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lunedì 7 dicembre 2015

Voglia di Cinema: Incompresa (2014)

 Per la serie: film che attendono di essere visti da mesi e mesi. Adesso che mi sono (parzialmente) ripresa dal malessere da rientro in Italia, ho rimesso la testa a posto e mi sono data da fare per sfoltire la mia lista di libri, film e serie tv da leggere/vedere. E tra i film, per l'appunto, compariva questo.
"Incompresa", uscito nelle sale a giugno 2014, è il più recente lavoro da regista di Asia Argento, che vede per protagonista la piccola Aria (Giulia Salerno), "imprigionata" in un contesto familiare palesemente mal assortito:  una madre italo-francese pianista (Charlotte Gainsbourg, la quale, con la sua magistrale interpretazione di Jane Eyre nella pellicola di Franco Zeffirelli, mi ha devastato il cuore e l'anima numerose volte) che tenta di imporre la sua verve artistica e il suo esagerato amor proprio alla famiglia intera; un padre, attore famoso (Gabriel Garko), nevrotico, scorbutico e assurdamente superstizioso; e infine due sorelle maggiori (Anna Lou Castoldi e Carolina Poccioni) con cui i rapporti sono, tra alti e bassi, piuttosto distaccati. Convinta che nessuno le voglia bene e quasi trasparente agli occhi dei genitori, sempre più presi da se stessi, ad Aria non restano che l'affetto dell'amica del cuore, Angelica, e di un grosso gatto nero - per cui il padre non farà vere e proprie faville - di nome Dac.
Apro una piccola parentesi a proposito del cast, in particolare riguardo ad uno dei personaggi più amati e più odiati dal pubblico italiano, ovvero Gabriel Garko. Vedendolo all'opera in questo film, ci si può effettivamente render conto di come sia un attore un pizzico sottovalutato. Colpa delle fiction in cui lo infilano puntualmente, colpa del solito ruolo da bello, pericoloso e incazzato ma dal cuore d'oro che recita solitamente? Sarà, ma nel ruolo del padre di Aria (in cui, a parer mio, tende anche a prendere lievemente in giro se stesso, o meglio l'aura che circonda il suo personaggio, attraverso i luoghi comuni che volente o nolente coinvolgono le celebrità) riesce a ben immedesimarsi in un uomo paranoico, ossessivo e ossessionato col malocchio da rasentare il ridicolo più e più volte - a causa anche, pur senza volerlo, della figlia, la quale lascia rompere specchi ed entrare piccioni in casa.
Interessante anche la presenza, nella pellicola, di Max Gazzé, con un ruolo piccolo, ma significativo (che lo spettatore dovrà tenere a mente per tutta la durata del film), e di Anna Lou Castoldi, figlia della Argento, al suo primo ruolo sul grande schermo.

Per il resto, la trama è ben strutturata e lo svolgersi delle scene parecchio godibile. Che Asia Argento abbia voluto appositamente lasciare un'impronta biografica nel film è più che evidente - dalla scelta del nome Aria/Asia - nonché figlia d'arte - per la protagonista, al nome dell'amica Angelica (lo stesso nome della migliore amica della Argento, come ho potuto scoprire seguendola su Instagram), ma in particolare grazie all'atmosfera punk-rock presente nel film dall'inizio alla fine (che, da brava amante del punk '77, non ho potuto non notare), simbolo del disfacimento di una famiglia e della stessa Aria, la quale, ritrovandosi spesso a vagare in giro per Roma, rifiutata da entrambi i genitori, non potrà non sentirsi quello che effettivamente è: incompresa.



Vi lascio al trailer del film:

Dorotea.

lunedì 30 novembre 2015

Voglia di CINEMA: Shame (2011) - Oltre i limiti dell'amore

Buongiorno e buon inizio settimana!
Come vi anticipai già la settimana scorsa, mi accingo a parlarvi di un film che mi ha colpita parecchio: si tratta di Shame, film drammatico del 2011 diretto da Steve McQueen (noto per pellicole come Hunger, 12 anni schiavo) con protagonista uno straordinario - e ripeto, straordinario - Michael Fassbender.
La trama ruota attorno alla vita ordinaria di Brandon, uomo distaccato e metodico (da come si può facilmente intuire dall'ordine quasi maniacale con cui sono riposti libri e dischi nel soggiorno, o per la sua estrema puntualità) che nasconde un problema più grande di sé: la sua irrefrenabile, incontrollabile dipendenza dal sesso. Dipendenza che lo porta a chiudersi in bagno più volte al giorno durante le ore lavorative, a cercare su Internet filmati e immagini di sesso estremo (tanto da riempire il pc dell'ufficio di virus), fino al sedurre donne sconosciute in metropolitana. 
La fragile maschera di apparente freddezza e distacco dalla realtà che Brandon è solito indossare fa presto a cadere, poiché la vergogna (da qui il titolo del film, Shame) per la sua dipendenza, che prende sempre più l'aspetto di una vera e propria malattia, prende il sopravvento, e rischia di farlo precipitare in un baratro da cui è difficile risalire. A "scoperchiare" questo fragile vaso di Pandora arriva Sissy (interpretata da Carey Mulligan), sorella minore di Brandon, nonché il suo totale opposto. Distratta, capricciosa e disordinata, irromperà a casa del fratello sconvolgendo l'ordine della sua vita, e distruggendo alcune delle metaforiche mura in cui Brandon si era rinchiuso da tempo.





Ciò che più colpisce di questo film è quanto le battute, le spiegazioni e tutto ciò che riguarda il linguaggio verbale sia estremamente futile e superfluo. Feeling are intense, words are trivial, cantano i Depeche Mode nella bellissima Enjoy the silence. Qui è la medesima situazione: benché le prime parole di Brandon arrivino dieci minuti dopo l'inizio del film, lo spettatore riesce facilmente ad entrare nell'oscurità del suo animo, e a muoversi entro esso, deducendo quel che Brandon capirà dopo una difficile lezione: senza affetti, e soprattutto senza famiglia, è difficile guarire da una malattia così spietata e senza scampo come quella in cui la sua dipendenza sfocerà.
Vi lascio il trailer del film:

Grazie di cuore a quella meravigliosa invenzione chiamata Netflix per avermi fatto scoprire questo film e per avermelo consigliato. Adesso io lo consiglio a voi. 

Dorotea.

giovedì 1 ottobre 2015

Voglia di Cinema: Inside Out (2015)

Quando vedi di sfuggita il trailer di un film e pensi immediatamente: DEVO vederlo. Ecco come ho reagito sentendo parlare dell'ultimo film d'animazione firmato Pixar, Inside Out, con Pete Docter (Monsters & Co.,Up) alla regia. 
Di cosa parla questo film? Parla di emozioni, nel senso letterale della parola. Gioia, Rabbia, Tristezza, Disgusto e Paura: cinque emozioni per cinque personaggi che popolano e governano la mente di ogni essere umano. Ogni loro intervento segna un evento, più o meno importante e quindi meritevole d'esser ricordato negli anni, che delineerà la personalità del diretto interessato, o in questo caso l'interessata, Riley, undicenne del Minnesota dedita alla famiglia, agli amici ed al suo sport preferito, l'hockey sul ghiaccio. 


Tuttavia un importante cambiamento nella vita di Riley, ovvero il trasloco a San Francisco (o meglio, San Fran-schifo, come la soprannomina Rabbia), presto gioca un brutto scherzo anche alla emozioni: essendo, per ovvie ragioni, sempre in conflitto fra loro, Gioia e Tristezza si ritroveranno, a causa di un incidente, fuori dal Quartier Generale, e quindi fuori dal controllo della mente di Riley, la quale sentirà presto la mancanza di queste due fondamentali emozioni. 

Metafora lampante della crisi pre-adolescenziale, oltre a fornire un quadro tanto originale quanto veritiero di come funziona la mente umana, Inside Out nasconde una profonda morale: chiunque, anche la più sottovalutata delle persone, può essere in grado di risolvere una situazione. Inside Out è pertanto un inno alla fiducia: fiducia negli altri, senz'altro, ma soprattutto fiducia in se stessi che, per quanto spesso si presentino delle situazioni sfavorevoli, si può sempre ovviare al problema, confidando nelle proprie capacità.

Vi segnalo inoltre il cortometraggio d'animazione, sempre Pixar, che potete vedere al cinema prima di Inside Out: si tratta di Lava, corto musicale con le voci di Giovanni Caccamo e Malika Ayane. Niente da dire se non: come la lava...vi scioglierà.

Dorotea.

martedì 28 aprile 2015

Voglia di Cinema: Child 44 – Il bambino numero 44: anche il Paradiso ha un lato oscuro

Recensione a cura di Alessandra Vaccarella e Cristiano Ciccotti

Il film, nelle sale italiane a partire dal 30 aprile, è l’adattamento cinematografico dell’omonimo bestseller di Tom Rob Smith. Si tratta di un avvincente thriller, diretto da Daniel Espinosa e  ambientato nella Russia sovietica del 1953. Ispirato ad una storia vera.

Leo Demidov (Tom Hardy), orfano diventato eroe di guerra, è un superbo prodotto del sistema Sovietico. Demidov ha fatto carriera nell’MGB, il servizio di sicurezza nazionale dello Stato, fino a diventare uno degli investigatori di punta delle attività dei dissidenti. Quando Leo e il suo sadico collega, Vasili (Joel Kinnaman), riescono a catturare la presunta spia Anatoly Tarasovich Brodsky (Jason Clarke), il “traditore” fa il nome della moglie di Leo, la bella insegnante Raisa (Noomi Rapace), come parte del gruppo di cospiratori.

Costretto ad indagare sul presunto tradimento di Raisa, Leo si occupa anche del caso di un ragazzino trovato senza vita sui binari del treno. Nonostante tutti gli indizi facciano sospettare che si tratti di un omicidio, Leo descrive questa morte come un incidente al padre del piccolo, l’agente dell’MGB Alexei Andreyev (Fares Fares), perché, secondo i dettami del regime stalinista, “Non ci sono crimini in Paradiso”.




Quando Leo si rifiuta di denunciare sua moglie, un comandante dell’MGB, il Maggiore Kuzmin (Vincent Cassel), confina la coppia nella tetra città industriale di Volsk. Costretti in un’angusta stamberga ed emarginati da tutti, Leo e Raisa scoprono che decine di altri ragazzini sono stati vittime di orribili incidenti vicino ai binari della ferrovia in circostanze pressoché identiche a quelle del figlio di Alexei. I due uniscono le forze con il capo della Polizia del luogo, il Generale Nesterov (Gary Oldman), e riescono a fare furtivamente ritorno a Mosca per raccogliere indizi sul caso, prima di risalire all’identità del killer.


                                                                                     Alcune scene del film

Nel tentativo disperato di tenere sotto controllo il suo ex collega, Vasili, sempre più psicotico, cerca di fermare Leo e Raisa prima che catturino il killer di bambini, che non ha collocazione nella società comunista concepita da Stalin, in cui non dovrebbero essere commessi crimini. Nonostante le vittime e i danni occorsi, lo Stato Sovietico rimarrà comunque immune alle verità scomode di Leo.

Le interpretazioni (non solo dei protagonisti) sono il fiore all’occhiello di questa eccellente pellicola. Ogni personaggio è scritto e interpretato in maniera ineccepibile; ognuno di essi mostra le sue luci e le sue ombre. E ogni personaggio rispecchia il tema del film: quanto sei disposto a perdere per la verità?

Ottima la prova di Tom Hardy (Inception, The Dark Knight Rises, Locke), in grado di interpretare un personaggio difficile e così lontano dai cliché. Hardy riesce a mostrare con rara efficacia le svariate sfaccettature di Leo Demidov e i suoi drammi interiori: freddo, inflessibile, cinico e duro con se stesso, ma anche capace di una sensibilità davvero profonda. Convincenti anche le prove di Noomi Rapace (Uomini Che Odiano Le Donne), anch’essa autrice di un’interpretazione davvero notevole, e Gary Oldman.

                                             Gary Oldman nel ruolo del Generale Nesterov

Sontuosa la messa in scena, così come la fotografia: fredda e cupa proprio come i fatti narrati. Inoltre, non dimenticando che, seppure si tratti di un film in costume, stiamo parlando di un thriller, e dei migliori: la suspance raggiunta dalle indagini portate avanti sottobanco da Leo, Raisa e Nesterov è da manuale, perché il regime è sempre lì che ascolta, controlla e condanna. E non può permettere che si sappia che, anche in paradiso, gli omicidi esistono.




 Altre scene tratte dal film Child 44- Il bambino numero 44


Ispirandoci all’analisi dei regimi totalitaristi fatta dalla nota filosofa e storica Hannah Arendt, (Le origini del totalitarismo, 1951), diamo uno sguardo a quello che comporta un tipo di governo come il regime totalitario.
                                             "Le origini del totalitarismo", prima edizione 1951.

Sostanzialmente, ciò che la Arendt afferma, è che la base dello stato totalitario è sempre l'organizzazione delle masse amorfe e isolate. Per masse si vuole intendere individui senza patria, senza stato, indesiderati, economicamente superflui e socialmente gravosi. In Russia è stato lo stesso Stalin a creare le masse, eliminando la distinzione in classi e nazionalità, attraverso la liquidazione delle classi possidenti e la centralizzazione della burocrazia.

Hannah Arendt, storica, filosofa e scrittrice (1906-1975). Autrice anche de "Le origini del totalitarismo", "Sulla rivoluzione" e  il discusso "La banalità del male".


L’iter di un regime totalitario è sempre lo stesso: le masse, esauste e annullate nella loro individualità, sono disposte ad essere guidate attraverso una propaganda aggressiva verso un mondo fittizio, creato e determinato da una ideologia che dà una spiegazione a tutto, dalle leggi della natura alle leggi della storia, il cui intento è quello di organizzare le masse per prepararle alla guerra. All’interno di questo mondo amorfizzato e isolato, le masse non avendo più un metro di distinzione e dunque nemmeno un metro di paragone con gli altri governi, vivono una realtà fittizia, che annulla la loro identità individuale. Non sentendosi più rappresentati dallo Stato nel mondo reale, essi vivono una bugia, abituandosi al loro “non- status sociale”.

La propaganda viene attuata per mezzo di minacce velate e indirette contro tutti gli avversari, creando un regime di paura condizionata; fondamentali all’interno della propaganda di regime sono le profezie, o predizioni del futuro. Il leader, Hitler nel caso del nazismo, Stalin nella dittatura comunista, professa un’onnipotenza con la quale intende spiegare i fatti come eventi che accadono in virtù di una serie di connessioni ideologiche legate al solo fatto di essere al potere.

La finzione creata dalla propaganda diventa la realtà del regime totalitario mettendo in luce il fine ultimo del totalitarismo: la conquista del mondo per realizzare le sue menzogne e avverare le sue profezie. Così, il contenuto della propaganda - il mondo fittizio - diventa un elemento della vita quotidiana: la realtà.

Il partito nazista mostra nella sua denominazione questo tipo di atteggiamento: il "partito nazional-socialista tedesco dei lavoratori" inserisce nel suo nome una sintesi di ideologie contrapposte, di nazionalismo e socialismo, che erano ritenuti incompatibili e riesce ad inserirle in un contesto del tutto “compatibile”. Questa pretesa di rappresentare l'intera società è parallela all'impeto internazionalista del movimento totalitario che non intende rimanere nei confini del paese in cui governa. Infatti, nel mondo esterno la storia ci mostra come siano stati fondati movimenti simili subordinati al movimento originale (come l'internazionale comunista, strumentalizzato da Stalin per farsi seguire da tutti i partiti comunisti d'Europa).

Altro fondamento del totalitarismo è l’assoluta dedizione e fedeltà incondizionata delle masse ai capi di governo, traducendo in realtà la fitta rete di menzogne, per creare una società in cui i membri agiscono e reagiscono secondo le regole del suo mondo fittizio. Per creare questo mondo fittizio, tutti gli strati della società devono essere rappresentati nel movimento. Questo succede con la fondazione di sub-organizzazioni di simpatizzanti per i vari strati come operai, professori, studenti, etc. E’ così pertanto, che il movimento crea una copia del vero mondo.

Il nucleo del movimento totalitario è il capo: infallibile, insostituibile e personificazione di tutti gli elementi del movimento. Egli tiene i suoi subalterni in una dipendenza personale e si identifica con essi in quanto suoi diretti esecutori. Il capo deve impersonare tutti gli strati del movimento. Lui si prende tutta la responsabilità per i crimini commessi dall'élite, il più radicale dei radicali. Cosi l'intera organizzazione s'identifica con il capo e dipende da lui. 

                                                               Iosif Stalin (1922-1953)

Non conta la veridicità delle sue parole, ma l'infallibilità delle sue azioni, che è alla base della struttura. E questo è alla base del concetto espresso nel film Child 44, “Non ci sono omicidi in Paradiso”. Questa affermazione indica una palese negazione di un sistema che vede crollare la tela di menzogne del quale si è circondato, dal quale è anzi stato creato. Uno Stato perfetto, onnipotente, dove non c’è il bisogno di commettere crimini. 
Tranne per il fatto che è solo un mondo fittizio, gestito da funzionari di governo che non possono ribellarsi, che vivono nell’ipocrisia che forgia per l’appunto la realtà del regime, fingendo che tutto vada bene e che “il sistema funzioni”. A coronare questa immagine irreale, vi è la polizia segreta, fuori dalla gerarchia ufficiale, ma che rappresenta il potere reale nel sistema totalitario, il potere esecutivo.  

Il compito originario della polizia segreta, scoprire gli autori di delitti, non è più attuabile, considerando l’infallibilità del governo totalitario e pertanto, grazie all'indottrinazione e l'organizzazione delle masse in organizzazioni di simpatizzanti, viene creato un sistema di spionaggio onnipresente sulle masse, anziché preoccuparsi degli individui “realmente” pericolosi.

Ecco dunque che il regime totalitario domina l’uomo, che non è più un uomo in quanto individuo, ma massa, proprietà dello stato, con una fasulla libertà, circondato dall’occhio vigile del governo. E nel frattempo, laddove sono commessi i crimini più efferati, si suole nasconderli e ignorarli come polvere sotto il tappeto, per non compromettere la validità delle profezie e delle ideologie con cui nutrire il popolo, saziato da idee fasulle.

lunedì 23 febbraio 2015

Voglia di LIBRI: "Canti del Mid-America" di Sherwood Anderson (Corrimano Edizioni)

Sono una cosetta, una minuscola cosetta nelle vaste praterie. Non so nulla. La mia bocca è sporca. Non posso esprimere quello che voglio. I miei piedi sprofondano nella terra paludosa, ma io sono un amante. Amo la vita. Alla fine l'amore mi salverà. (Da "Chicago", p. 13)

Copertina del libro.
 "Amo la vita. Alla fine l'amore mi salverà". Già da queste due breve frasi (che, non a caso, sono state sottolineate) potrete capire quanto un libro come "Canti del Mid-America" meriti d'esser letto. 

"Canti del Mid-America" (titolo originale: Mid-American Chants), è una raccolta poetica dell'autore statunitense Sherwood Anderson (1876 - 1941) pubblicata originariamente nel 1918, inedita in Italia fino al 2014 quando, ad opera di una tanto nuova quanto intraprendente casa editrice palermitana, la Corrimano Edizioni, è stato tradotto e pubblicato in lingua italiana. 

La poetica di Anderson (la cui impronta letteraria ispirò altri celebri autori americani, come Francis Scott Fitzgerald e J.D. Salinger) è caratterizzata da un continuo gioco di contrapposizioni. Rappresentando l'uomo arido d'amore così come aridi sono i campi dell'entroterra statunitense durante la stagione fredda, allo stesso modo Anderson vede nell'uomo la possibilità di una rinascita, di un ritorno alla primavera, attraverso IL sentimento, tanto tormentato quanto indispensabile come l'aria, l'amore. 

Amore che balza, mormora, strepita, piange,                                                             Amore che fa una sosta nel tempo, e mi crea. (Da "Salvo", p. 30) 

L'autore, Sherwood Anderson.
Già nella sua introduzione all'opera, Anderson fornisce al lettore una spiegazione a proposito della scelta di accostare l'immagine dell'uomo in cerca (e non) d'amore, principale risorsa nutritiva dell'anima, a quella del campo, che necessita d'acqua esattamente quanto l'uomo di amore; secondo l'autore, in un'era (fine '800 - inizi '900) dominata dalla "terribile macchina", l'industrialismo, è ancora improbabile che l'uomo possa essere raccontato attraverso il canto, che invece permette alle parole di fluttuare liberamente tra le pagine, dando vita ad autentiche emozioni, senza condizionamenti esterni. Di conseguenza, quella che l'autore si propone - e che propone a sua volta al lettore - è una sfida contro la propria società, dimostrando come, in un'epoca dominata dalle macchine, dalle industrie e dalle città brulicanti di lavoratori strappati ai campi (non a caso la contrapposizione campo/uomo), sia ancora possibile lasciarsi andare alla brezza leggera della poesia. Ragion per cui, anche nei momenti di più profonda tristezza, così come tristi e dispersive possono essere le città dominate dalle industrie, l'uomo di Sherwood vede la propria primavera:

Sono stato a lungo da solo in un posto strano dove non vennero dei. Strisciate, uomini, e baciate la faccia deforme del mio dio di fango. Sono un dio deforme io stesso. È primavera e l'amore è giunto a me - L'amore è giunto a me e presso i miei uomini. (Da "Canto di primavera americana", p. 41)                                                                                  
Ringrazio la Corrimano Edizioni per averci dato la possibilità di leggere i loro testi (di cui potrete leggere le recensioni prossimamente), e un ulteriore e particolare grazie va a Verdiana del Club del Libro a Palermo (qui il link al loro blog), che ancora una volta ha riposto fiducia in noi. Grazie :-)

Spero abbiate apprezzato questa recensione, i miei post sul blog riprenderanno a luglio (dato che fino ad allora sarò all'estero), ma nel frattempo ovviamente saremo ancora attivi, sia qui sia sui vari social.
Alla prossima!

Dorotea.

Link utili:
Sito Corrimano Edizioni http://www.corrimanoedizioni.it/
Catalogo titoli Corrimano Edizioni http://www.corrimanoedizioni.it/catalogo
Blog Club del Libro a Palermo https://clubdelibroapalermo.wordpress.com/

mercoledì 11 febbraio 2015

Perché leggere? #ioleggoperché

È partita lunedì 9 febbraio la nuova iniziativa atta ad invogliare ulteriormente la popolazione italiana alla lettura. Tale iniziativa si presenta sotto forma dell'hashtag #ioleggoperché ed è stata proposta dall'A.I.E. (Associazione Editori Italiani), al fine appunto di incoraggiare gli italiani, sempre più restii ad avvicinarsi alla letteratura, ad invece cercare un contatto, anche minimo, col magico mondo dei libri ove, parafrasando una frase di Umberto Eco, si vivono centinaia di vite.
L'iniziativa #ioleggoperché, che ha già ottenuto centinaia di consensi da parte degli utenti dei vari social network, nasce come fase "preparatoria" al 23 aprile, Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore, giorno in cui, grazie ad alcuni "messaggeri della lettura", verrà distribuita una collana di libri, ritenuti adatti anche ai lettori alle prime armi, a cui hanno collaborato alcune delle penne più celebri del mondo della letteratura (solo per farvi alcuni nomi: Alessandro Baricco, Khaled Hosseini, Daniel Pennac) durante una serie di eventi ed iniziative atte, ancora una volta, a stimolare il grande pubblico alla lettura che, man mano, si svolgeranno nelle principali città italiane (io purtroppo sarò all'estero, ma fossi in voi mi precipiterei). 

Immagine dal web.
Lasciando perdere i disastrosi numeri che le statistiche riportano a proposito del numero di lettori, più o meno "forti", in Italia, cerchiamo piuttosto di rispondere alla complessa domanda lanciata dall'hashtag: perché leggere? 
Naturalmente senza togliere nulla ad altri altrettanto nobili passatempi, risulta banale dover sottolineare che, più d'ogni altra cosa, la lettura apre le menti e gli orizzonti. Il fatto che nelle librerie è possibile trovare una vastità di tematiche e generi letterari può essere però al contempo un pregio e un difetto: se da una parte un lettore curioso può spaziare dal romanzo storico alla fantascienza, un lettore alle prime armi può invece sentirsi disorientato ed incappare nel primo libro che capita, col risultato che, a causa di una casuale lettura sbagliata, possa scoraggiarsi subito e ritenere la lettura noiosa. Questo è uno dei più grandi errori che, dal mio personalissimo punto di vista, accade soprattutto a scuola, dove solitamente si ha il primo approccio - a meno che non si abbia l'immensa fortuna di vivere in una famiglia di lettori abituali - coi libri. Ragion per cui molti bambini ed adolescenti, costretti a perdersi tra le pagine di romanzi scadenti, o semplicemente non adatti ad un pubblico di una certa età, perdono alcun interesse nella lettura, interesse che spesso non riacquisiscono in età adulta, complice anche un ambiente dove la letteratura è scarsamente presa in considerazione, oppure uno stile di vita che concede poco tempo allo svago. 

Tuttavia, scrivendo in un blog che tratta principalmente di libri, sono leggermente di parte quando vi dico: buttatevi, lasciatevi trasportare dalle pagine di un buon libro. Leggete anche i libri brutti (o meglio, quelli che la stragrande maggioranza delle persone ritiene brutti) in modo da poter capire cosa gradite e cosa no, concentrandovi dapprima su ciò che potrebbe davvero piacervi (se, ad esempio, amate il calcio, magari potreste apprezzare "Il centravanti è stato assassinato verso sera" di Manuél Vasquez Montalbán o "Tre atti e due tempi" di Giorgio Faletti), per poi magari addentrarvi pian piano verso altri generi che magari prima non avreste nemmeno preso in considerazione. Stesso suggerimento per i lettori più allenati: non cadete mai nell'errore madornale di quello che ho sempre definito "snobismo letterario", caratterizzato da lettori che pronunciano frasi come "leggo solo x e y", "non leggo autori italiani/americani/indiani/marziani", "quello che è stato pubblicato dal 1985 in poi non mi interessa" eccetera. Se Kant era il filosofo del limite per eccellenza, noi possiamo anche guardare oltre.
Concludendo, perché leggiamo?
Molto semplicemente: leggiamo perché vogliamo crescere, mentalmente e spiritualmente.
Non mi resta che augurare a tutti voi, lettori novelli e senior, una buona lettura e, se vi va, commentate rispondendo come meglio credete all'hashtag #ioleggoperché qui, sulla nostra pagina Facebook, sul nostro Twitter...dove volete!

Dorotea.

Link utili:

lunedì 26 gennaio 2015

Voglia di LIBRI: Bianco come la vaniglia, Contro Versa e Il Pogrom della Continassa (Sabbiarossa Edizioni)

Salve a tutti! 
In questo post odierno non vi propongo una recensione, bensì tre! Avrei dovuto parlarvi di questi testi mesi e mesi fa, ma a causa dei numerosi impegni universitari, la laurea e scocciature varie, come vi abbiamo avvisato più volte, molte recensioni sono state messe in lista d'attesa. 
Oggi ho finalmente il piacere di parlarvi di tre dei sei libri che ci ha inviato la casa editrice calabrese Sabbiarossa Edizioni, le cui diverse collane raccontano, basandosi su storie vere, problemi e aspetti importanti della nostra società.
I tre "granelli" di cui parlerò oggi sono: "Bianco come la vaniglia", "Contro Versa" e "Il Pogrom della Continassa".


Bianco come la vaniglia di Paola Bottero (2011, collana STORIE)

Se fosse un colore sarebbe bianco.
Se fosse un odore sarebbe vaniglia pura. Vellutata e carnosa.
Bianca, morbida e decisa come lui.

Tra i "granelli" di Sabbiarossa che ho avuto modo di conoscere più da vicino, ho senza dubbio conservato meglio nel cuore proprio quest'ultimo. "Bianco come la vaniglia" non è solo la storia di Francesco Maria Inzitari, un ragazzo ucciso dalla mano spietata della n'drangheta; è la storia di Ciccio, un adolescente come tanti, con le sue passioni, le sue amicizie e i suoi momenti di naturale ribellione. Attraverso la memoria indelebile della sorella Nicoletta, oggi presidentessa della fondazione "Francesco Maria Inzitari", la giornalista Paola Bottero ricostruisce la vita di Francesco, la cui costante allegria e la voglia di mettersi in gioco erano uno stimolo per chiunque gli stesse accanto, focalizzandosi principalmente sugli ultimi due anni di vita del ragazzo, partendo da una sera di luglio 2007, in cui riceve la prima coltellata, fino al tragico epilogo, il 5 dicembre 2009, quando Francesco, appena maggiorenne, viene assassinato.
Nonostante l'orrore e l'ingiustizia che pervadono ogni pagina, in cui, man mano che ci sia avvicina alla fine, si respira sempre più un'aria sinistra, ciò che l'autrice tiene in primis a sottolineare non è una delle più profonde piaghe sociali che deformano da sempre il nostro paese, ma la storia personale di un normalissimo ragazzo, amante del cibo, del pallone e delle uscite con gli amici. Ed è ciò di cui, sfortunatamente, ci si dimentica il più delle volte quando si parla di queste tragedie, dove spesso si omette che, dietro ad una morte, per quanto ingiusta e disonesta che sia, ci sono persone vere.
Uno dei passaggi più profondi di questa storia è sicuramente il momento in cui, fotogramma dopo fotogramma, viene descritto il filmino della festa per i diciotto anni di Francesco, età tanto attesa che, volente o nolente, segnerà un importante, doloroso punto di rottura. 


Contro Versa di A. Ammirati, M. Andreani, L. Cardone, D. Celentano, L. De Vitis, A. Pigliaru, I. Pintadu, D. Righini, F. Timeto, G. Vingelli (2013, collana GENEALOGIE)

Un'azione di riconoscenza "sostantivo di genere femminile".

Un libro che nasce come una vera e propria sfida. In questa controversa - il gioco di parole non è casuale - sfida letteraria, dieci voci femminili danno vita ad un coro del tutto singolare, dove il ruolo della donna viene scardinato e rivisitato nei settori più disparati.
Se vi ha ricordato un libro che molti di voi avranno già letto, avete indovinato: come non pensare a "Una stanza tutta per sé" di Virginia Woolf? Tuttavia, le autrici di "Contro Versa" non rivedono il ruolo della donna soltanto nel mondo della letteratura. Nelle tre sezioni in cui tale testo è suddiviso, ci si sofferma su alcune figure femminili che hanno sacrificato, oltre alle parole, la loro stessa vita, come Lea Garofalo, nota alla cronaca come una delle (purtroppo) numerose vittime della n'drangheta (e qui ci si ricollega al testo che vi ho recensito sopra), nonché sull'idea della donna come essere dotato di una mente viva, attiva e curiosa. Attraverso alcune "colonne portanti" del femminismo, come Simone De Bauvouir, la già citata Woolf e Luce Irigaray, le autrici di quest'opera incoraggiano le donne a fare la cosa più importante: pensare.
Infine, l'ultima sezione si concentra particolarmente sul rapporto che la donna pensante ha col mondo dell'arte e della letteratura, attraverso le protagoniste dei romanzi della scrittrice sarda Fausta Cialente (1898-1994). 
Per quanto possa sembrare il contrario, "Contro Versa" non è solo un libro per donne scritto da altre donne, ma un'opera collettiva, una lettura sì impegnativa, ma adatta a chiunque abbia voglia di scoprire il lato meno chiacchierato dell'universo femminile.
Scheda del libro: https://controversasred.wordpress.com/


Il Pogrom della Continassa di C. Osella e M. Francese (2012, collana TRACCE)

Siamo tutti uomini, non è che siamo animali.

In questo libro-inchiesta, viene sollevato un altro argomento particolarmente delicato anche in Italia: la presenza dei Rom. "Il Pogrom della Continassa", nella fattispecie, racconta le storie dei Rom residenti nel torinese, che nel 2011 sono stati presi di mira dopo un fatto di cronaca, rivelatosi poi falso, che accusava due rom di violenza sessuale nei confronti di una sedicenne. In seguito un incendio doloso nel campo rom della Continassa ha raso al suolo decine di abitazioni. Il problema di base, in Italia come altrove, che riguarda tutti, è il pregiudizio: essendo una cultura diametralmente opposta alla nostra, quella dei Rom appare come una scelta di vita sbagliata a priori, rendendoli, di conseguenza, facili capri espiatori. 
Quel che colpisce il lettore, qui come nelle letture precedenti, è la delicatezza in cui un tema tanto difficile viene trattato, facendo anche qui prevalere, invece del dramma sociale di chi, per scelte di vita e/o cultura d'origine, vive diversamente da noi, la parte umana di questa storia. Particolarmente significativa anche la lettera che la Osella, presidentessa dell'A.I.Z.O. (Associazione Italiana Zingari Oggi) ha scritto alla sedicenne, in cui sottolinea ulteriormente il fatto che una differenza di cultura rende diversi, ma non meno umani degli altri.

Colgo ancora l'occasione per ringraziare la casa editrice per averci dato l'opportunità di leggere e recensire alcuni dei testi da loro editi. Le recensioni degli altri tre libri verranno pubblicate al più presto possibile :-)

Spero abbiate apprezzato questa tripla recensione e, se vi va, alla prossima!

Dorotea.
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