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venerdì 7 novembre 2014

Voglia di LIBRI: "Passaparola" di Simon Lane

"Passaparola - A murder mistery" (titolo originale: Word of Mouth) è un romanzo dello scrittore inglese Simon Lane (1957 - 2012), edito in Italia da Ottolibri Edizioni. 

Autore prima d'ora inedito in Italia, Simon Lane viene oggi proposto per la prima volta nel nostro paese grazie allo scrittore Francesco Forlani, la cui prefazione del romanzo sintetizza sapientemente lo spirito della storia raccontata da Lane: 
"Quando le parole stanno alle cose come una seconda pelle, quando vibrano, sentono cattivo, sanno di alcol, vestono le esperienze seppure per pochi attimi è solo per riempire il vuoto che la vita ti lascia ogni volta che se ne va; scrivere è dare un senso a quelle assenze, alla ripetizione generale che non prove richiede a chi si avventuri fin lì ma solo un'autentica consapevolezza del mistero che è dietro ad ogni cosa, dentro ogni parola. Passaparola [...] è un processo di ricognizione nello spazio e nel tempo di questo unico e insormontabile mistero."
Di cosa parla, in sostanza, Passaparola?
Prima di raccontarvi della trama, mi sembra opportuno dirvi che tipo di romanzo ha generato la penna di Lane: si tratta, senza ombra di dubbio, di un romanzo concentrico, in cui il protagonista percorre una lunga serie di giri attorno ad un asse centrale, rappresentante la soluzione del murder mistery.
Trama: la storia racconta la triste, quanto bizzarra, vicenda di Felipe, un semplice domestico filippino (da notare il gioco di parole tra il nome e la nazionalità del protagonista), che viene "incastrato" e messo in carcere, accusato di aver assassinato uno dei signori presso cui prestava servizio, monsieur Charles. Dalla propria cella, Felipe racconterà, servendosi di un registratore, tutta la storia al suo avvocato, raccontando principalmente di come sia giunto nella dimora di monsieur Charles (ovvero attraverso il "passaparola" - e da qui si scopre il collegamento col titolo del romanzo - tra i datori di lavoro di Felipe), e soprattutto del fatidico momento in cui trovò il corpo di quest'ultimo, già privo di vita. 
Già consapevole della brutta piega che avrebbe preso la propria vita - riconoscendo anche la propria, sfavorevole posizione di immigrato, a cui sarebbe stata comunque facilmente attribuita la colpa - a Felipe non resta che sbarazzarsi del corpo dell'uomo. Così, ispirato da una delle tante letture che alcuni dei padroni, come segno di ringraziamento per il suo duro lavoro, suggeriranno a Felipe, egli deciderà di consegnare il corpo di monsieur Charles alle acque della Senna. 

Data la sua natura di romanzo concentrico, Passaparola è una storia con alti e bassi: se in diversi momenti la narrazione di Felipe è indispensabile al fine di arrivare alla soluzione del mistero, in altri momenti diventa lunga e anche piuttosto superflua, proprio perché, così come quando si avvia una normale conversazione, ci si perde in episodi e considerazioni che di per sé non hanno, almeno all'apparenza, a che fare con la trama. In realtà, sebbene a tratti possa risultare ripetitiva, la scelta dell'autore permette di svelare chi è davvero Felipe, ovvero un uomo che si è semplicemente ritrovato incastrato in una situazione a lui estranea: infatti è palese fin da subito, agli occhi del lettore, quanto dalle parole di Felipe possa trasparire un certo candore, che lo spinge a compiere anche dei gesti errati (come liberarsi del corpo di Charles) solo perché egli pensi, nella sua visibile innocenza, che siano la cosa più giusta da fare.

Tuttavia, il vero motivo che dovrebbe spingere il lettore a scegliere di addentrarsi nelle pagine di Passaparola è uno solo: il finale. Una volta che, nelle ultimissime pagine, si arriva alla soluzione del mistero, la firma indelebile di Simon Lane, con una teatralità sorprendente (credetemi, sono rimasta a bocca aperta) chiude il romanzo. Ed il lettore si tramuta in una statua di pietra. 

In conclusione, perché questo libro merita di essere letto? Per arrivare al finale. Assolutamente, inequivocabilmente sì. 

Dorotea.

Link diretto alla scheda del romanzo (vi consiglio comunque di spulciare tutto il sito): http://www.ottolibri.it/downloads/novita-narrativa-6-epub/

venerdì 7 febbraio 2014

Recensione "Non c'è pace tra i mattoni" di Dafne D'Angelo + Intervista breve all'autrice

Ci sono giorni in cui ti svegli e tutto sembra normale, osservi fuori dalla finestra lo scorrere di un’esistenza monotona e intorno a te nulla appare diverso da ciò che effettivamente è. Ti sembra davvero di soffocare dentro una coltre di non senso, talmente schiacciante da farti perdere ogni speranza nel futuro, ogni volontà di agire. 
Copertina del libro.
Queste sono le parole di Megan, protagonista del romanzo “Non c’è pace tra i mattoni” di Dafne D’Angelo, uscito a gennaio 2013,  edito da Edizioni Montag.
Siamo nei primi anni del 2000, precisamente nel 2003; Megan è un’adolescente come tutte le altre, eppure si sente prigioniera, prigioniera di una prigione dorata fatta di convenzioni e apparenze, in un mondo apparentemente diviso in due: da un lato vi sono quelli come lei e il suo gruppo di amici, belli, ricchi e vestiti alla moda; dall'altro lato quelli che, all'apparenza, preferiscono la sostanza, vestiti trasandati e considerati “alieni” dalla società, come Manuele, «un alieno in borghese, uno come tanti nella folla», e Viola, vicina di Megan, una ragazza timida e solitaria, innamorata di Manuele, che riesce ad esprimersi al meglio solo sul suo diario. Pur di mantenere intatta la sua apparente indole conformista, inizialmente Megan cercherà di mantenere le distanze dai due, così diversi da lei. In realtà, nel corso della storia, si renderà conto di quanto somigli più a loro, ai loro pensieri, persino al loro modo di vivere, che agli amici di cui finora si era circondata, tanto belli esteriormente quanto vuoti interiormente. Infatti, pur sentendosi “diversa” da loro, sarà proprio Megan a chiudere il cerchio composto dai tre protagonisti, dando vita ad un continuo “scambio di voci” che permetteranno al lettore di penetrare nell'anima dei protagonisti stessi.

Un romanzo come “Non c’è pace tra i mattoni” non è altro che una chiara deframmentazione degli stereotipi entro cui la società, sia odierna che non (il romanzo è ambientato nel 2003, ma è pur vero che queste cose accadono di continuo), vuol rinchiuderci; una società in cui gli status symbol contano più dei sentimenti, più delle idee, più (purtroppo) della cultura. Non a caso, i “mattoni” a cui fa riferimento l’autrice nel titolo, hanno un duplice significato: essi rappresentano sia il “muro” che, metaforicamente parlando, divide, in una società omologata quale quella descritta il romanzo, chi preferisce l’apparenza alla sostanza, e viceversa; allo stesso tempo, quei mattoni indicano attenzione per i dettagli, la stessa attenzione che Manuele riserva per Megan, che gli permetterà di capire quanto in realtà sia una ragazza tutt'altro che convenzionale, così estranea al mondo di cui aveva finora fatto parte. 

L'autrice, Dafne D'Angelo.
Oltre a far propria una narrazione scorrevole e lineare, l’autrice fa un’accurata selezione di citazioni che personalmente ho apprezzato tantissimo, soprattutto i vari riferimenti ad una band che ascolto da sempre,  i Verdena: «Prima io ero la O e lui la K, tutto ok dunque. Ora tutto è all’inverso. All’inverso come non mai, direbbe Alberto Ferrari (cantante dei Verdena, ndr)». 

Ho avuto modo di fare alcune domande a Dafne, e naturalmente la ringrazio ancora per la sua disponibilità:

D: Prima di tutto, da dov'è nata l’idea di scrivere questa storia, ma soprattutto quanto di te c’è nei tre protagonisti, e in quale di essi ti rispecchi di più?
R: La storia è ambientata a Carpi, la cittadina in cui sono nata. Questo dato è sicuramente autobiografico. La vicenda in sé non ha niente di strettamente correlato a mie vicende personali, ma i pensieri espressi da i tre protagonisti mi sono appartenuti più che mai durante l'adolescenza. Mi rivedo in tutti e tre e ci tengo a sottolinearlo perché uno dei principali scopi del mio romanzo è quello di far comprendere come non ci sia una differenza netta e incontrovertibile tra chi è inserito (come Megan) e chi emarginato (Viola e Manuele). Siamo tutti vittime di un sistema e di una società che subordina i sentimenti profondi all'immagine.

D: Come mai hai scelto di ambientare la storia proprio nel 2003? È stata una scelta casuale o è un periodo che ti ha particolarmente colpita?
R: Il romanzo è ambientato nel 2003 poiché è stato scritto in quel periodo.Per molti anni l'ho lasciato nel cassetto, in attesa di produrre qualcosa di meglio. Studiavo e lavorando, però, non ho avuto il tempo di scrivere un'altra opera e così ho deciso innanzitutto di esordire così. Con qualche piccola modifica, ho portato avanti questa storia che era venuta a bussare dentro me in quell'epoca storica.

D: Per concludere, attualmente stai lavorando a qualche altra storia, o comunque hai in mente di scriverne altre?
R: Sto lavorando, finalmente, a un nuovo romanzo e sono in cerca di un editore. Non posso rivelare nulla riguardo alla trama, ma posso assicurare che la tematica sociale sarà presente più che mai e che molti di voi si potranno rispecchiare nella storia scritta. Mentre in "Non c'è pace tra i mattoni" l'esercizio di scrittura si rivolgeva principalmente a esperienze adolescenziali, nella mia nuova storia andrò a "scomodare" eventi anche molto distanti dalla mia vita quotidiana.

In conclusione, vi allego una piccola biografia dell'autrice:
Dagmar Dafne Rebecca è una scrittrice ventinovenne nata a Carpi, ma da sempre con la testa sulla Luna.
Scrive dall'età di dieci anni: dapprima il diario, poi piccoli racconti e poesie, nonché testi di canzoni.
Segnalata in vari concorsi quali: Premio Olympia di Montegrotto e Città di Seriate, ha preso parte al progetto "Club degli Autori". 
Laureata in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso Alma Mater Studiorum di Bologna, Dagmar, è attualmente disoccupata.
Per occupare il tempo scrive, scrive e ancora scrive.
Racconti brevi e lunghi, sceneggiature e poesie.
Come hobby ama recitare in teatro e cantare.
Ha all'attivo la pubblicazione del romanzo "Non c'è pace tra i mattoni" edito da Montag.
E' arrivata tra i 25 finalisti del premio "Le orme nell'anima" di cui é disponibile l'omonima antologia poetica.

Ringrazio Dafne per averci dato la possibilità di leggere e recensire il suo romanzo, e mi auguro che possiate leggerlo e apprezzarlo a vostra volta!
Alla prossima! 

giovedì 16 gennaio 2014

Il Politico, di Pee Gee Daniel. Golena Edizioni

Salve a tutti!
Il libro che recensirò in questo post si discosta fortemente dal precedente, sia per il tipo di narrazione che per la tematica, decisamente molto forte, legata alla politica, alla psicologia umana e la sua complessità dal punto di vista sociologico, scritto in uno stile, definito dall'autore, come blanche.
Il libro è Il Politico, di Pee Gee Daniel, edito da Edizioni Golena, 2013 (disponibile anche in versione digitale).
La copertina del romanzo Il Politico


                                                     
Un breve romanzo, che descrive in maniera attuale la scalata al potere di quello che possiamo definire, un sociopatico, manchevole di una forte personalità, influenzata invece dagli eventi e dai personaggi che costellano il suo mondo fatto di bestialità e violenza, oltre ad un marcato egoismo di fondo.
Ciò è subito chiaro dall'inizio, a partire dal modo in cui verrà indicato il protagonista, con il pronome personale maschile lui o con un paio di nomignoli affibbiatigli da altri personaggi. 
Egli è seguito dal narratore fin da piccolo, mentre è intento a strappare le ali ad una libellula, guardandola mentre viene divorata da un formicaio, completamente inerme.

In seguito vedremo come saranno accentuati e marcati i suoi disturbi comportamentali, che lo porteranno a compiere i gesti più nefandi con la più placida noncuranza, dall'omicidio allo stupro della moglie del suo caposezione, di quello che intuiamo essere un partito estremista xenofobo. La sua scalata al successo sarà pervasa, dall'ingresso in politica, da risse gratuite e spedizioni punitive contro alcuni extracomunitari.
La sua bestialità appare ed è amplificata, anche dai suoi gesti, privi di una lucidità interiore, come quello di strappare un orecchio a morsi, al rivale di un partito opposto.
Tuttavia, le sue azioni orribili e disgustose, saranno quelle che lo porteranno, insieme ad una buona dose di fortuna, ad un veloce inserimento nella scena politica, fino all'elezione ad onorevole.

Il nostro, è un Frankenstein mediocre, vuoto e senza personalità, che si fa strada nella vita con assoluta inerzia, spinto dagli eventi e dalle circostanze che volgono sempre a suo favore. Non è propriamente un mostro, ma più che altro un grosso e brutale borderline. Quello che stupisce è la velocità e la facilità con la quale la società lo accetta, come molti lo temono e lo ammirano allo stesso tempo, mentre egli non fa nulla per ottenere tutto questo; parla poco, mugugna più che altro, e soprattutto, non pensa, non prova emozioni di sorta, non sembra avere una spiccata intelligenza, anzi, viene guidato dal puro istinto animalesco. Nei rari momenti in cui egli viene "investito" da un vago pensiero, se ne libera immediatamente, come un insetto fastidioso. E ciò che più fa rabbrividire è che un personaggio di questo genere, finisca per divenire un rappresentante del popolo, oltretutto, democratico.

Pee Gee Daniel, in questo racconto, non vuole porre alcun moralismo nel descrivere la storia di questa "bestia da politica", tuttavia solleva parecchi dubbi nel lettore, sull'organizzazione e il sistema politico generale. Di uomini così ne abbiamo visti, pochi (spero) ma esistono o sono esistiti, spesso schierati nello stesso ordinamento ideologico del nostro (anche se non possiede davvero una sua ideologia e probabilmente non ne saprebbe attribuire nemmeno il significato concettuale), eppure ci siamo abituati a vederli al governo, in posti di rilievo, alcuni di noi storcendo il naso, altri invece comportandosi come se nulla fosse. Ci chiediamo a questo punto: chi o cosa ci rappresenta?
L'istinto animale o l'intelletto? E le due cose (rappresentate da due individui- tipo) possono andare tranquillamente a braccetto?
Il Politico ci dimostra che si, in effetti c'è questa possibilità, che anzi, è praticamente una realtà. 

Lo stile narrativo dell'autore colpisce per la semplicità e l'agilità nel descrivere gli eventi, senza lasciarsi condizionare in positivo o in negativo dal protagonista, senza quindi mostrare la sua linea di pensiero personale, lasciando l'arduo compito a noi lettori.
Un racconto minimale eppure chiarissimo, con linee quasi ironiche e sarcastiche, forse dettate più dall'istinto dell'etica civile, insito dentro ogni individuo pensante, o animale civile, piuttosto che voluto davvero dall'autore stesso.

Consiglio vivamente questo romanzo, se non altro, per conoscere meglio la psicologia di  quello che definirei più un essere, che un uomo: essere nel senso stretto del termine, un individuo che esiste. Punto.

Pierluigi Straneo, in arte Pee Gee Daniel è nato a Torino e vive ad Alessandria, con moglie e figlio. Laureato in Filosofia e Storia delle Idee. 

                              Mi permetto in questa sede di pubblicare una foto dell'autore del romanzo

Altri suoi lavori:

Gigi il bastardo (&le sue 5 morti), ed. Montag di Tolentino (MC).
La commedia teatrale Guerra lampo!.
Racconto La parabola dei talenti, inserito nell'antologia Droga o no;
Racconto DPP;
Racconto Il posto fisso;
Racconto Lòman dei miracoli;
Monologo teatrale Il superbo Anzelmius, presente nell'antologia Per voce sola 10;
Racconto Il superbo Anzelmius, presente nell'antologia La scatola del dottor Wallaby e altri racconti;
Racconto Arancia bucolica; 
Racconto Fuga dai baracconi;
Microdramma Elezioni a pompetta;
Romanzo Phenomenorama.



Un ringraziamento all'autore per averci dato la possibilità di recensire il suo libro.

venerdì 22 novembre 2013

"Io che amo solo te" di Luca Bianchini

Si dice che, per alcune letture, vi sia una stagione più adatta rispetto a un’altra. Personalmente, non ho mai badato più di tanto alla stagione per scegliere quale libro leggere, ma per il libro di cui vi parlerò oggi farò un’eccezione.

Il libro in questione è “Io che amo solo te” dello scrittore torinese Luca Bianchini, noto anche come conduttore radiofonico di Radio2.

copertina del libro.
Filo conduttore dell’intera vicenda è naturalmente l’Amore: raccontato in tre giornate (venerdì, sabato e domenica), lo svolgersi degli eventi coinvolgerà e (perdonate il gioco di parole) sconvolgerà le vite dei protagonisti. Un importante evento rompe la monotonia della vita di tutti i giorni a Polignano a Mare, una deliziosa località di mare, nonché meta turistica, in provincia di Bari. L’evento in questione non è altro che il matrimonio che unirà Damiano e Chiara, rispettivamente figli di Don Mimì, un uomo ricco e molto rispettato in paese, arricchitosi con l’esportazione delle patate (da qui il suo soprannome “Il re delle patate”) , e di Ninella, la sarta del paese, rimasta vedova parecchio tempo prima, con due figlie da crescere.

L’imminente evento porterà inevitabilmente Mimì e Ninella ad incontrarsi e scontrarsi diverse volte: quel che i figli non sanno, è che, più di trent’anni prima i due erano stati a loro volta fidanzati, ma un brutto scherzo del destino aveva presto causato la rottura. Tuttavia, seppur dopo parecchi anni, l’amore che li aveva uniti, e in seguito dolorosamente separati,non tarderà a riaffiorare.

l'autore, Luca Bianchini.
“Io che amo solo te” è stato uno dei libri più consigliati in assoluto quest’estate, e dopo averlo letto posso benissimo capire perché. Avete presente la sensazione di assoluto relax che solitamente si prova, nonostante l’estate sia (finalmente) finita, durante una giornata al mare? Ecco, lasciandosi catturare dalle pagine di questo libro proverete esattamente la stessa sensazione.

Oltre a padroneggiare un’estrema delicatezza nel descrivere la vicenda, Luca Bianchini descrive dei personaggi talmente VERI, tant’è che ti aspetti possano uscire dalle pagine da un momento all’altro: vedi il personaggio di Matilde, moglie di Don Mimì, soprannominata “La First Lady” per la sua mania di controllo su ogni, singolo dettaglio del matrimonio; oppure Nancy, la seconda figlia di Ninella, una diciassettenne ossessionata dall’idea di perdere mezzo chilo … e la verginità; oppure ancora il personaggio di Orlando (che personalmente ho adorato), fratello di Damiano, oltre ad essere uno dei personaggi più teneri che abbia mai incontrato in qualunque libro, il quale dovrà lottare contro le opinioni dominanti in paese riguardo la sua vita privata e far sì che la famiglia accetti senza problemi la sua omosessualità. Potrei passare ore e ore a descrivervi con minuziosità tutti i personaggi che animano questo libro, ma preferirei lasciarveli conoscere di persona, e far sì che possano diventare anche vostri amici.
Uno splendido paesaggio di Polignano a Mare.

Infine, ma non per importanza, ho apprezzato il modo in cui l’autore ha descritto, senza ridondanze, il paesaggio in cui si svolge l’intera vicenda: una Polignano a Mare “attaccata” dal maestrale (il quale causerà non poche preoccupazioni alla sposa), incorniciata da un magnifico paesaggio marino, casette in pietra e vicoli tortuosi, ove spesso e volentieri si rifugeranno i protagonisti, proprio per sfuggire ai curiosi che, volente o nolente, sono il marchio di fabbrica di tutti i paesi del mondo:-) Inoltre la storia è talmente ben raccontata, così reale da farmi desiderare (e, da fedele lettrice quale sono, non succede quasi mai) una trasposizione cinematografica di questo libro, e mi auguro la realizzino veramente!


In conclusione, non mi resta che consigliarvi questo libro al 100%. Il mio consiglio è di non fare come me e di aspettare la bella stagione per leggerlo, ma naturalmente nulla vi vieta di cominciare la lettura anche adesso, poiché ovunque vi troviate avrete sempre la sensazione di ritrovarvi lì, accanto a Mimì, Ninella e alla loro bellissima storia d’Amore. 
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