si dice che, per alcune letture, vi sia una stagione più adatta rispetto a un’altra. Personalmente, non ho mai badato più di tanto alla stagione per scegliere quale libro leggere, ma per il libro di cui vi parlerò oggi farò un’eccezione.

    Il libro in questione è “Io che amo solo te” dello scrittore torinese Luca Bianchini, noto anche come conduttore radiofonico di Radio2.

    copertina del libro.
    Filo conduttore dell’intera vicenda è naturalmente l’Amore: raccontato in tre giornate (venerdì, sabato e domenica), lo svolgersi degli eventi coinvolgerà e (perdonate il gioco di parole) sconvolgerà le vite dei protagonisti. Un importante evento rompe la monotonia della vita di tutti i giorni a Polignano a Mare, una deliziosa località di mare, nonché meta turistica, in provincia di Bari. L’evento in questione non è altro che il matrimonio che unirà Damiano e Chiara, rispettivamente figli di Don Mimì, un uomo ricco e molto rispettato in paese, arricchitosi con l’esportazione delle patate (da qui il suo soprannome “Il re delle patate”) , e di Ninella, la sarta del paese, rimasta vedova parecchio tempo prima, con due figlie da crescere.

    L’imminente evento porterà inevitabilmente Mimì e Ninella ad incontrarsi e scontrarsi diverse volte: quel che i figli non sanno, è che, più di trent’anni prima i due erano stati a loro volta fidanzati, ma un brutto scherzo del destino aveva presto causato la rottura. Tuttavia, seppur dopo parecchi anni, l’amore che li aveva uniti, e in seguito dolorosamente separati,non tarderà a riaffiorare.

    l'autore, Luca Bianchini.
    “Io che amo solo te” è stato uno dei libri più consigliati in assoluto quest’estate, e dopo averlo letto posso benissimo capire perché. Avete presente la sensazione di assoluto relax che solitamente si prova, nonostante l’estate sia (finalmente) finita, durante una giornata al mare? Ecco, lasciandosi catturare dalle pagine di questo libro proverete esattamente la stessa sensazione.

    Oltre a padroneggiare un’estrema delicatezza nel descrivere la vicenda, Luca Bianchini descrive dei personaggi talmente VERI, tant’è che ti aspetti possano uscire dalle pagine da un momento all’altro: vedi il personaggio di Matilde, moglie di Don Mimì, soprannominata “La First Lady” per la sua mania di controllo su ogni, singolo dettaglio del matrimonio; oppure Nancy, la seconda figlia di Ninella, una diciassettenne ossessionata dall’idea di perdere mezzo chilo … e la verginità; oppure ancora il personaggio di Orlando (che personalmente ho adorato), fratello di Damiano, oltre ad essere uno dei personaggi più teneri che abbia mai incontrato in qualunque libro, il quale dovrà lottare contro le opinioni dominanti in paese riguardo la sua vita privata e far sì che la famiglia accetti senza problemi la sua omosessualità. Potrei passare ore e ore a descrivervi con minuziosità tutti i personaggi che animano questo libro, ma preferirei lasciarveli conoscere di persona, e far sì che possano diventare anche vostri amici.
    Uno splendido paesaggio di Polignano a Mare.

    Infine, ma non per importanza, ho apprezzato il modo in cui l’autore ha descritto, senza ridondanze, il paesaggio in cui si svolge l’intera vicenda: una Polignano a Mare “attaccata” dal maestrale (il quale causerà non poche preoccupazioni alla sposa), incorniciata da un magnifico paesaggio marino, casette in pietra e vicoli tortuosi, ove spesso e volentieri si rifugeranno i protagonisti, proprio per sfuggire ai curiosi che, volente o nolente, sono il marchio di fabbrica di tutti i paesi del mondo:-) Inoltre la storia è talmente ben raccontata, così reale da farmi desiderare (e, da fedele lettrice quale sono, non succede quasi mai) una trasposizione cinematografica di questo libro, e mi auguro la realizzino veramente!


    In conclusione, non mi resta che consigliarvi questo libro al 100%. Il mio consiglio è di non fare come me e di aspettare la bella stagione per leggerlo, ma naturalmente nulla vi vieta di cominciare la lettura anche adesso, poiché ovunque vi troviate avrete sempre la sensazione di ritrovarvi lì, accanto a Mimì, Ninella e alla loro bellissima storia d’Amore. 

    lunedì 7 ottobre 2013

    "La galleria dei mariti scomparsi" di Natasha Solomons

    Il libro di cui vi parlerò oggi ci è stato gentilmente inviato dalla casa editrice Sperling & Kupfer, e colgo l’occasione per ringraziarli ancora una volta.

    Copertina del libro.
    “La galleria dei mariti scomparsi” (titolo originale: The gallery of vanished husbands) è il terzo romanzo della scrittrice inglese Natasha Solomons, uscito in tutte le librerie italiane il 3 settembre 2013, edito da Frassinelli, che da oltre trent’anni è entrata a far parte della casa editrice Sperling & Kupfer (clicca qui per visitare il sito).

    Protagonista del romanzo è Juliet Montague, nata Greene, una giovane donna nata e cresciuta nel Kent, moglie e madre di due figli, Frieda e Leonard. Negli anni Cinquanta, dopo un’infanzia e un’adolescenza dominate dalla noia e dalla mancanza di novità, Juliet conosce quello che sarà il suo futuro marito, George. Tutto procederà normalmente, finchè una mattina George esce di casa, per non farvi più ritorno, portando via con sé un ritratto della moglie da bambina, furto al quale essa non si rassegnerà mai.

    Juliet si ritroverà quindi con due figli da mantenere e il modesto impiego nella ditta di occhiali del padre. Ma le cose cambieranno quando, il giorno del suo trentesimo compleanno, uscendo per andare a comprare il suo “regalo di compleanno”, ovvero un frigorifero (in quanto le ristrettezze economiche finora non ne avevano permesso l’acquisto), incontrerà, lungo il suo cammino, un pittore di strada, Charlie Fussell, e con lui la possibilità di cambiare vita per sempre.

    Seguiranno non poche difficoltà, soprattutto con la comunità ebraica di cui la sua famiglia fa parte, la quale, considerandola nient’altro che una agunah (termine che, in lingua ebraica, indica una donna “legata” al proprio matrimonio), la giudicherà una donna libertina e sfacciata, poiché far parte del mondo dell’arte, per essi, significa soltanto compiere molteplici adulteri alle spalle del marito, per poi ricoprirlo di vergogna una volta tornato a casa. Altro tasto dolente per la povera Juliet, il rapporto con la figlia Frieda, con la quale vivrà sempre un rapporto distaccato, a differenza di Leonard, in cui Juliet troverà, oltre che un figlio, un vero e proprio amico.

    l'autrice, Natasha Solomons.
    La storia di Juliet, come viene raccontato dall’autrice nella nota finale, è ispirata alla vera storia della nonna del marito della stessa Solomons, la quale, nel 1948 (più o meno negli stessi anni in cui si svolgono gli eventi narrati nel libro), fu abbandonata dal marito, senza soldi e con due bambini piccoli. Il personaggio di Juliet è simbolo di ogni donna forte, che, indifferentemente dall’epoca in cui vive, dal luogo in cui si trova e dalla gente che la circonda, non si perde mai d’animo, nemmeno nei momenti più neri - certe volte le veniva il dubbio che la solitudine si riconoscesse dall’odore, come la muffa - e affronterà le conseguenze delle proprie decisioni a testa alta, sempre e comunque.

    Tra la moltudine di personaggi che gireranno intorno alla vita della protagonista (essi stessi influenzeranno gran parte delle sue scelte), a mio avviso uno dei più interessanti è Max Langford, “un artista di guerra senza una guerra”.



    Interessante anche il modo in cui Juliet entra a contatto con l’arte, rendendola parte essenziale della propria vita:
    «No, non sono una pittrice, sono un’osservatrice» 
    «Una cosa?»
    «È il mio talento particolare. Ci sono persone capaci di fare un cruciverba in dieci minuti spaccati o di preparare lo strudel di mele perfetto; io non so né disegnare né dipingere, ma so osservare i quadri. Colgo la loro essenza. Non è la più utile delle doti e sia mia madre che i miei figli preferirebbero di gran lunga che sapessi preparare lo strudel.»
    Altro passo fondamentale per delineare la figura della protagonista è il seguente:
    «Lei è brava a fiutare talenti. Si fidi di quella stretta alla pancia, simile a un attacco di felicità o di indigestione, che le prende quando si trova davanti a un’opera realmente meravigliosa. A volte ci avrà visto giusto, altre no, ma la verità è che non esiste giusto o sbagliato. È solo questione di fortuna. Un giorno ti sorride, il giorno dopo ti volta le spalle.»
    Trovo che questo romanzo possa piacere a qualunque tipo di lettore, uomo o donna, poiché il modo in cui i fatti vengono narrati non è né troppo asciutto né troppo stucchevole o romanzato (sebbene la copertina possa trarre in inganno!), per cui chiunque potrà sfogliare le pagine di questo romanzo, e trovarvi dentro un frammento di sé, oltre al concedersi una full immersion nel mondo dell'arte.
    Perché sia che la creiamo, sia che osserviamo, ognuno di noi, almeno una volta nella vita, avrà a che fare con l'arte.

    mercoledì 21 agosto 2013

    A proposito dell'eliminazione di Miss Italia - Articolo di LorenzoLibri1


    Un paio di settimane fa, siamo entrate in contatto con Lorenzo, recensore di manga e libri, meglio conosciuto come LorenzoLibri1 su Twitter. Inoltre Lorenzo ha all'attivo, già da diverso tempo, un canale su Youtube, NonsoloGiappone (clicca QUI per visitare il suo canale). Ho avuto modo di conoscere Lorenzo proprio grazie a Youtube, e sono stata subito colpita dalla sua abilità di esposizione, in un linguaggio chiarissimo e facilmente comprensibile a tutti. 
    L'articolo che vi sto per presentare, dal titolo "A come Attualità# Evviva la Tobagi, consigliera della Rai!", è stato scritto proprio da Lorenzo, il quale, desideroso di conoscere la nostra opinione in merito (sia dal punto di vista stilistico che per il contenuto), ci ha inviato il seguente articolo via mail, ed abbiamo deciso di pubblicarlo. Si tratta di una sua
    opinione riguardo l'atteggiamento della stampa per la decisione della Rai di non trasmettere più Miss Italia . 
    Ecco l'articolo in questione. Potete trovarlo anche sul blog di Lorenzo, e già che ci siete date un'occhiata agli altri post :) 

    "L'altro giorno ho letto un articolo su DonnaModerna che non posso non commentare con voi.

    Il pezzo in questione è "Si, noi donne stiamo cambiando la Rai" di Mariella Berci, contenuto n.31 (31/07) del settimanale. La giornalista intervista la più giovane consigliera d'amministrazione Rai, Benedetta Tobagi, la quale testimonia e difende le nuove iniziative dei palinsesti della Tv di Stato 
    rivolte al pubblico femminile. Tra queste c'è persino la tanto vituperata scelta di eliminare il concorso di Miss Italia, che, al di là di essere una competizione anacronistica, non è più lo stesso trampolino professionale di una decina d'anni fa (oltre ad aver perso diversi milioni di telespettatori).

    Mi preoccupa una certa asserzione della giornalista che scrive : <<Non sarà certo l'abolizione di Miss Italia a garantire le donne. Non a caso, è una decisione che ha innescato un mare di polemiche>>. Opposizione legittima. Peccato che in Italia la tv sia quasi l'unica fonte di informazione, secondo le statistiche (*), e , vorrei sbagliarmi, anche di formazione culturale.
    E pensare che per tanti anni riviste come DonnaModerna si sono scagliate contro la rappresentazione di una donna stereotipata, contro i programmi televisivi che non rendono giustizia alla cultura ed alla professionalità della figura femminile. Coerenza al top, dunque.
    Fortunatamente tante Donne (e la <<d>> maiuscola non è una svista) come Lorella Zanardo e Michela Murgia si sono battute attraverso pubblicazioni di tutto rispetto per difendere la dignità mediatica dell'universo femminile, con dei risultati davvero ragguardevoli, i quali hanno portato alla rivisitazione di molte trasmissioni volgari , sia della tv di stato che di quelle private.

    Non trasmettere Miss Italia non significa annichilire il mondo della bellezza, che certamente troverà altri settori in cui estrinsecarsi, ma semplicemente chiudere un capitolo della nostra tv che da anni non riscuote né successo, né consensi. La Rai, in quanto televisione di stato, ha l'obbligo morale più di ogni altro ente televisivo di prestare attenzione alla qualità delle sue trasmissioni, sebbene negli ultimi dieci anni non sempre ciò sia avvenuto. Dimentichiamo che gli italiani si esprimono nella lingua corrente grazie alla televisione pubblica, che negli '60-'70 è stata un grande mezzo di diffusione culturale.

    Evviva le donne come Benedetta Tobagi che si battono per una tv dove sia posto sotto i riflettori il meglio della creatività mediatica che questo Paese può offrire!"
    Siete d'accordo col punto di vista di Lorenzo? Ritenete che l'eliminazione di un programma storico come Miss Italia possa in qualche modo influire sul ruolo delle donne di oggi, o pensate che sia un concetto del tutto superato? Saremmo lieti di conoscere la vostra opinione in merito.

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